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Ex Lsu/Lpu in Calabria, continua il confronto tra sindacati e Regione

Migliaia di lavoratori calabresi bloccati a sole 18 ore settimanali ma i fondi regionali restano congelati: le richieste dei leader sindacali a Calabrese

Ex LsuLpu sindacati Regione

I segretari generali calabresi di Cgil, Cisl e UilLuigi Veraldi, Giuseppe Lavia e Mariaelena Senese, hanno incontrato l’assessore regionale alle Politiche del Lavoro, Giovanni Calabrese.

Il tavolo, a cui hanno preso parte anche i segretari delle categorie Walter Bloise (UilFp)Luciana Giordano (Cisl-Fp) e Bruno Schipano (Fp-Cgil) si è concentrato sugli ex lavoratori Lsu/Lpu, per i quali da tempo si è acquisita la disponibilità della Regione a riattivare la natura dinamica del fondo destinato alla contrattualizzazione dei lavoratori tramite l’impiego delle economie risultanti dalla gestione 2025 e dagli anni seguenti.

In attesa di conoscere nel dettaglio l’esito della ricognizione sulla situazione contrattuale e contributiva reale dei lavoratori, che la Regione ha avviato ed è in corso, i sindacati si sono resi disponibili ad aggiornare l’accordo vigente dal 2022 per integrarlo con i criteri di ripartizione delle risorse ai singoli lavoratori.

Le richieste dei sindacati per incrementare l’orario part-time

“È necessario definire il perimetro della redistribuzione – spiegano i sindacati – perché molti lavoratori, probabilmente la stragrande maggioranza, sono impiegati part-time, tanti anche a sole 18 ore settimanali. Per quanto possano essere esigue le risorse derivante dalle economie, riteniamo necessario che queste siano prontamente ripartite ai lavoratori per implementare quanto più possibile il monte orario e dare loro maggiore stabilità occupazionale, privilegiando i lavoratori a minor numero di ore. Per gli anni successivi al 2025, l’auspicio è che dalla ricognizione in corso che restituirà la fotografia reale della situazione, le risorse possano essere redistribuite con la previsione di premialità specifiche per i Comuni che hanno contribuito e contribuiranno con risorse proprie a implementare il monte orario dei lavoratori”. 

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Il tavolo regionale si è quindi aggiornato, rimettendosi anche alla valutazione che dovranno fare gli uffici regionali in merito alle modalità operative e normative della redistribuzione.

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