Caporalato, scontro in Consiglio regionale. Falcomatà attacca: ‘Avete le mani sporche di sangue’
“Non possiamo fare finta di scoprire quello che accade intorno a noi soltanto dopo che si verifica l’ennesima atrocità”, ha dichiarato l'ex sindaco
08 Giugno 2026 - 16:58 | Redazione

Il Consiglio regionale della Calabria si è aperto oggi con un minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage di Amendolara. Una seduta segnata dal dolore, ma anche da un duro confronto politico sul caporalato, sullo sfruttamento del lavoro e sulle condizioni dei lavoratori migranti in Calabria.
In Aula, maggioranza e opposizione si sono confrontate su una tragedia che ha scosso l’intera regione e che ha riportato al centro del dibattito pubblico un fenomeno mai davvero superato.
Il minuto di silenzio per le vittime di Amendolara
Ad aprire i lavori è stato il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, che ha chiesto all’Aula di alzarsi in piedi per osservare un minuto di silenzio.
“Il gravissimo episodio accaduto nei giorni scorsi ad Amendolara ha scosso profondamente l’intera comunità calabrese e richiama tutti noi a una maggiore responsabilità e a un’azione istituzionale più forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela della dignità delle persone”, ha dichiarato Cirillo.
Il presidente dell’assemblea legislativa ha auspicato una risposta “condivisa, chiara e ferma”, capace di rappresentare un segnale concreto di vicinanza alle famiglie delle vittime e un nuovo impegno della Calabria sul fronte della legalità, del lavoro dignitoso e della difesa dei diritti umani.
Falcomatà: “Persone visibili solo dopo la morte”
Tra gli interventi più duri quello del consigliere regionale Giuseppe Falcomatà, che ha richiamato l’Aula alla necessità di non trasformare il dolore in semplice commozione istituzionale.
“È evidente che siamo ancora tutti molto scossi e molto provati per quello che è successo qualche giorno fa ad Amendolara”, ha detto Falcomatà, sottolineando che il dibattito doveva mantenere un tono rispettoso della tragedia che ha colpito quattro lavoratori e, più in generale, l’intera Calabria.
Ma per l’esponente dell’opposizione il rispetto per le vittime non può significare silenzio sulle responsabilità.
“Dietro questa tragedia ci sono responsabilità che hanno visto morire persone sfruttate e ridotte in schiavitù. Persone che purtroppo diventano visibili soltanto dopo che sono morte”, ha affermato in Aula.
“Non possiamo fare finta di scoprire tutto dopo l’ennesima atrocità”
Falcomatà ha poi allargato il ragionamento al tema storico del caporalato, ricordando come il fenomeno non sia nuovo e come da decenni la Calabria e l’Italia conoscano storie di sfruttamento, minacce, ricatti, violenze e salari da fame.
“Non possiamo fare finta di scoprire quello che accade intorno a noi soltanto dopo che si verifica l’ennesima atrocità”, ha dichiarato.
Il consigliere ha richiamato le inchieste giudiziarie, le relazioni parlamentari, gli appelli delle associazioni e dei sindacati. Tutti elementi che, secondo Falcomatà, dimostrano come il caporalato non sia un’emergenza improvvisa, ma un sistema conosciuto e denunciato da tempo.
Il duro attacco: “Avete le mani sporche di sangue”
Il passaggio più forte dell’intervento è arrivato quando Falcomatà ha contestato l’idea che il dibattito potesse limitarsi alla difesa dell’imprenditoria sana calabrese.
“Oggi non si può ridurre tutto a un elogio dell’imprenditoria sana e onesta calabrese. Di fronte a quattro persone bruciate vive, il dibattito in quest’Aula non può essere questo. È troppo comodo”, ha detto.
Falcomatà ha precisato di riconoscere anche lui il valore dell’imprenditoria sana, ma ha invitato la politica a non ignorare l’altra faccia del problema.
“Anche voi sapete benissimo che esistono imprese e aziende nella nostra regione che costruiscono la loro competitività sullo sfruttamento. Sapete benissimo che probabilmente il caporalato o padronato non esisterebbe se non ci fosse la complicità di parte dell’imprenditoria regionale calabrese”.
Poi l’affondo politico:
“Le leggi esistono ma non vengono applicate. Questo è lo specchio di un Governo che discute di immigrazione e remigrazione, ma non discute di sfruttamento. Altro che costituzione di parte civile: la realtà è che avete le mani sporche di sangue, per una tragedia che poteva essere evitata”.
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