Donne d’ingegno: le storie di Mary Winston Jackson e Denise Scott Brown
Per la rubrica a cura dell'AIDIA RC, la storia di due menti brillanti la cui eredità ha aperto le strade alle donne di oggi
08 Agosto 2026 - 18:11 | di Redazione

Mary Winston Jackson e Denise Scott Brown, due menti brillanti la cui eredità ha aperto le strade alle donne di oggi.
L’associazione AIDIA (Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti) Sez. Reggio Calabria – Commissione Cultura, le presenta ai nostri lettori attraverso la consueta rubrica ‘Donne d’ingegno. Ritratti dal mondo dell’ingegneria e dell’architettura’.
Due donne che hanno operato con ingegno, passione e creatività, trasformando i volti di due diversi Paesi, l’Italia e il Brasile.
MARY WINSTON JACKSON
Mary Winston Jackson: il vento che ha spezzato le barriere
Arch. Cinzia Basile, socia AIDIA RC
La storia di Mary W. Jackson è il viaggio di una donna che ha trasformato il suo sogno di volare in una scelta che ancora oggi ispira il mondo. L’esempio di come talento e impegno civile possano sfidare barriere culturali. La sua storia mostra che il progresso scientifico ha la capacità di rendere la scienza più accessibile e Mary, nonostante la discriminazione razziale, è riuscita ad emancipare se stessa e migliaia di donne scienziate.
Il suo contributo è stato fondamentale per raggiungere il traguardo storico dell’allunaggio.
Diversi riconoscimenti hanno rinsaldato la sua memoria pubblica: tra questi, la nomina della sede centrale della NASA a Washington come Mary W. Jackson NASA Headquarters nel 2020.
Amava ripetere: “Se qualcosa è difficile, vuol dire che vale la pena provarci!”
Una giovane donna con un talento eccezionale che consegue una laurea in matematica e scienze fisiche al Hampton Institute. Convinta che la scienza debba elevare le comunità, il suo percorso inizia come insegnante di matematica in una scuola per neri nel Maryland. In ogni luogo, diventa una mentore, incoraggiando soprattutto i bambini a sperimentare le loro idee.
Nel 1951 entra al National Advisory Committee for Aeronautics (NACA) nell’unità di calcolo dell’Area Ovest segregata, diretta da Dorothy Vaughan. La sua precisione attira l’attenzione dell’ingegnere Kazimierz Czarnecki che la invita a lavorare nel Supersonic Pressure Tunnel in grado di produrre venti quasi al doppio della velocità del suono e la incoraggia a diventare ingegnere.
Mary, con determinazione, ottiene il permesso di frequentare la scuola superiore riservata solo ai bianchi e rientrando a casa disse ai suoi figli: “Ricordate, se credete in qualcosa, trovate la forza di farvi ascoltare”. Diventata nel 1958 la prima donna nera ingegnere della NASA, scriverà o co-firmerà una dozzina di articoli scientifici, fornendo contributi fondamentali sulle forze che modellano il volo ad alta velocità.
Nel 2016 la sua storia e quella delle sue colleghe Katherine Johnson e Dorothy Vaughan raggiungono un pubblico globale attraverso il film “Il diritto di contare”.
Dopo 34 anni di servizio, nel 1985 riceve numerosi riconoscimenti, tra cui quello postumo nel 2019: la Congressional Gold Medal.
Mary Jackson non ha solo abbattuto barriere, ha anche contribuito a ridisegnare il percorso per tutti quelli che sono venuti dopo. Amava ripetere spesso: “Il mio compito è aprire la strada a chi verrà dopo di me.”
Due donne che hanno messo il proprio ingegno al servizio della società contribuendo a migliorare gli aspetti più pratici e funzionali del vivere domestico e quotidiano.
DENISE SCOTT BROWN
Denise Scott Brown, la mente che cambiò il Postmodernismo
Arch. Antonella Postorino, socia AIDIA RC
Ci sono figure che cambiano il corso della storia senza occupare il centro della scena. Denise Scott Brown è una di queste. Per molti anni il suo nome è rimasto accanto a quello del marito Robert Venturi, ma il suo contributo alla cultura architettonica del Novecento è stato determinante.
Architetto, urbanista, studiosa e docente, ha insegnato a leggere la città non soltanto attraverso gli edifici monumentali, ma osservando ciò che fino ad allora era stato considerato privo di valore: le periferie, le insegne luminose, i centri commerciali, il paesaggio quotidiano.
Nata nel 1931 nell’attuale Zambia, formata tra Sudafrica, Londra, Roma e Stati Uniti, Denise Scott Brown ha sviluppato un pensiero capace di intrecciare architettura, urbanistica, sociologia e comunicazione. Da questa ricerca nacque Learning from Las Vegas (1972), scritto con Robert Venturi e Steven Izenour, un testo destinato a rivoluzionare il dibattito internazionale e a diventare il manifesto del Postmodernismo. Quella che allora sembrò una provocazione si è rivelata una straordinaria intuizione, ossia comprendere la città partendo dai suoi linguaggi popolari e dai fenomeni sociali che la trasformano.
Alla riflessione teorica affiancò un’intensa attività progettuale, contribuendo alla realizzazione di opere e piani urbani di rilievo internazionale. Eppure, il riconoscimento del suo talento arrivò solo in parte poichè il Pritzker fu assegnato al solo Venturi, nonostante il ruolo decisivo svolto da Denise Scott Brown.
Oggi la sua eredità va ben oltre quella controversia, restando quella di una progettista visionaria che ha insegnato a osservare la città con occhi nuovi e a riconoscere nell’ordinario il volto autentico della contemporaneità.
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