Doppio Sogno – Changeling, Jolie e la sua battaglia per la verità
14 Gennaio 2018 - 19:55 | di Pasquale Romano

Dopo il doppio film bellico (Flags of our fathers e Lettere da Iwo jima), il veterano Clint Eastwood con Changeling, film del 2008, torna sulla falsariga melodrammatica dei precedenti Mystic river e Million dollar baby.
La storia, realmente accaduta, si svolge nell’America degli anni trenta: una donna, capo reparto di un centralino telefonico, tornando dal lavoro non trova più il figlio a casa e ne denuncia la scomparsa alla polizia. Inevitabile l’angoscia della madre che con il passare delle settimane non riceve alcuna novità sino a quando, qualche mese dopo, la polizia annuncia di aver trovato il bambino in un altro stato.
La felicità della donna, però, dura solo pochi attimi: all’arrivo alla stazione del figlio la mamma scopre con delusione che il bambino ritrovato non è il suo, e cerca di far capire alla polizia il grave errore commesso, ricevendo in cambio solo negligenza e ambiguità.
Ripiombata nello sconforto, inizia da qui un tremendo calvario per la protagonista, che si ritrova da sola, o quasi (ad aiutarla ci sarà solo un reverendo, avvezzo a lottare contro i numerosi soprusi dell’epoca ) a lottare contro i diversi strati del potere, pronti a tutto pur di difendere la loro precaria posizione, tutt’altro che integerrima.
Eastwood, come altre volte già in passato, affronta un tema difficile, scomodo e talvolta disturbante. La storia che sconvolse la Los Angeles degli anni trenta e che ne colpì tutti gli strati socio-politici arriva dritta al cuore, centrando nel segno.
La corruzione multiforme che pervadeva la “città degli angeli” nei primi anni del 900’ sino ad arrivare agli anni cinquanta è un qualcosa di già affrontato dal cinema americano, anche di recente (basti citare L.A. Confidential e Black Dahlia) ma in Changeling le chiavi sono differenti, più umane e popolari.
Il regista porta l’immoralità e il degradamento assoluto a un livello infimo, palese la sgradevole e sbalorditiva insensibilità, che non ha bisogno di arrivismo o interessi primari per emergere.
Changeling nella seconda parte ondeggia tra bagliori di thriller e accenni pseudo legali, l’impressione è che l’aggiunta di carne al fuoco rallenti il ritmo del film.
L’interpretazione della Jolie è messa a dura prova, sia come presenza sulla scena sia perché il personaggio vive costantemente sulle corde della tristezza, della solitudine, dell’utopia. Da evidenziare come si tratti di una mamma ”single”, lasciata dal padre del bambino, cosa del tutto normale oggi ma che all’epoca destò non poco scalpore con la polizia che accusò la donna censurandone la posizione coniugale.
Il risultato finale è di buon valore, ci troviamo di fronte ad un’interpretazione che unita all’autore e al tipo di film strizza l’occhio ai membri dell’Academy. Il tocco, ormai consolidato del regista è fatto di sfumature, di strutture che legano la speranza alla disillusione, di afflizione che cerca di non sfociare mai in “banale” tragedia.
La regia di Eastwood è lucida e distaccata (come richiesto da film di questo tipo) lecitamente malinconica nel manifestare tristi nefandezze e insopportabili giochi di potere, miseri protagonisti di un’epoca marcia e mai realmente dimenticata.
Eastwood fotografa nel migliore dei modi una Los Angeles annegata negli intrighi di potere, racchiudendo in un’umile e garbata cornice una realtà decadente ottenebrata dalla corruzione.
’Doppio Sogno’ è la rubrica cinematografica di Citynow. Le ultime novità in sala ma anche film recenti e del passato, attori e registi che hanno fatto la storia del cinema. Racconti, recensioni, storie e riflessioni sulla Settima Arte.
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