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Relazione Annuale del Garante e componenti Ufficio del Garante


Entrambe le carceri reggine, “Arghillà” e “Panzera”, seppur in maniera contenuta rispetto al recente passato, soffrono un progressivo sovraffollamento penitenziario (ad Arghillà, al 30.9.2016, a fronte di una capienza regolamentare di 302 detenuti, erano presenti 307 detenuti, di cui 81 stranieri); permane la carenza di personale di polizia penitenziaria e dell’area pedagogica soprattutto per il carcere di “Arghillà”.
In questo carcere si segnala in particolare:

1) l’assenza di un campo da calcio, di una cappella e di uno spazio teatro (questioni tutte reiteratamente segnalate da Questo Ufficio, ai Dirigenti apicali dell’Amministrazione Penitenziaria);
2) il progressivo incremento di detenuti stranieri, in gran parte scafisti di fede islamica, ovvero detenuti di etnia sinti, tossicodipendenti e detenuti sottoposti a terapia psichiatrica, ragion per cui una simile frammistione detentiva desta preoccupazione in termini di sicurezza, non senza sottacere il concreto rischio di fenomeni di radicalizzazione del terrorismo.
In positivo, vale la pena di evidenziare che l’istituto è munito di una piccola falegnameria nella quale sono impiegati alcuni detenuti specializzati nella realizzazione di manufatti in legno.
Considerata la disponibilità in tal senso espressa dalla Direzione dell’istituto penitenziario, i detenuti potrebbero realizzare beni strumentali da destinare alla fruizione dell’intera comunità esterna (ad esempio giostrine per le aree verdi cittadine o, magari, pedane per l’abbattimento delle barriere architettoniche della nostra Città, laddove le stesse dovessero risultare compatibili con le esigenze dei commercianti o degli uffici pubblici che al momento ne sono privi).
Merita, infine, speciale menzione il lavoro preziosissimo che viene svolto quotidianamente dai volontari che animano l’istituto penitenziario di Arghillà come quello di “S.Pietro” insieme ai cappellani delle due carceri che svolgono una funzione umana e socializzante insostituibile, così come vanno segnalate alcune pregevoli iniziative organizzate dalla comunità esterna, come la messa in scena di alcuni spettacoli musicali o teatrali, adattando all’uopo spazi occasionali di socialità.
Il carcere di S. Pietro, invece, oggi intitolato all’Appuntato dell’allora Corpo degli Agenti di Custodia, “Giuseppe Panzera”, presenta una situazione migliore del nuovo carcere di Arghillà.
In effetti, a fronte di una capienza regolamentare di 186 detenuti, al 30 settembre 2016, ne erano presenti 222 di cui 12 stranieri e 28 donne (va ricordato, per vero, che Reggio Calabria è, insieme a Castrovillari, l’altro istituto penitenziario calabrese in cui è presente un’apposita sezione femminile).

Di recente, sono state realizzate molte modifiche strutturali che hanno consentito l’adeguamento ai dettami normativi, tanto della sezione alta sicurezza, quanto della media sicurezza che della sezione femminile.
Si menziona, inoltre, l’ampliamento della sala avvocati, della sala magistrati e la creazione di una terza sala destinata ai colloqui dei detenuti con i propri familiari.

Sono peraltro state ristrutturate le aule scolastiche, la biblioteca e la cucina detenuti e sono da sempre presenti una cappella, uno spazio teatro ed un campo da calcio in corso di ulteriore rinnovamento.
Devono, altresì, essere segnalate pregevoli iniziative portate avanti dalla direzione dell’istituto penitenziario e dall’area pedagogica in collaborazione con la comunità esterna; tuttavia, la natura di “carcere giudiziario” dell’istituto e la stessa popolazione detenuta, in gran parte in attesa di giudizio definitivo e per di più rientrante nel contesto criminale associativo di stampo mafioso, non consente la strutturazione di attività trattamentali individualizzate a lungo termine ed il conseguente innesco di positivi processi rieducativi e risocializzanti: resta, pertanto, drammaticamente, inesplorato il tema cruciale della funzione rieducativa della pena in contesto di criminalità organizzata.
In negativo, si segnala che nonostante nel maggio del 2007 sia stata inaugurata, alla presenza dell’allora Ministro della Giustizia Clemente Mastella, la “Bottega di Michelangelo” (un imponente spazio di laboratorio per la lavorazione dei marmi, fornito di macchinari all’avanguardia costati svariati milioni di euro), la stessa non è mai entrata in funzione! Al momento è adibita a deposito.

Il Presidente del Consiglio Comunale ed una delegazione di consiglieri comunali e amministratori locali, che hanno avuto la sensibilità di visitare sia il carcere “G.Panzera” che il carcere di “Arghillà”, conoscono la situazione, ragion per cui appare quanto mai opportuno coinvolgere tutto il Civico Consesso cittadino affinché possa farsi parte attiva nel tentativo di recuperare questo importante laboratorio situato all’interno del carcere “G.Panzera”, al fine di stimolarne l’apertura e, magari, contribuire a farne un’eccellenza, tanto sotto il profilo lavorativo-trattamentale dei detenuti, quanto come segno tangibile e credibile di legalità e di presenza dello Stato, proprio, laddove la legalità e la presenza dello Stato non possono e non devono smettere di profondere la propria azione, in ossequio al dettato costituzionale della funzione rieducativa della pena.

Peraltro, non va sottaciuto che la Legge Smuraglia assegna importanti sgravi contributivi e crediti di imposta alle cooperative o alle imprese che assumono o svolgono attività formative nei confronti dei detenuti, ragion per cui simili iniziative sono molto convenienti e quindi attrattive per quanti operano nel settore di rifermento ed intendano delocalizzare o diversificare la propria produzione.
Infine, appare quanto mai opportuno segnalare che quando funzionano percorsi trattamentali rieducativi durevoli la recidiva di reato scende ben al di sotto del 20%, mentre quando tali percorsi non funzionano o sono interrotti o addirittura mancano la recidiva di reato supera la soglia dell’80%.

2. L’attività del Garante intra moenia.
Oltre 100 richieste di colloquio personale con il Garante, pervenute da entrambi gli istituti penitenziari reggini, Arghillà e “Panzera”, compresa la sezione femminile, hanno comportato per lo scrivente il perfezionamento di altrettanti colloqui intra carcerari, tutti formalmente verbalizzati alla presenza del personale di Polizia Penitenziaria, così come previsto dalle diverse circolari sul punto emanate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, a partire dal 2014.
Le problematiche sollevate all’attenzione del Garante sono state tempestivamente segnalate agli organi competenti.
Particolare ed autonoma attenzione nello svolgimento delle funzioni intra moenia è stata dedicata alla condizione detentiva e trattamentale delle donne detenute e madri: in più occasioni l’intervento del Garante ha consentito di fornire un orientamento giuridico-penitenziario al fine di favorire il mantenimento dei rapporti con il proprio nucleo familiare e, in particolare, con i figli in tenera età.
E’ il caso di segnalare che molti detenuti definitivi lamentano ritardi rispetto alle decisioni cui la Magistratura di Sorveglianza è chiamata a pronunciarsi, specie, in materia di liberazione anticipata, ma va evidenziata la ingente mole di fascicoli di cui deve occuparsi il Tribunale di Sorveglianza reggino, competente per tutta la provincia di Reggio Calabria, resa ancora più gravosa dalla carenza di personale di cancelleria.
Vanno, infine, menzionati i colloqui del Garante ( s eguito di richieste pervenute formalmente tramite missiva o comunicazione sulla mail istituzionale) con i familiari dei detenuti o con ex detenuti: in questo caso i colloqui – aventi ad oggetto per lo più segnalazioni relative alle condizioni di salute del detenuto ovvero richieste di informazioni circa opportunità di reinserimento lavorativo per gli ex detenuti – si sono svolti presso la sede dell’Ufficio del Garante, Settore Welfare del Comune di Reggio Calabria, riscontrabili nei rispettivi processi verbali di colloquio, oltre che segnalati agli organi competenti e conservati in copia agli atti dell’Ufficio.

3. L’attività del Garante extra moenia
L’obiettivo primario perseguito da questo Garante si è incentrato sul tentativo di accorciare le distanze fra il carcere e la società.
Per far questo si è puntato sulla proposta e realizzazione di una modalità di intervento sistemica, capace di mediare compiutamente fra gli spazi e le condizioni di privazione e di isolamento del detenuto e la comunità esterna, le istituzioni locali, il mercato del lavoro, la società più vasta, in altre parole, il mondo ufficiale.
In tale ottica, si è promossa e realizzata, in questa prima fase, una complessiva copertura normativa, sussunta nell’alveo della giurisdizione penale, dalla fase processuale fino all’esecuzione penale, contesto adulti e minori, mediante la stipula e sottoscrizione di tre convenzioni/protocolli d’intesa fra il Comune di Reggio Calabria e le competenti Amministrazioni della Giustizia.

3.1 I Protocolli Interistituzionali
Su iniziativa del Garante e previo parere scritto del Sindaco, giusta la previsione di cui all’art. 7 del Regolamento istitutivo della figura del Garante comunale dei diritti delle persone provate della libertà personale, come modificato con la delibera consiliare n. 55 del 22 ottobre 2015, sono stati promossi e sottoscritti, in particolare, tre Protocolli Interistituzionali:
1) in data 13 aprile 2016, è stata sottoscritta la Convenzione tra il Comune di Reggio Calabria ed il Tribunale di Reggio Calabria “Per lo svolgimento del Lavoro di Pubblica Utilità”;
2) in data 7 giugno 2016, è stato sottoscritto il Protocollo d’Intesa tra il Comune di Reggio Calabria, la Casa Circondariale di Reggio Calabria Arghillà, il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria e l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna “Per lo svolgimento di attività di Lavoro Volontario e Gratuito in favore della collettività”;
3) in data 21 dicembre 2016, è stata sottoscritta la Convenzione tra il Comune di Reggio Calabria, il Tribunale e la Procura della Repubblica per i Minorenni di Reggio Calabria ed il Centro per la Giustizia Minorile della Regione Calabria “Per lo svolgimento di Lavoro di Pubblica Utilità e di altre attività gratuite in favore della collettività finalizzate al reinserimento sociale dei minori e giovani adulti sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria, in esecuzione penale detentiva o in misura alternativa alla detenzione”.
A questi tre primari protocolli interistituzionali, deve aggiungersi l’Accordo Operativo denominato “Le Regole del gioco”, sottoscritto in data 2 febbraio 2016, tra il Sindaco di Reggio Calabria, il Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, il Dipartimento della Giustizia Minorile-Centro Prima Accoglienza Comunità Ministeriale di Reggio Calabria ed il Centro Sportivo Italiano della Provincia di Reggio Calabria: in particolare, quattro minori hanno preso parte al torneo annuale di calcio tra associazioni e gruppi parrocchiali giocando nella squadra della parrocchia di Santa Maria del Lume di Pellaro/Associazione Diego Suraci.

3.2 Criticità e best practice
Per quanto concerne la prima Convenzione sottoscritta tra il Comune ed il Tribunale di Reggio Calabria per i “lavori gratuiti di pubblica utilità” per gli imputati adulti in “messa alla prova”.
Presso il Tribunale di Reggio Calabria ci sono poche richieste, mentre in altre regioni italiane, su tutte la Toscana, le richieste e l’adozione del regime di messa alla prova per gli adulti raggiunge l’ordine delle migliaia di casi.
Questo gap va assolutamente recuperato, ragion per cui si è già deciso in seno all’Osservatorio della Giustizia Penale del Tribunale di Reggio Calabria, di cui questo Garante è componente, di indire un incontro pubblico al fine di informare, divulgare e sensibilizzare magistrati ed avvocati affinché adottino la Convenzione comunale.

Estremamente positivi, invece, i risultati fin qui apprezzati con la stipula del Protocollo del 7 giugno 2016, fra il Comune di Reggio Calabria, il Carcere di Arghillà, il Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria e l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna della Provincia di Reggio Calabria.
Per vero, i primi tre detenuti del carcere di Arghillà, ammessi al regime del lavoro all’esterno, ai sensi del modificato art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario, svolgono già dal mese di settembre 2016, lavoro volontario e gratuito in favore della collettività, occupandosi di manutenzione del verde pubblico e, in particolare, delle aree verdi cittadine in prossimità dei plessi scolastici.
Le attività fino al mese di dicembre 2016 sono state svolte per tre giorni alla settimane durante le ore pomeridiane con orario di lavoro dalle 14:00 alle 18:00.
A partire dal mese di gennaio 2017 e fino al 31 agosto 2017, invece, giusta l’approvazione del nuovo programma di lavoro da parte della Magistratura di Sorveglianza, i detenuti lavoreranno tutti i giorni (dal lunedì al venerdì) con possibilità di ampliare i siti di intervento, tant’è che, su input del Sindaco, è stato elaborato un programma dettagliato di interventi manutentivi delle aree verdi cittadine, che copre tutto il territorio della Città di Reggio Calabria, con particolare attenzione alle periferie, senza tralasciare il centro cittadino.

A riprova della straordinaria importanza rieducativa e risocializzante di una simile iniziativa, ci si pregia di evidenziare che i primi tre detenuti del carcere di “Arghillà” hanno ricevuto un encomio formale, assegnatogli dalla Direttrice dell’Istituto Penitenziario, dott.ssa Maria Carmela Longo, per avere svolto il lavoro volontario e gratuito in favore della collettività, con impegno, dedizione e nel massimo rispetto delle prescrizioni di legge.

Per tali primi pregevoli risultati, sia consentito esprimere un doveroso quanto sentito ringraziamento, innanzitutto, al Signor Sindaco, avv. Giuseppe Falcomatà, che fin da subito ha creduto in questo percorso rieducativo ed inclusivo; al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria ed, in specie, alla Direttrice del carcere di “Arghillà”, dr.ssa Maria Carmela Longo ed al personale dell’Area Pedagogica dello stesso istituto penitenziario; alla Magistratura di Sorveglianza ed all’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Reggio Calabria.
Menzione a parte meritano l’AVR S.p.A., che quotidianamente, con un proprio mezzo, trasporta i detenuti da e per il carcere di Arghillà, fornendo ai detenuti tutti i dispositivi di sicurezza necessari all’espletamento delle attività manutentive; le Dirigenti del Comune di Reggio Calabria, Settore Welfare, dott.ssa Maria Luisa Spanò e Ambiente, dott.ssa Loredana Pace, che stanno perfezionando egregiamente tutti gli adempimenti necessari al più conforme espletamento delle attività in questione.
L’AVR S.p.A., peraltro, ha già dato ampie disponibilità di trasporto e di dotazioni di sicurezza anche per gli altri detenuti e giovani adulti che man mano si affiancheranno a coloro che già stanno svolgendo “lavoro in favore della collettività”.
Per vero, il numero dei detenuti occupati in attività di lavoro volontario e gratuito in favore della collettività è destinato a crescere congruamente, considerato che già altri due detenuti del carcere di Arghillà dovrebbero essere ammessi a breve a questo regime e che a questi ultimi si uniranno i ragazzi giovani adulti, in carico ai Servizi della Giustizia Minorile di Reggio Calabria, in base alla terza Convenzione sottoscritta dal Comune di Reggio Calabria con i vertici del Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, il 21 dicembre 2016.

3.3. L’attività formativa del Garante: il primo Master Universitario in Mediazione Penale e Culturale
E’ con la formazione e non con la cultura che si combattono i gravi fenomeni criminali.
Partendo da questa profonda convinzione si è ritenuto indispensabile incardinare un primo percorso formativo al fine di qualificare figure professionali altamente specializzate.
In quest’ottica, a partire dal mese di luglio 2016, si è avviato il Master Universitario di primo livello, organizzato dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Reggio Calabria, in collaborazione con l’Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, il Centro di Ricerca MEDAlics ed il Cisme.
Il Master, della durata di un anno – si concluderà nel luglio 2017 -, si è posto quale obiettivo primario la formazione di figure di alto profilo professionale nel settore della mediazione penale e culturale, con particolare riguardo al tema della “giustizia riparativa”, che potranno operare nel sistema dell’esecuzione penale e, più in genere, nell’ambito delle istituzioni ed organizzazioni pubbliche e del terzo settore che si occupano di facilitare la costruzione e realizzazione di progetti e programmi per il recupero ed il reinserimento socio-lavorativo delle persone provenienti dai circuiti penali (imputati, detenuti ed ex detenuti – adulti, donne, minori e stranieri) ovvero per la prevenzione speciale dei soggetti a rischio di abbacinamento criminale.
In altre parole, si mira ad organizzare bene il bene, perché il male è organizzato bene.
Fra le attività concrete, oltre allo stage conclusivo di circa tre mesi, che i discenti del Master svolgeranno presso diversi Enti Pubblici in Convenzione con l’Università per Stranieri, fra i quali si segnala anche il Comune di Reggio Calabria, si punterà molto sul ruolo e sulla tutela delle vittime dei reati, nell’alveo delle dinamiche più proprie di “giustizia ripartiva”, che prevedono, su base volontaria, l’incontro fra vittima e reo.
Si tratta, in ultima analisi, di dar vita ad un innovativo modello di governance generativa, che pone al centro l’aiuto alla persona e si prende cura della comunità.

4. L’attività nazionale del Garante
Gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale convocati ed inaugurati il 19 maggio 2015, presso la Casa di Reclusione di Milano-Bollate, dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando, sono la cornice dentro la quale si è svolta l’attività nazionale di questo Garante.
Gli Stati Generali dell’esecuzione penale hanno impegnato per oltre sei mesi (da giugno a dicembre 2015) 200 esperti in 18 differenti Tavoli Tematici su tutti i temi dell’esecuzione penale.
A seguito della nomina da parte del Capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia, questo Garante ha partecipato ai lavori degli Stati Generali, in particolare, quale componente del gruppo di lavoro del Tavolo n. 16 che si è occupato di formulare proposte di riforma in tema di “ostacoli normativi all’individualizzazione del trattamento rieducativo” e che ha proposto un meccanismo premiale per coloro che si sono adoperati in concrete condotte riparative in favore delle vittime del reato, dei loro familiari o della comunità civile, generando significativi risultati in termini di ricomposizione dei conflitti, di mediazione sociale e di positivi cambiamenti di vita.
Ed è proprio in quest’ottica che si sono siglati i protocolli interistituzionali suddetti, fondati proprio sulle dinamiche di giustizia riparativa, già ampiamente diffuse a livello europeo.
Al fine di studiare e relazionare sui sistemi esecutivi penali europei più avanzati, in rappresentanza del Tavolo 16, il Garante di Reggio Calabria è stato designato a far parte della delegazione ministeriale inviata in Catalogna e Spagna, dal 12 al 16 ottobre 2015, redigendo poi un apposito report, pubblicato online sul sito del Ministero della Giustizia e sull’apposito link dedicato al Garante sul sito del Comune di Reggio Calabria, al quale si rinvia anche per consultare tutti gli allegati dell’attività del Garante fin qui svolta.
Inoltre, in data 21 settembre, insieme al Signor Sindaco ed alla delegata comunale ai beni confiscati, questo Garante ha partecipato, in Roma, presso la sede del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ad una riunione operativa con il Vice Ministro, sen. Andrea Olivero, al fine di realizzare un’importante iniziativa sui beni agricoli confiscati in agricoltura nel Comune di Reggio Calabria; in tal senso, siamo in attesa di una definizione nel merito da parte del Ministro, on.le Maurizio Martina.
Infine, si menziona, in data 6 novembre 2016, la partecipazione del Garante di Reggio Calabria alla messa tenuta in San Pietro da Papa Francesco in occasione del “Giubileo dei carcerati”, alla quale ha preso parte anche una delegazione di detenute e detenuti dei due istituti penitenziari reggini: un momento di riflessione e condivisone davvero emozionante, che alla presenza di Papa Francesco e delle più alte cariche dello Stato, ha registrato la partecipazione commossa e composta di centinaia di detenuti provenienti da tutta Italia.
Nella stessa giornata il Garante ha preso parte anche alla “Marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà” promossa in ricordo di Marco Pannella ed alla quale hanno formalmente aderito sia il Comune di Reggio Calabria che la Città Metropolitana.

5. L’attività prospettica del Garante
L’obiettivo primario dell’attività prospettica del Garante ruoterà intorno alla realizzazione, per la prima volta a Reggio Calabria, di un Centro di Mediazione Penale e Culturale, quale innovativo servizio comunale, con finalità di formazione alla legalità, riparazione, mediazione, tutela delle vittime del reato e reinserimento nella società.
A tal fine, di concerto con il Sindaco e con gli uffici preposti, si sta lavorando affinché il Centro di Mediazione Penale e Culturale possa essere realizzato all’interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata.
Va da sé che la realizzazione di un simile progetto implica il più ampio coinvolgimento del capitale sociale territoriale e, soprattutto, dei giovani talenti della nostra terra, che potranno avere l’opportunità di contribuire alla costruzione di un nuovo modello di servizio pubblico, sperimentando start up innovative ed efficaci.
Certo non sfugge che la realtà è superiore all’idea; che la Città di Reggio Calabria soffre la presenza subdola e penetrante di una criminalità mafiosa che ammorba tutti i gangli della nostra vita sociale, frustrandone aspettative e speranze.
Per tali ragioni, ancor più, la reclusione non può identificarsi con un temporaneo quanto infruttuoso momento di esclusione dalla società, che finisce per consolidare la pericolosità sociale del detenuto, spingendolo ulteriormente verso contesti criminali di tipo associativo, perché la reclusione è, e non può non essere, parte di un processo di reinserimento nella società.
Insomma, il carcere è una parte della società, non una società a parte.
Per converso, dal sociale al penale, il penitenziario è drammaticamente divenuto ambito di discarica sociale (si veda “Arghillà”), contenitore anonimo di “vite di scarto”, come le apostrofava Bauman.
A ben guardare, dunque, appare quanto mai apprezzabile la scelta strategica di questa Amministrazione Comunale che ha inteso rilanciare una nuova stagione dei diritti e dei doveri, senza tralasciare il momento della detenzione.
Unico virtuoso esempio in tutta la Regione Calabria, Reggio ha, non solo, istituito la figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, ma, con la delibera consiliare n. 56 del 22 ottobre 2015, ne ha anche rafforzato l’attività funzionale costituendo un apposito Ufficio del Garante (i cui componenti – ai quali va il mio più sincero in bocca al lupo – saranno presentati dal Sig. Sindaco nel suto intervento).
Evidentemente, in un realtà come la nostra, sottrarre anche una sola persona, un solo giovane, un solo minore dai tentacoli della criminalità organizzata significa davvero generare un avvenimento concreto di cambiamento sociale.
La rotta è dunque tracciata.
E la sfida che abbiamo davanti non può avere obiettivo più ambizioso, perché in ballo non c’è solo il recupero ed il reinserimento sociale di chi ha delinquito, in ballo c’è la cultura di un popolo, la compiutezza delle istituzioni democratiche, lo sviluppo e l’autentica ragion d’essere della pienezza dell’esistenza umana.

IL GARANTE
Avv. Agostino Siviglia

COMPONENTI UFFICIO DEL GARANTE
(breve sintesi curricolare)

Dott.ssa Maria Antonia Belgio, Mediatore Professionista, Presidente Provinciale della LIDU Onlus (Lega Italiana dei Diritti Umani), ha svolto diverse attività di volontariato presso gli istituti penitenziari, in particolare, presso l’Istituto “Luiga Daga” di Laurena di Borrello.

Avv. Teresa Ciccone, Consigliera del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria, socia della LIDU Onlus (Lega Italiana dei Diritti Umani), con la quale svolge attività di volontariato in carcere;

Dott.ssa Roberta Travia, Dottore di ricerca in diritto civile e cultore della materia in Diritto di Famiglia, Filosofia del Diritto e Bioetica presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi “Mediterranea” di Reggio Calabria; specializzata, fra l’altro, nel settore dei Diritti Umani e della Mediazione Familiare;

Avv. Alfredo Foti, specializzato in Diritto Penale, autore di numerose pubblicazioni e note a sentenza, docente nell’ambito di numerosi Master e Corsi di formazione; Italian Rappresentative of the “Italian Industry & Commerce in the United Arab Emirates”.

Avv. Fabio Lorenzini, Componente della Fondazione Logos p.a., è esperto in materia di diritti umani, nella ricerca di bandi e finanziamenti in materia di tutela dei diritti umani e dei carcerati, bandi regionali e comunitari, con particolare riguardo ai diritti degli immigrati, e nel coordinamento di attività di progettazione con la P.A.

P.S.: compreso il Garante, rispettata perfettamente la parità di genere.

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