Reggio, Abodi e Gallo: un'occasione di platino. Lo Stirpe di Frosinone modello per il Granillo 2.0? - FOTO

La visita del Presidente del Credito Sportivo ha aperto a scenari succosi: ecco come può diventare il Granillo seguendo il modello dello stadio ciociaro

“L’11 marzo sarà un giorno importante per lo stadio Granillo, qualcuno verrà a vederlo e inizieremo a capire cosa se ne possa farne”. Aveva parlato così, alla vigilia di Reggina-Rende, Luca Gallo, durante la prima uscita di uno dei suoi regali fin qui più graditi, il pullman societario. Un breve passaggio che, però, ha immediatamente colto nel segno. Un compito, a dir la verità, non troppo difficile, data la palpabile aspirazione della città a veder migliorare un impianto i cui fasti sono semplicemente un lontano ricordo.

L’11 marzo, dunque, è arrivato e quel qualcuno venuto in riva allo Stretto a osservare lo stadio di viale Galilei risponde al nome di Andrea Abodi, ex presidente della Lega B e, attualemente, numero uno dell’Istituto del Credito Sportivo Italiano. Non l’ultimo arrivato, dunque, in tema di impiantistica, anche e soprattutto visti i risultati recenti conseguiti a Frosinone. L’esempio ciociaro, infatti, non può che esser preso in considerazione all’interno del ripensamento del Granillo ed, anzi, meriterebbe d’esser assunto a modello assoluto.

In prima battuta, oggi, Reggio e la Reggina hanno onore e obbligo di porsi un quesito: quanto massiccio dovrà essere l’intervento sulla storica struttura reggina? Probabilmente in molti lo considereranno un delitto, ma la risposta dovrebbe essere: totale. Oggi il Granillo, per quanto storico e neanche troppo indietro rispetto, per esempio, agli stadi di Catanzaro e Catania, è uno stadio scomodo e poco pratico.  Un impianto concettualmente nato vecchio e la cui cattiva manutenzione degli ultimi anni ha contribuito al deterioramento. Oggi, probabilmente, il Granillo andrebbe fortemente ristrutturato, se si decide di preservarne lo scheletro, considerato in buono stato. 

Andrebbe ripensato, seguendo l’onda ormai lunghissima dell’idea dell’ultimo Foti e, in tempi recenti, di Falcomatà, come una casa e non semplicemente come arena sportiva. Come un luogo da vivere 7 giorni su 7, in cui il tifoso possa trascorrere più delle 2 ore domenicali in cui si disputa l’evento calcistico. E, come detto, l’esempio di come ciò possa avvenire anche e soprattutto in maniera economicamente sostenibile, si trova a Frosinone, dove nel 2018 fu inaugurato lo Stadio Benito Stirpe.

Un impianto che CityNow ha avuto il piacere di visitare lo scorso 10 marzo, in occasione della sfida fra Frosinone e Torino. Un gioiello da 16mila posti, tutti coperti e seggiolati, ricco di confort, moderno e facile da raggiungere. Un luogo in cui il tifoso può legittimamente sentirsi a casa: si parte dallo store posto appena dietro la Main Stand, finendo con gli ampi spazi di ristoro presenti. Senza contare la visuale che offre, ideale per la conformazione all’inglese dell’impianto. Curato nei dettagli e, malgrado le dimensioni non proprio numerosissime della cittadina laziale, regolarmente pieno. Sia quest’anno, nell’anno del ritorno in A dei gialloblù, che nello scorso campionato di B.

Verrebbe naturale da dire che un gioiello del genere possa esser costato uno sproposito. Nulla di più falso, a patto che si contestualizzi il valore economico odierno dell’industria calcio. Il Benito Stirpe, infatti, è sorto sui ruderi del vecchio Casaleno, impianto frusinate in disuso. Il costo totale dell’impianto è stato di 20 milioni, praticamente 1250 euro per posto a sedere. E la cui copertura è stata suddivisa fra il Comune di Frosinone ed il gruppo presieduto da Maurizio Stirpe, patron del sodalizio calcistico. L’amministrazione, infatti, ha stanziato 9 dei 20 milioni necessari per il completamento dell’opera, con i privati che ne hanno coperto i restanti 11. Da menzionare, poi, i 200mila euro annui del fitto di superficie che il Stirpe e soci dovranno garantire al Comune per i prossimi 45 anni. Cosi come va evidenziato, però, il contributo del Credito Sportivo, che ha finanziato un terzo degli 11 milioni a carico del gruppo Stirpe. Facendo due conti ed un’estrema sintesi, il nuovo stadio ciociaro è venuto a costare 9 milioni di euro al Comune (che per il fitto di superficie ne incasserà altrettanti nei prossimi 45 anni) e circa 8 al gruppo Stirpe.

Una cifra, ritornando all’incipit del paragrafo, tutt’altro che esagerata, se si considerano le cifre che girano già a partire dalla cadetteria, che ha dotato il club di un bene dal valore fondamentale nel panorama sportivo odierno. In tutto ciò, poi, bisogna considerare l’aumento dei ricavi che potrebbe generarsi: più che una spesa, la realizzazione di un’opera del genere potrebbe rivelarsi un’investimento dal sicuro ritorno. A partire dagli sponsor: lo Stirpe è fortemente brandizzato, come ad esempio mostrato nella foto a fianco. Altri esempi di ciò vengono da Juve, Atalanta e Udinese, che hanno ceduto il naming right del proprio impianto ad Allianz, Gewiss e Dacia.

Da considerare, poi, la celerità con cui il vecchio, vetusto e abbandonato Casaleno si sia trasformato nel gioiellino Stirpe: appena 3 anni. Merito, senza dubbio, della natura dell’impianto, costituito per i 3/4 da strutture in prefabbricato. Ma anche e soprattutto della grande cooperazione fra pubblico e privato. Quella che, se si volesse realmente realizzare una costruzione che potrebbe non solo rilanciare il club calcistico, ma anche e soprattutto un’intera città letteralmente ferma al palo in termini di grandi opere.

Abodi e Gallo, apparentemente, le intenzioni sembrano averle: il treno potrebbe davvero passare per Reggio Calabria. Ed è un treno assolutamente da non lasciarsi sfuggire, perchè potrebbe davvero non ripassare più. E, visto il periodo attuale, sarebbe un’autentica catastrofe.

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