Chi vuol esser Commissario? Purtroppo c'è ancora... Speranza

Special edition "Chi vuol esser Commissario". Le opzioni sono 4, e ahinoi le prime tre sono state già eliminate

Per il sindaco Giuseppe Falcomatà, se la questione Commissariamento della sanità fosse un film, sarebbe “Le comiche”. Noi, invece, potremmo perdere del tempo a scegliere della terna dimissionaria chi è “il buono, il brutto e il cattivo”. Ma più che un film qui si tratta di una vera e propria telenovela. Di quelle sudamericane, infinite, e sbiadite. Che tanto successo hanno riscosso in Italia. Sempre con il colpo di scena dietro l’angolo.

Chi vuol essere commissario?

Sceglierne il titolo sarebbe un bell’esercizio di memoria. Un tuffo al cuore per alcuni. E anche se non potrebbe essere “Anche i ricchi piangono” o “Cuore selvaggio”, piuttosto che “Topazio” o “Agua viva”, potrebbe calzare a pennello un “Signore e padrone”, “Doppio imbroglio”, o più semplicemente “Nido di serpenti” o “Terra nostra”, che però riporta alla mente quel fantasmagorico spot sulla Calabria griffato Muccino. O per restare in Europa, nella penisola Iberica, l’ormai mitico “Il segreto”.

Insomma, di questi tempi, per la Calabria non si sa che pesci prendere, anche se il vecchio saggio avrebbe indicato il pesce padulo… ai calabresi puro “sangue e… Arena” giusto per ricordare Giletti e il suo interesse per la Calabria. “Non ci resta che piangere”, invece, ci avrebbe suggerito il compianto Massimo Troisi in coppia con Roberto Benigni. Il fatto è che ridendo e scherzando, qui, in Calabria, Italia, il tempo passa e la zona rossa rimane.

Purtroppo c'è ancora... Speranza

La questione del Commissariamento della sanità è diventata ormai una barzelletta. La Calabria è diventata una barzelletta. Grazie ad un Governo che non riesce ad azzeccarne una che sia una. E questo è un dato incontrovertibile. Cotticelli, Zuccatelli, Strada, Gaudio sono soltanto gli elementi di un rebus che sta facendo della Calabria lo zimbello d’Europa, se non del mondo. Il tutto gratuitamente.

Ci sbattono in prima pagina, per demeriti non nostri, e non fanno in tempo a completare un articolo che subito devono aggiornarlo. Siamo i protagonisti delle indiscrezioni di Palazzo. Siamo la giostra meno divertente del Paese. E per salirci, nessuno paga un euro. D’altra parte, a queste latitudini non paga neanche, e mai, chi sbaglia. Neanche chi sbaglia ripetutamente, lasciando la nostra regione alla mercé di commentatori avidi di scandali e mai attenti ai problemi atavici di una terra data ormai per perduta anche dallo Stato.

Ci siamo noi a resistere in questa amara terra. Noi calabresi testa dura, pronti sempre a metterci in gioco. Un gioco che però non ha ricchi premi e cotillon.

Allora mettiamoci comodi. Immaginiamo di avere davanti a noi il faccione di Gerry Scotti, conduttore della special edition di “Chi vuol esser il Commissario”. Seduto difronte a lui c’è il concorrente dei concorrenti, quel ministro Speranza che ha già bruciato tutti gli aiuti disponibili. Le opzioni sono 4, e ahinoi le prime tre sono state già eliminate.

Chi sarà il Commissario? Lo sapremo ovviamente… dopo la pubblicità. Ovviamente e purtroppo negativa.