Malati oncologici e liste d’attesa, Nucera: ‘Reggio trattata come periferia’
"Sempre più malati oncologici vivono una condizione di disperazione silenziosa, fatta di attese interminabili, esami rinviati e controlli salvavita che diventano un lusso per pochi" la nota
17 Maggio 2026 - 15:18 | Comunicato Stampa

Ci sono storie che non dovrebbero mai esistere in un Paese civile. E invece stanno accadendo oggi, in Calabria. Accadono a Reggio Calabria, dove sempre più malati oncologici vivono una condizione di disperazione silenziosa, fatta di attese interminabili, esami rinviati e controlli salvavita che diventano un lusso per pochi.
A denunciare questa situazione è Lucia Anita Nucera, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Reggio Calabria, che in questi giorni sta raccogliendo testimonianze drammatiche di cittadini lasciati soli davanti alla malattia.
“Sto incontrando decine di persone malate di tumore che non riescono ad effettuare i controlli periodici e il monitoraggio della propria malattia nei tempi stabiliti dagli specialisti. Persone fragili, già provate dalla sofferenza fisica e psicologica, costrette a sentirsi dire dal CUP Calabria che per un esame fondamentale bisogna aspettare mesi, in alcuni casi addirittura oltre due anni. Due anni. Un tempo che, per un malato oncologico, può significare la differenza tra vivere e morire”.
Liste d’attesa, viaggi fuori provincia e budget
Altri pazienti non trovano alcuna disponibilità sul territorio della provincia di Reggio Calabria e vengono inviati in altre province, costretti a viaggi estenuanti, spese insostenibili e ulteriori sacrifici. E chi non ha soldi? Chi non può permettersi esami diagnostici a pagamento?
Semplicemente rinuncia a curarsi. Rinuncia a controllarsi. Rinuncia, spesso, alla speranza.
“È una vergogna istituzionale che non può più essere nascosta dietro comunicati, slogan o passerelle politiche – afferma Lucia Anita Nucera – perché qui non stiamo parlando di numeri o statistiche: stiamo parlando di esseri umani abbandonati”.
Ancora più grave è la questione del budget destinato alle strutture private accreditate: la provincia di Reggio Calabria continua ad essere penalizzata in maniera incomprensibile rispetto ad altre realtà regionali.
“Mentre Catanzaro e Cosenza dispongono di risorse significativamente maggiori, Reggio continua ad avere un budget insufficiente e dimezzato, incapace di rispondere al reale fabbisogno sanitario del territorio. Questa disparità non è più tollerabile”.
L’appello alla Regione Calabria
La verità, secondo l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Reggio Calabria, è che il territorio reggino continua ad essere trattato come una periferia dimenticata della sanità regionale.
“Il silenzio oggi diventa complicità. I cittadini devono svegliarsi e pretendere rispetto, dignità e diritto alla salute. Perché la salute non può dipendere dal conto corrente di una famiglia o dalla provincia in cui si vive. Non si può continuare a morire di burocrazia, liste d’attesa e disuguaglianze territoriali nel 2026. Non si può accettare che un malato oncologico viva con l’angoscia di non riuscire a fare un controllo nei tempi necessari”.
Lucia Anita Nucera conclude con un appello forte alla Regione Calabria:
“La politica regionale ha il dovere morale e istituzionale di intervenire immediatamente. Servono risorse, programmazione, investimenti e rispetto per un territorio che da troppo tempo paga il prezzo dell’indifferenza. Perché qui non è in gioco il consenso. Qui è in gioco la vita delle persone”.
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