Circoscrizioni a Reggio, l’opposizione denuncia: ‘Bomba atomica alla democrazia’ – VIDEO
Caridi: “Il regolamento deve rispettare la legge”. Nel mirino anche la maxi circoscrizione da 50 mila abitanti
04 Marzo 2026 - 14:36 | di Redazione
Il centrodestra reggino alza il livello dello scontro sul ritorno delle circoscrizioni. Questa mattina i consiglieri di opposizione hanno convocato una conferenza stampa per denunciare, a loro dire, ritardi e scelte “di parte” da parte della maggioranza, sia sul metodo sia sul merito del regolamento che dovrà arrivare in aula Battaglia.
Il punto, ripetuto da tutti gli interventi, è uno: il tempo è ormai ridotto al minimo. Federico Milia (Forza Italia) ha ricordato che, secondo quanto riferito dagli uffici, entro fine marzo l’iter deve chiudersi, “con tutti i tempi tecnici della burocrazia dell’ente e anche il passaggio in Consiglio”. Milia ha spiegato che il centrodestra sta preparando un emendamento da presentare in aula, concentrato soprattutto sul sistema elettorale, e che parallelamente è in corso un approfondimento sulla possibilità di impugnare il regolamento. Ma con una cautela: “Non vorremmo che dilungando ancora i tempi… ci sia il rischio che poi le circoscrizioni non vengano proprio realizzate”.
Ripepi: “Una bomba atomica alla democrazia”
Massimo Ripepi alza i toni e parla di una vicenda “surreale”, chiedendo che venga spiegata “in modo semplice” ai cittadini. Secondo il consigliere, la maggioranza avrebbe scritto nel programma il ritorno delle circoscrizioni ma, per anni, “non ha fatto un atto, una proposta, un’interlocuzione con il ministro”. La svolta, sostiene, sarebbe arrivata solo dopo l’emendamento che ha rimesso in pista le circoscrizioni con un finanziamento da 700 mila euro, costringendo l’Amministrazione a occuparsi di una materia che “non voleva affrontare”. Ripepi rivendica anche il lavoro dell’opposizione:
“Siamo stati noi a scrivere una bozza di regolamento, senza uffici, perché noi non ne abbiamo. Dopo quella vergogna si sono messi a lavorare”.
Il punto centrale, però, per Ripepi è un altro: l’impianto scelto dalla maggioranza avrebbe “messo una bomba atomica alla democrazia, alla partecipazione”, perché ridurrebbe drasticamente le candidature e, di conseguenza, la possibilità di coinvolgere quartieri e liste.
“Come si fa a parlare di partecipazione quando anziché candidarsi 160-180 persone si devono candidare i 16?”, afferma, sostenendo che la mossa servirebbe a limitare l’effetto lista e a ridurre la spinta elettorale dell’opposizione: meno candidati nelle circoscrizioni, spiega, significa anche meno campagna sui territori e un minore “trascinamento” sulle comunali. Nel mirino finisce anche la giustificazione emersa in Commissione — “semplificazione”, “riduzione della spesa”, “selezione della classe dirigente” — definita da Ripepi un “gioco delle tre carte”.
Il nodo dei numeri: “Una circoscrizione da 47 mila, un’altra da 50 mila”
Sulla delimitazione territoriale interviene Nino Maiolino: la divisione, dice, è arrivata all’opposizione senza confronto e contiene uno squilibrio evidente.
“C’è una delle 5 circoscrizioni che è composta da… 47.000 abitanti. Io non so come fa un presidente di circoscrizione con 16 consiglieri a poter gestire un territorio così vasto”. E aggiunge un secondo dato: l’area che unisce Sbarre e Gebbione con Modena e San Sperato arriverebbe “addirittura a 50.000 abitanti”.
Per Maiolino queste scelte incidono anche sulla competizione: con il “listone” e i seggi ridotti, sostiene, si finirebbe per limitare drasticamente le candidature.
“Siamo in democrazia e la democrazia si deve rispettare”.
Caridi: “Metodo fulmineo, rischio contenziosi e norme da rispettare”
Più tecnico l’intervento di Caridi, che parte dal metodo: convocazione “fulminea”, regolamento inviato “sulla mail” senza tempo sufficiente per valutarlo, pareri arrivati a ridosso della seduta. Da qui la contestazione di fondo: alcune norme, secondo l’opposizione, sarebbero in contrasto con la legge.
Il passaggio centrale riguarda il sistema elettorale: Caridi sostiene che non si possa applicare alle circoscrizioni un modello “da 15.000 abitanti” quando i municipi superano “paradossalmente” i 30.000 e in un caso arrivano a 50.000. “Il regolamento… non deve fare nient’altro che applicare quello che è previsto da legge”, afferma, chiedendo anche al Segretario generale se l’impianto possa esporre l’ente a “eventuali contenziosi” o a un regolamento impugnabile dopo l’approvazione.
Caridi cita poi anche un tema di partecipazione dal basso: sulle consulte e i comitati di quartiere, a suo avviso, non basta che “possono formulare indirizzi e proposte” e che il consiglio “può avvalersi dei pareri”. La richiesta è più netta: se arriva una proposta, “deve essere inserita all’ordine del giorno” del consiglio circoscrizionale.
La partita in aula: emendamenti e corsa al cronoprogramma
La conferenza stampa chiude con un messaggio politico e uno operativo. Politico: il centrodestra rivendica il ritorno delle circoscrizioni come risultato legato all’emendamento citato più volte in conferenza. Operativo: la battaglia si sposta ora in Consiglio comunale, tra emendamenti annunciati e la pressione sui tempi.
Il dato, su cui maggioranza e opposizione dovranno misurarsi già nelle prossime settimane, è lo stesso: se entro fine marzo non si arriva all’approvazione definitiva, il rischio di far saltare o rendere ingestibile l’avvio delle circoscrizioni diventa concreto. E il regolamento, invece di riportare partecipazione nei quartieri, rischia di trasformarsi nell’ennesima resa dei conti di fine mandato.
