CityNow incontra un Portatore della Vara: ‘Sotto il quadro si è tutti figli della stessa madre, Maria’
08 Settembre 2017 - 10:50 | di Eva Curatola

di Eva Curatola – Mancano solo poche ore all’inizio della festa che fa palpitare i cuori dei reggini. Come accade ogni anno, ormai da secoli, la Madonna della Consolazione non aspetta altro che esser celebrata dai suoi devoti con l’ormai tradizionale processione. E quale modo migliore di prepararsi spiritualmente alla celebrazione che vede protagonista la Patrona della nostra città, se non quello di ascoltare il racconto dalla fonte, da chi questa festa la vive, ogni volta, da vicino.
CityNow incontra un portatore della Vara, Giovanni Curatola che racconta la sua esperienza ventennale al servizio dell’Associazione Portatori.
La Festa della Madonna della Consolazione è particolarmente sentita dal popolo reggino, viene celebrata ogni anno il secondo sabato di settembre; in quest’occasione la sacra immagine della Vergine custodita all’Eremo viene portata in processione attraverso la città .
Una festa tramandata nelle generazioni, entrata così profondamente nelle radici del reggino da far parte dell’identità di ognuno di noi. Quella raccontataci da Giovanni è la storia di un portatore come tanti “perchè sotto il quadro, ancor più che nella vita, si è tutti figli della stessa madre, Maria”.
Dalle leggende che si sono tramandate fino ai giorni nostri si sa che i primi a portare la Vara furono proprio i Frati Cappuccini a cui si deve il culto della Madonna della Consolazione, in seguito furono i pescatori ad accompagnare il quadro nella sua sfilata per la città, ad oggi esiste invece un’Associazione di comuni volontari devoti alla causa.
“Essere un portatore non è un compito da svolgere, o un onere da portare a termine. Si tratta di una tradizione che passa di padre in figlio, da zio a nipote e così via. Io mi sono avvicinato a questa realtà grazie a mio zio, e lo stesso è stato per mio cugino e mio cognato”.
La procedura di ammissione, col tempo, è certamente variata, ad oggi non basta più essere discendente di un altro portatore. L’associazione non richiede particolare requisiti, solamente la maggior età ed essere presentati da due soci, uno fondatore e uno ordinario.
“Non esiste un momento propizio per cominciare a fare il portatore. É qualcosa che ti viene da dentro, non imposto dalla società o dalle leggi, ma una scelta dettata dalla devozione. Io ho cominciato nel ’92 subito dopo essermi sposato e da allora non ho più smesso”.
Per quanto quella della Madonna della Consolazione sia ‘solo’ una festa padronale, il successo di devoti che seguono l’evento, toglie il fiato, soprattutto quando ci si trova difronte al quadro portato a spalla da quello che sembra un fiume in piena, fatto però di uomini. Pellegrini provenienti da ogni paese riempiono le strade di Reggio in attesa di poter vedere la sacra effige.
“In realtà a portare il quadro saremo più o meno 180, lo spazio a disposizione è limitato e pensare di portare la Madonna tutti insieme sarebbe assurdo. Essere un portatore è anche questo, saper aspettare il proprio turno per compiere quest’arduo compito”.
Far parte di un gruppo così numeroso non è sempre facile, soprattutto quando gli appartenenti hanno ben poco in comune. I portatori fanno parte di qualsiasi ceto sociale, hanno differenti età, differenti lavori, ad accomunarli è solo la devozione verso una tradizione più forte del tempo.
“Nonostante le numerose diversità , il gruppo dei portatori è molto compatto. Sono quelli più anziani ad insegnare ai nuovi arrivati come muoversi, come portare il peso della Vara, come mettere i piedi, come disporsi. La disposizione sia davanti che dietro il quadro è ad incrocio, a causa del poco spazio di manovra. Ogni portatore nell’accompagnare la Madonna deve fare attenzione a come poggiare i piedi. Per fare un esempio pratico, se il compagno davanti a me e quello dietro poggiano i piedi verso l’esterno allora io dovrà posarli verso l’interno in modo tale da mantenere un equilibro che ci permetta di non inciampare l’uno nell’altro”.
Particolare ed intrigante è la Vara stessa. Per affrontare il viaggio dalla Chiesa dell’Eremo alla Basilica del Duomo, il quadro viene inserito all’interno di una teca di vetro facente parte della Vara. Quest’ultima è composta, oltre che da un particolare spazio creato appositamente per il quadro, da delle stanghe di solido e spesso legno, che sono le stesse che poggiano sulle spalle dei portatori. Le stanghe presenti nella Vara sono quattro, due anteriori e due posteriori.
“Le stanghe sono quelle che poggiano sulle nostre spalle durante tutta la durata della processione. Vi è anche una persona addetta alla cura delle stesse, che è in possesso di una grande chiave che ne permette la sostituzione in caso di rottura. Negli anni è infatti capitato, sfortunatamente, di doversi fermare ed effettuare la sostituzione di una stanga”.
La Madonna viene portata in processione il sabato mattina e inseguito il martedì pomeriggio. Il Quadro compie poi un ultimo e terzo giro a Novembre quando viene riportato nella sua legittima dimora. Ai Portatori Don Italo Calabrò, prima di morire prematuramente, ricordava che “la Madonna non la si porta in spalla tre volte l’anno! La Consolazione dev’essere pane quotidiano, in famiglia e al lavoro, per strada e al circolo: coi soli, coi lontani, coi delusi, coi reietti, con gli emarginati, coi migranti, debbono starci i preti, le consacrate, ma soprattutto i Portatori.”
Non molto distanti dal quadro vi sono intere file di portatori, che attendono pazientemente il loro turno per ‘ncoddare. Vederli sfilare insieme al quadro è diventato ormai parte integrante della Festa.
“Appena iscritto il volontario riceve dall’associazione la divisa del portatore sia estiva che invernale, una per la processione di settembre e una per quella di novembre. La divisa è composta da un pantalone estivo e uno invernale amaranto, stesso colore del fazzoletto offerto in dotazione ai portatori. La divisa è infine completata da una maglia o una felpa in base al periodo dell’anno, di un color grigio chiaro”.
La processione rappresenta una metafora perfetta della vita. Fatta di salite, discese, brusche fermate e tappe, l’evento può risultare sacrificante, spossante, così come la vita spesso risulta dura e insopportabile. “Un fattore fondamentale è sicuramente la devozione, unica risorsa che rende un comune volontario un buon portatore. La Vara lascia solchi profondi dentro ognuno di noi. E non parlo del classico bozzo sulla spalla grazie al quale ogni portatore riconosce un compagno. Parlo di solchi dell’anima, quelli che ci permettono di emozionarci ancora, dopo tanti anni, di fronte alla bellezza della nostra Patrona”.
La Festa della Madonna rappresenta quindi non solo un momento religioso e spirituale, ma anche un modo del reggino per ritrovarsi, con se stesso e con gli altri.
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