Dalla Calabria al Vaticano: donato al Papa un quadro calabrese
17 Novembre 2016 - 15:52 | di Pasquale Romano

L’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Nistico’, ha donato a Papa Francesco un quadro del pittore calabrese Aldo Turchiaro. L’opera, di grandi dimensioni (1.90 x 1.90 metri), rappresenta l’abate Gioacchino da Fiore, nato a Celico, in provincia di Cosenza, la stessa cittadina in cui e’ nato anche il pittore.
Il dono. “E’ stata una giornata di sole – ha detto Nistico’ dopo l’incontro – in cui il quadro di Gioacchino risplendeva in tutti i suoi particolari: un uomo dal volto luminoso con gli occhi volti all’infinito che vedono il futuro, una folta barba , un corpo slanciato con possenti anche e mani forti, la mano destra che stringe un lungo bastone giallo e la mano sinistra che tiene una bisaccia pesante, la bisaccia in cui sono racchiuse le speranze come dice Turchiaro. Alla sinistra, a fianco di Gioacchino da Fiore un enorme uccello con un occhio giallo, metallico. Intorno all’abate piccoli uccelli colorati e ai suoi piedi un piccolo lupo. E’ un vero capolavoro – ha detto ancora Nistico’ – in cui non c’e’ gerarchia fra le figure, fra uomo e animali. Tutti hanno pari dignita’ e questo riflette anche la concezione di Papa Francesco”. Nistico, rivolgendosi al papa mentre gli stringeva le mani, ha detto: “Santita’, innanzi tutto la mia devozione, poi le ho portato il dono del pittore Turchiaro, grande artista della Calabria, la mia regione di cui sono stato presidente e cioe’ il quadro di San Gioacchino da Fiore”.
La devozione. A questo punto – racconta ancora Nistico’ – papa Francesco mi interrompe e dice alta voce: “Ma Gioacchino non e’ ancora Santo!”. Ecco perche’ ho continuato io – prosegue Nistico ‘ – merita di essere santo perche’ nella sua profezia dell’era dello Spirito Santo aveva previsto in maniera chiara che in questa era le porte della Chiesa si sarebbero spalancate ai poveri. E’ questa, ho detto io con convinzione, l’era di Papa Francesco! Lui dopo aver ammirato Gioacchino da Fiore mi guardava con un volto raggiante e sorridente. Il secondo dono – dice Nistico’ – e’ una busta in cui gli ho detto ci sono alcuni miei scritti fra cui i miei ricordi quando da governatore della Calaria ho avuto l’onore di visitare alla Casa Rosada il Presidente Menem e poi i grandi geni di origine calabrese, il maestro Cadicamo, il numero 1 del Tango, nel mondo e lo scrittore Ernesto Sabato. Infine un piccolo regalo del mio piccolo Salvatore, l’ultimo suo CD. Ci siamo lasciati – spiega Nistico’ – con un sorriso e da parte mia con una intensa commozione. E’ stato un incontro breve ma denso di contenuti e per me certamente indelebile”.
fonte: zoom24.it
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