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‘L’amaro odore delle zagare’: il romanzo d’esordio di Angela Saraceno racconta una Calabria intima e infinita

Un amore ostacolato dai pregiudizi, le ferite della 'ndrangheta e il coraggio di rinascere. La scrittrice reggina si racconta a CityNow, tra il profumo delle proprie radici e la libertà di scegliere chi diventare

angela saraceno lamaro odore delle zagare

Ci sono luoghi dai quali ci allontaniamo senza riuscire davvero a partire. Restano addosso come un profumo, si insinuano nei ricordi, riaffiorano nelle scelte che compiamo e persino negli amori che non sappiamo dimenticare. A volte sono rifugi, altre volte ferite. Ma continuano a raccontare chi siamo, anche quando proviamo a diventare qualcun altro.

È in questo spazio sottile, dove la memoria incontra il desiderio di riscatto, che prende vita “L’amaro odore delle zagare”, romanzo d’esordio della scrittrice reggina Angela Saraceno. Una storia d’amore, certamente. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Perché tra le sue pagine si attraversano il peso delle origini, la violenza dei pregiudizi, le conseguenze silenziose della ‘ndrangheta e, soprattutto, quella battaglia intima che ogni essere umano, prima o poi, è chiamato a combattere: imparare a riconoscere il proprio valore, anche quando il mondo sembra averlo già deciso al suo posto.

Un romanzo che nasce da un legame viscerale con la Calabria e che, attraverso la vicenda dei suoi protagonisti, si interroga su una questione universale: quanto del nostro destino ci appartiene davvero e quanto, invece, ci viene consegnato dagli altri?

Alba, Nino e quell’amore che deve fare i conti con il passato

Alba è poco più di una bambina quando la sua innocenza viene spezzata. Assiste all’omicidio del padre, ucciso nel tentativo di soccorrere il fratello, coinvolto in affari con la ‘ndrangheta. Una tragedia che le sottrae molto più di una figura paterna: le porta via la leggerezza dell’infanzia e la possibilità di crescere senza dover rispondere delle colpe altrui.

Da quel momento, il suo cognome diventa una condanna. Un’etichetta cucita addosso da una comunità incapace di distinguere le responsabilità individuali dall’appartenenza familiare.

Eppure, nella sua vita, c’è Nino.

Si incontrano da bambini, in un giardino di bergamotti affacciato sul mare. Un luogo che sembra custodire ancora la possibilità dell’innocenza. Il sentimento cresce con loro, attraversa gli anni e si trasforma in un amore intenso, ma ostacolato dalla famiglia del ragazzo, che vede nel passato di Alba una minaccia al futuro del figlio.

Si può amare qualcuno senza riuscire a liberarlo dal giudizio degli altri? E quanto a lungo si può restare fedeli a un sentimento senza tradire sé stessi?

Sono domande che accompagnano il lettore mentre Alba prova a sottrarsi a un destino già scritto, lasciando la Calabria per costruirsi una nuova vita a Como.

Ma partire non significa necessariamente lasciarsi tutto alle spalle.

COPERTINA L'amaro odore delle zagare jpg

La Calabria di Angela Saraceno, una bellezza che convive con le sue contraddizioni

La Calabria non è una semplice ambientazione. È una presenza viva, quasi un personaggio ulteriore del romanzo.

C’è Reggio Calabria, con il suo mare e i suoi bergamotteti. Ci sono la Sila, la provincia di Cosenza, l’Arcomagno di San Nicola Arcella. Paesaggi che si aprono davanti al lettore e diventano, di volta in volta, memoria, consolazione, nostalgia.

Angela Saraceno li attraversa con lo sguardo di chi conosce profondamente la propria terra e non ha bisogno di idealizzarla per amarla.

L’autrice racconta di aver desiderato dare ampia visibilità alla Calabria, una terra che considera di una bellezza infinita, lasciando emergere un attaccamento che non cancella le ombre, ma sceglie di raccontarle insieme alla luce.

Del resto, questa contraddizione è già racchiusa nel titolo.

Le zagare, i fiori degli agrumi, richiamano il profumo dei bergamotti e l’identità del territorio reggino. Un’immagine di delicatezza, primavera, rinascita. Accanto, però, compare una parola che sembra incrinare quella dolcezza: amaro.

“Le zagare sono rappresentative del nostro territorio”, spiega Saraceno. L’amarezza richiama invece i temi affrontati nel libro, la malinconia delle esperienze vissute, il dolore che talvolta accompagna i legami.

Ma l’amaro non annulla il bello. Anzi, sembra renderlo ancora più necessario.

È il contrasto tra la straordinaria bellezza di una terra e le sofferenze che possono consumarsi al suo interno. Tra ciò che vorremmo conservare e ciò da cui sentiamo il bisogno di liberarci.

Una tensione che trova espressione anche nelle parole scelte dall’autrice:

“Ci sono luoghi che non smettiamo mai di abitare. Anche quando li lasciamo, continuano a vivere dentro di noi, nel profumo dolce e amaro di tutto ciò che ci ha resi quello che siamo”.

Le ferite invisibili, l’abbandono e il bisogno di essere amati

Se il contesto sociale conferisce profondità al romanzo, è nella dimensione psicologica che Angela Saraceno cerca di entrare più intimamente nel cuore dei suoi personaggi.

La perdita del padre non rappresenta soltanto il trauma originario di Alba. Diventa una frattura capace di condizionare il suo modo di percepirsi, di costruire relazioni, di vivere l’amore.

L’autrice riflette sul tema dell’abbandono, sul vuoto lasciato da una figura fondamentale durante la crescita e su come quella mancanza possa continuare a manifestarsi anche nell’età adulta.

L’attaccamento di Alba a Nino assume così un significato più complesso. Non è soltanto il desiderio di restare accanto all’uomo amato, ma anche la difficoltà di separarsi da qualcuno nel quale si cerca, inconsapevolmente, la sicurezza perduta.

Saraceno affronta il tema delle dipendenze affettive, di quella linea fragile che separa l’amore dal bisogno di essere amati, il desiderio di condividere una vita dalla paura di affrontarla da soli.

Una riflessione che l’autrice considera particolarmente attuale, in un tempo nel quale le relazioni, sempre più spesso trasferite sul piano virtuale, sembrano moltiplicare le possibilità di incontro senza necessariamente rendere più semplice la comprensione di sé e dell’altro.

Ma c’è un’altra ferita, ancora più difficile da riconoscere, che attraversa il percorso di Alba.

È quella che si manifesta nel rapporto con il proprio corpo.

Il romanzo affronta anche il tema dei disturbi del comportamento alimentare, raccontandoli come espressione di un disagio profondo, che non sempre trova parole per essere comunicato.

Nel caso della protagonista, spiega Saraceno, il rapporto distruttivo con il cibo assume i contorni di una punizione autoinflitta: il tentativo doloroso di scomparire lentamente.

Una sofferenza che non si esaurisce in ciò che gli altri riescono a vedere.

La ‘ndrangheta e le vittime che nessuno considera tali

C’è poi un altro elemento che conferisce alla storia una precisa identità sociale.

La ‘ndrangheta entra nel romanzo attraverso le conseguenze che produce sulle esistenze di chi non ha scelto di farne parte.

Alba non è responsabile delle vicende criminali che coinvolgono la sua famiglia. Eppure ne paga il prezzo, trascinandosi dietro un’eredità che condiziona affetti, opportunità e rapporti sociali.

È uno degli aspetti ai quali Angela Saraceno attribuisce particolare importanza: le vittime della criminalità organizzata non sono soltanto quelle direttamente colpite dalla violenza.

Esistono anche persone costrette a respirarne le conseguenze ogni giorno, a convivere con lo stigma, con la diffidenza, con la fatica di dimostrare continuamente di essere diverse da ciò che il proprio cognome sembra raccontare.

Attraverso una vicenda sentimentale, il romanzo affronta così il rapporto tra responsabilità individuale e giudizio collettivo, tra appartenenza e libertà.

Accanto a questo emerge anche il disagio occupazionale, la necessità di lasciare la propria terra per cercare altrove possibilità professionali e personali. Il confronto con realtà più grandi, le occasioni offerte dalle città lontane e il prezzo emotivo di una partenza.

È una Calabria che Saraceno racconta senza indulgenza, ma anche senza rinunciare alla speranza.

Dall’ingegneria alla letteratura: la scrittura come necessità dell’anima

Dietro questa storia c’è una donna che ha seguito, almeno professionalmente, una strada apparentemente distante dalla narrativa.

Angela Saraceno è nata e vive a Reggio Calabria. È ingegnere gestionale, per molti anni si è occupata della redazione e della gestione di progetti e oggi lavora come dipendente della Regione Calabria.

La scrittura, però, non è arrivata all’improvviso. Questa passione, racconta, l’ha accompagnata fin da giovanissima.

Nonostante un percorso di studi prettamente scientifico, la parola scritta ha continuato a rappresentare uno spazio personale, un luogo nel quale raccogliere pensieri, elaborare emozioni e cercare risposte. Un bisogno dell’anima, prima ancora che un’ambizione letteraria.

Anche nella sua precedente esperienza professionale aveva trovato un modo per dare espressione a questa inclinazione attraverso la redazione dei progetti. Ma con il cambiamento lavorativo è maturata l’esigenza di trovare una forma diversa, più libera e personale.

È nato così L’amaro odore delle zagare.

La stesura, racconta, è stata “un fiume in piena”. Le parole sono arrivate rapidamente, quasi che la storia avesse atteso a lungo il momento di essere raccontata.

Anche il percorso verso la pubblicazione è stato relativamente breve. Dopo l’invio del manoscritto, è arrivata la risposta positiva della casa editrice Albatros, che ha scelto di credere nel progetto e di accompagnare Angela Saraceno nel suo esordio letterario. Un passaggio che l’autrice ricorda con particolare gratitudine, rivolgendo un sentito ringraziamento ad Albatros per la fiducia accordata alla sua storia e per averle offerto l’opportunità di trasformare il manoscritto nel suo primo romanzo pubblicato.

Eppure, non sembra esserci in lei la fretta di trasformare questo esordio in una produzione letteraria scandita da scadenze.

“Spero di poter dedicare ancora tempo alla scrittura, ma senza trasformarla in un obbligo”.

Perché ciò che nasce come necessità interiore deve poter conservare la propria libertà. La scrittura, per lei, resta innanzitutto un atto creativo, uno spazio di autenticità nel quale non è necessario dimostrare nulla, se non la volontà di ascoltarsi.

Il coraggio di rinascere, quando amare sé stessi diventa la scelta più difficile

C’è un’immagine che accompagna la riflessione conclusiva di Angela Saraceno: quella della rinascita dalle proprie ceneri.

È l’augurio con cui ha scelto di aprire il libro ed è anche ciò che vorrebbe consegnare a chi arriverà all’ultima pagina.

La possibilità di guardare ai propri errori senza restarne prigionieri. Di riconoscere le cadute non come sentenze definitive, ma come esperienze dalle quali trarre consapevolezza.

Per l’autrice, il vero cambiamento avviene quando si riesce a interrompere un ciclo, quando la sofferenza non diventa più un destino da ripetere, ma qualcosa da comprendere e, finalmente, superare.

Rinascere non significa cancellare ciò che siamo stati. Significa smettere di lasciare che il passato decida tutto ciò che saremo.

È qui che la vicenda di Alba acquista un significato più ampio. La storia di una ragazza alla quale è stato insegnato troppo presto il peso della vergogna diventa il percorso di una donna chiamata a riconoscere il proprio diritto alla felicità.

Non necessariamente quella immaginata da bambina. Non quella che gli altri considerano appropriata. Ma una felicità che possa finalmente appartenerle.

E forse è proprio questa la domanda più importante che Angela Saraceno affida ai lettori: non quanto siamo disposti a sacrificare per amore, ma quanto coraggio occorra, certe volte, per scegliere di non sacrificare più sé stessi.

L’amaro odore delle zagare è il suo primo romanzo. E, tra le sue pagine, il profumo della Calabria diventa qualcosa di più di un ricordo: è il segno delle radici che ci accompagnano, delle ferite che chiedono di essere comprese e della possibilità, sempre aperta, di ricominciare.

Perché ci sono storie che raccontano un amore impossibile. E altre che, attraverso quell’amore, ci ricordano quanto sia importante ritrovare sé stessi.

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