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Il calabrese Carlo Alberto Minasi crea una startup che mappa gli alimenti in scadenza


di Federica GeriaCalabrese doc, nato e cresciuto a Palmi, studia nella Silicon Valley e torna in Italia per attuare la sua rivoluzionaria idea.

Carlo Alberto Minasi è un giovane innovatore e startupper, un 25enne che ha girato il mondo, tra New York, Londra, San Francisco, California e Milano.

Tra le sue grandi conquiste, l’assunzione a Deloitte, famosa azienda per la quale Carlo ha ideato un’infrastruttura tecnologica destinata alla grande distribuzione, che permette di mappare la scadenza degli alimenti negli scaffali, cercando così di evitare inutili sprechi.

Incuriosita dall’invenzione di questo giovane calabrese, decido di scoprirne di più e incontro Carlo, per una chiacchierata ed intervista sul mondo dell’innovazione, sul business, e sulla nascita delle startup nella nostra terra.

Quando e come è nata l’idea di creare qualcosa di unico e rivoluzionario come la tua startup?

“È nata da una mia esigenza personale. Lavorando tra Roma e Milano ogni volta che tornavo a casa da un viaggio di lavoro mi trovavo a buttare un sacco di roba scaduta all’interno del mio frigorifero. Ho pensato che il cambiamento non dovesse partire da me ma da tutti gli attori della filiera agroalimentare e quindi produttori, GDO e consumatore. Ho proposto questa idea in una competizione d’innovazione interna all’azienda dove lavoro (Deloitte) che alla fine ha deciso di scommettere su di me.”

Parlaci del tuo percorso di studi che ha preceduto la creazione della startup.

“Mi sono trasferito a 15 anni da Palmi per frequentare un liceo militare a Venezia, il Morosini. Dopo mi sono iscritto alla Bocconi dove mi sono laureato in Economia e Finanza e conclusa la laurea triennale ho conseguito un master in international business presso un università americana la Hult international business school, vivendo in tre città durante il master, Londra, New York e San Francisco. Recentemente sono tornato in Silicon Valley per frequentare un executive master in tecnologie esponenziali presso la singularity university.”

 Una startup che mappa gli alimenti in scadenza dunque, spiega meglio ai lettori di CityNow in cosa consiste?

“Sfortunatamente a causa di accordi con i partner con cui sto sviluppando la soluzione non posso rilevare troppi dettagli. Posso solamente dire che qualora dovesse andare a regime il nostro progetto, nei prossimi anni ci troveremo davanti ad un supermercato dove il digitale ma allo stesso tempo l’offline, quindi toccare con mano quello che andiamo a comprare, saranno la stessa cosa.”

Quali sono gli obiettivi alla base del tuo progetto?

“Andare a cambiare il business model della GDO trasformandole in vere e proprie aziende digitali e ridurre gli sprechi. Non è possibile che oggi nel 2016 anno in cui l’innovazione impera, dove ci sono dispositivi di AI in grado di riconoscere tumori meglio di un oncologo, ci sia una parte del mondo, circa 900 milioni di persone che soffrano la fame, e si butti 1/3 del cibo prodotto!”

Nato e cresciuto a Palmi, quanto le tue origini calabresi hanno influenzato il tuo percorso lavorativo e creativo?

“Mi hanno influenzato molto! La nostra terra è magnifica ma difficile allo stesso tempo. Questo ti porta sin da giovanissimo ad avere un approccio alla vita diverso a quello dei tuoi coetanei. Nel mio caso ha funzionato a spronarmi ancora di più provando ad ottenere sempre il massimo dalle cose.”

Negli ultimi anni nascono sempre più startup anche in Calabria. Pensi che la nostra terra possa migliorare dal punto di vista innovativo/aziendale?

“Penso che la sola nascita di startup non basti a porre le basi per creare nel lungo periodo un ambiente di crescita per le imprese nella nostra regione. Sono fermamente convinto che è quasi impossibile replicare un’altra Silicon Valley in giro per il mondo, in particolare in Calabria. Inoltre è finito il tempo in cui l’innovazione si faceva esclusivamente in un garage di San Francisco o in una stanza di studenti ad Harvard. Oggi l’innovazione ha bisogno sia di creatività disruptive, ma allo stesso tempo di una metodologia rigorosa il tutto logicamente supportato da investimenti da parte della regione, come banda larga, tutoraggio alle imprese, eccetera. In poche parole c’è bisogno di un operazione di sistema che guidi il cambiamento”.

E cosa necessiterebbe, secondo te, una piccola città come Reggio Calabria per un maggiore sviluppo innovativo?

“Esattamente la stessa cosa ma in questo caso viste le piccole dimensioni una operazione del genere risulterebbe più facile. Sicuramente puntare nei settori dove siamo già forti, investendo ad esempio sempre di più sulle nostre eccellenze come il bergamotto e allo stesso tempo investire in iniziative innovative dove a livello nazionale non si è ancora definita una vera e propria leadership. Pensiamo ad esempio al Museo della Magna Grecia come il primo museo del sud Italia che mette a disposizione la realtà virtuale per vivere un tour dal vivo della Calabria del VI secolo a.c”.

Orgogliosi della Calabria che innova, auguriamo a Carlo una buona fortuna per la sua startup, un progetto fortemente innovativo, che sicuramente ci stupirà e porterà una piccola ma grande rivoluzione.

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