25enne morto a Cosenza, il legale: ‘Ragazzo problematico. Fare chiarezza sulla perquisizione’
"Non parliamo di un profilo criminale di spessore" le parole dell'avvocato
24 Luglio 2026 - 11:34 | Comunicato stampa

“Serve una riflessione sull’adeguatezza delle regole di intervento delle forze dell’ordine in contesti di particolare fragilità: il ragazzo era visibilmente agitato, tremava e piangeva, e veniva già da un precedente tentativo di suicidio. In quel momento sarebbe stato necessario adottare cautele diverse, come avvisare i sanitari del 118 o far entrare la madre per farlo calmare”.
Lo dice all’ANSA l’avvocato Osvaldo Rocca, legale della famiglia di Mohamed Amin Bessioud, il 25enne di origine tunisine e cittadino italiano, che si è tolto la vita a Cosenza durante una perquisizione dei carabinieri all’interno della propria abitazione, secondo il quale è necessario fare luce sulla gestione della situazione.
La vulnerabilità del giovane e le richieste della difesa
Secondo quanto riferito dal legale, il giovane – che aveva avuto recenti vicissitudini giudiziarie ed era ai domiciliari per piccolo spaccio e uso di sostanze stupefacenti, per le quali stava seguendo un percorso di recupero con il Sert e i servizi sociali – stava attraversando un momento di profonda fragilità psicologica, accentuatasi dopo un periodo di detenzione in carcere.
“Non parliamo di un profilo criminale di spessore – ha chiarito l’avvocato Rocca – ma di un ragazzo problematico che necessitava di supporto. Riteniamo che la pressione e le modalità verbali dell’intervento possano aver agito da innesco in un soggetto già fortemente vulnerabile. È necessario fare piena luce su come sia stata gestita la situazione in quei minuti cruciali”.
Fonte: Ansa Calabria
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