Calabria, Oliverio: ‘Perché cancellare ArtCal? La Regione si fermi e spieghi il perché’
"La proposta di riforma del trasporto pubblico locale presentata in Consiglio regionale in questi giorni è inaccettabile e inquietante. Niente gare, zero confronto e governance al buio" così Oliverio
23 Luglio 2026 - 09:08 | Comunicato Stampa

La proposta di riforma del trasporto pubblico locale presentata in Consiglio regionale in questi giorni è inaccettabile e inquietante. Niente gare, zero confronto e governance al buio.
Non siamo di fronte ad una modifica tecnica. Si propone di sopprimere ARTCal, ente di diritto pubblico istituito dalla legge regionale del 2015, per sostituirlo con AMCAL, una società per azioni interamente pubblica. È una scelta che cambia il modello di governo della mobilità regionale e che, proprio per questo, dovrebbe essere accompagnata da un confronto pubblico ampio, trasparente e rigoroso. Vengono soppressi gli Ambiti territoriali (compreso l’Ambito di area urbana Cosenza-Rende-Castrolibero operativo da poche settimane) e tutto, anche la gestione delle linee ferroviarie regionali, sarà accentrata ad un soggetto di diritto privato della cui governance nulla si dice.
La soppressione di ARTCal e la nascita di AMCAL
Il Piano Regionale dei Trasporti, peraltro aggiornato con atto approvato poche settimane fa dalla stessa Giunta, indicava il rafforzamento di ARTCal quale cabina di regia del sistema. La proposta oggi all’esame segue invece una strada diversa: non potenzia l’Autorità, la sopprime e sostituisce.
La domanda è semplice: perché? Come mai questa repentina e immotivata inversione di rotta?
Quali valutazioni portano a tale decisione? Quale analisi comparativa giustifica il passaggio da un soggetto di diritto pubblico ad una società di capitali? Quali vantaggi concreti produrrà questo cambiamento per pendolari, studenti, lavoratori e imprese?
Queste risposte, ad oggi, non emergono affatto, anzi dilaga confusione e mancanza di chiarezza.
I dubbi su tempi, gare e interesse pubblico
Ancora più sorprendente è il momento scelto. A pochi mesi dalla scadenza del 31 dicembre 2026, quando la Regione dovrebbe concentrare ogni energia per fornire risorse e dati necessari per la predisposizione dei bandi di gara, seppur con colpevole ritardo, e sul superamento dei rinvii accumulati nell’attuazione del Piano Regionale dei Trasporti, si apre invece un improvviso nuovo cantiere istituzionale che rischia di assorbire tempo, energie e attenzione amministrativa. La circostanza peraltro appare assai strana anche perché proprio ARTCal, con la chiusura del contratto di servizio con Trenitalia (2019), ha consentito al trasporto ferroviario regionale di decollare in termini quantitativi e qualitativi, anche in ragione del correlato piano di investimenti in nuovi treni e consentendo anche alla amministrazione Occhiuto di accreditarsi meriti non propri. Ci sfugge ora questo repentino cambio rispetto a quanto affermato nello stesso richiamato documento di revisione del Piano Regionale dei Trasporti. Sostituire un soggetto di diritto pubblico con una società di capitali senza alcuna spiegazione sulle ragioni di interesse pubblico sottese lascia piuttosto pensare anche a possibili finalità elusive e strumentali di incerta legittimità.
Se davvero la proposta dovesse essere approvata con un iter accelerato all’inizio di agosto, senza un’adeguata istruttoria, senza audizioni e coinvolgimento degli enti locali, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni delle imprese, delle università, dei pendolari e dei consumatori, si porrebbe un problema politico prima ancora che tecnico.
Metodo, responsabilità politica e confronto pubblico
Vi è poi una questione di metodo. Una riforma che ridisegna l’assetto del trasporto pubblico regionale avrebbe meritato di essere assunta direttamente dalla Giunta, che ne avrebbe dovuto rivendicare apertamente la responsabilità politica. La scelta dell’iniziativa consiliare è certamente legittima sul piano ordinamentale, ma rende inevitabile una domanda: perché una riforma di tale portata non è stata presentata come iniziativa dell’esecutivo?
Nondimeno, in democrazia rappresentativa, il compito delle minoranze non è assistere agli eventi passivamente per come da anni avviene in Calabria, ma verificare, contestare, proporre alternative e pretendere trasparenza. Per questo sorprende ancora una volta l’assenza totale di un dibattito pubblico su una riforma che incide su un servizio essenziale.
La richiesta al Consiglio regionale
Non si tratta di alimentare polemiche. Si tratta di pretendere che una scelta destinata a incidere sul futuro della mobilità calabrese sia discussa alla luce del sole.
La Calabria ha bisogno di trasporti migliori, di gare tempestive, di servizi efficienti e di istituzioni credibili.
Il trasporto pubblico appartiene ai calabresi, non alla maggioranza né all’opposizione. Per questo il Consiglio regionale ha il dovere di fermarsi, discutere, ascoltare e motivare.
Mario Oliverio
già Presidente della Regione
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