I ‘regali’ di Clet a Reggio: ‘Umanizzo i cartelli stradali raccontando storie diverse’
Lo street artist francese, in vacanza a Reggio, umanizza la segnaletica urbana per ricordarci che la vera bellezza abita nell'imprevedibilità
17 Luglio 2026 - 17:57 | di Eva Curatola

Il tessuto urbano è, per sua natura, un palinsesto di imperativi. Camminiamo immersi in una selva di divieti e direzioni obbligatorie: una segnaletica algida che ordina lo spazio ma anestetizza lo sguardo. È in questo interstizio tra l’imposizione della norma e la libertà del passante che si colloca l’azione di Clet Abraham.
Il noto street artist francese ha scelto le strade di Reggio Calabria per innestare il suo personalissimo filone di interventi urbani, trasformando i cartelli stradali in tele di riflessione politica, poetica e mitologica.
Un’operazione che non è semplice “decorazione”, ma una vera e propria riscrittura semantica della società.
Clet, dalla Bretagna al dinamismo dello Stretto
Non è un caso che Clet sia giunto in riva allo Stretto. C’è un fil rouge che unisce Firenze – dove l’artista ha conosciuto la sua compagna, originaria di Reggio – a questa punta estrema della penisola. Ma oltre al legame affettivo, è stata la natura della città a folgorare l’artista, attivando una risonanza intima con le sue origini.
“È la prima volta che vengo qui, sono in vacanza con la mia compagna – ha raccontato in esclusiva Clet a CityNow. Io vengo dalla Bretagna, che è un posto dove il mare è possente. Qui ritrovo quelle stesse energie. Le correnti, il vento, un mare dinamico che mi parla moltissimo. La forza della natura in generale è una cosa che trovo meravigliosa”.
Questo dinamismo naturale si riflette perfettamente nella fluidità della sua arte, concepita come un antidoto alla staticità delle regole istituzionali.
Umanizzare la norma: l’Arte come atto politico
L’estetica di Clet si fonda su un paradosso costruttivo: il cartello stradale impone l’ordine, l’artista vi introduce l’elemento umano. Per Clet, alterare un segnale non significa vandalizzarlo, bensì elevarne il valore intrinseco, costringendo il cittadino ad uscire dall’automatismo della routine per riscoprire il senso profondo del vivere comune.
“Penso che le regole debbano essere umane. Così è più facile farle rispettare. Io umanizzo i cartelli stradali. Gli do maggiore valore. Ogni volta racconto una storia diversa. È un modo per fare arte e politica allo stesso tempo”.
Nelle sue giornate di permanenza, l’artista ha dato vita a diverse installazioni nel centro cittadino, micro-racconti visivi che interloquiscono direttamente con lo spazio circostante.
Nel cuore della città, in via Demetri Tripepi, la barra bianca dello Stop diventa una tavola su cui si rovescia un bicchiere di vino: il rosso del divieto invade lo spazio bianco in un consapevole omaggio all’errore, scardinando l’ossessione contemporanea per la perfezione geometrica e la rigidità. Poco distante, la medesima barra bianca si trasforma nell’emblema del limite normativo dietro al quale, però, sorge un sole splendente, un manifesto visivo che ci ricorda il calore vitale e la speranza che l’umanità conserva oltre ogni restrizione.
Spostandosi verso il lungomare, sul celebre “chilometro più bello d’Italia”, Clet abbandona per un attimo l’asprezza del contrasto per lasciarsi andare alla pura lirica: un cuore che diventa una dichiarazione d’amore aperta e vibrante per un luogo dalla bellezza magnetica.
Il volo di Icaro e l’ombra dei Bronzi
L’intervento più squisitamente intellettuale è senza dubbio quello dedicato al mito di Icaro.
In una terra profondamente intrisa di Magna Grecia, Clet non ha resistito alla tentazione di far dialogare la sua “sticker-art” con la grande statuaria classica, evocando un parallelismo concettuale con i celebri Bronzi di Riace, ritrovati proprio in queste acque.
L’artista ha suggerito, con una suggestiva intuizione, di “aver ritrovato le ali di Icaro nello Stretto di Messina”. Non si tratta solo di un gioco estetico, ma di una precisa metafora territoriale. Il volo interrotto del mito greco non rappresenta più una caduta rovinosa, ma lo strumento stesso per elevarsi.
Le ali ritrovate diventano così il simbolo e il motore di una riflessione profonda sull’inizio di una crescita culturale ed economica per Reggio Calabria.
La Street Art ed il futuro di Reggio
In una città a spiccata vocazione turistica, segnali minuti ma densi come quelli lasciati da Clet possono agire da catalizzatori per l’immaginario collettivo. La street art, spesso considerata erroneamente un’arte effimera o marginale, rivendica oggi il ruolo di assoluta protagonista del mondo contemporaneo, custode dello spirito del nostro tempo.
“Bisogna soltanto capire che la street art sarà l’arte di oggi”, profetizza Clet. “Cioè, quando ricorderemo questo periodo storico e artistico, sarà la street art l’arte principale.”
L’auspicio dell’artista francese è che il suo passaggio non rimanga un episodio isolato, ma funga da incoraggiamento per i molti talenti locali. La presenza in città dell’Accademia di Belle Arti rappresenta, in tal senso, l’incubatore ideale per raccogliere questo testimone e trasformare la provocazione visiva in un progetto culturale condiviso. Clet stesso ha manifestato una totale apertura verso il futuro della città: “Farei molto volentieri una collaborazione”.
Un invito quello dell’artista francese a non subire passivamente lo spazio urbano, ma a riscoprirlo come un territorio aperto a infinite possibilità. Ora spetta a Reggio Calabria decidere quanta bellezza e quanta audacia imprimere al proprio volo.
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