"Orto e mangiato", il progetto di alcuni reggini per una comunità migliore

"Orto e mangiato" della Comunità di Sant'Arsenio è costituito da piccoli appezzamenti di terreno “affittati” a servizio di “nuovi contadini”

Da 5 anni portiamo avanti come cooperativa Comunità Sant’Arsenio la sperimentazione del progetto “Orto e Mangiato”, un orto Comunitario: piccoli appezzamenti di terreno “affittati” a servizio di “nuovi contadini”.

Negli anni abbiamo sperimentato, come Comunità Sant’Arsenio, che per poter gustare il piacere dello stare assieme, bisogna riscoprire valori e soprattutto “velocità” diverse rispetto a quello che la società contemporanea ci obbliga a seguire. I tempi dell’uomo sono diversi dai tempi della tecnologia: è un processo diacronico che deve essere colmato da piccole oasi “temporali” dove tutto va più lento, permette di far gustare, è proprio il caso di dirlo, le relazioni ed i valori che uno stile evangelico richiede.

L’idea dell’orto in affitto nasce in funzione di questo “rallentamento”: dare la possibilità, per lo più a famiglie con bambini, di poter fermarsi e fare qualcosa di diverso insieme, come raccogliere i pomodori o scoprire la meraviglia dei fiori di zucca. La maggior parte dei nuovi contadini sono famiglie che vivono in città: giovani coppie con figli che sperimentano lo stile della Comunità Sant’Arsenio in un momento che va dall’educazione ambientale ed alimentare alla sperimentazione della loro manualità. C’è anche l’aspetto relazionale, la possibilità di contaminarsi positivamente con le famiglie che della Comunità Sant’Arsenio fanno parte in una relazione biunivoca di valori e stili.

Non è secondario il valore del ritorno alla terra, della possibilità di avere un cibo coltivato in maniera genuina senza né concimi né pesticidi, con il solo stallatico degli asini che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo della Comunità Sant’Arsenio, quegli asini che hanno, anche loro, ripreso il tema del rallentamento: fare la raccolta differenziata porta a porta con gli asinelli nel paese di Armo, invece che con i mezzi meccanici, riporta ai tempi dell’uomo, quelli fatti di pause, di relazioni con le persone, di sguardi e di parole dette e non scritte attraverso uno schermo.

L’orto ha numerosi significati, di aggregazione sociale, di ritorno alla terra, di trasmissione di valori, di recupero del paesaggio storico, ma soprattutto di civiltà: dall’accompagnare i nuovi contadini ad essere responsabili verso il creato a sperimentare esperienze di agricoltura comunitaria, dall’aiutare i cittadini a riappropriarsi del territorio in cui si vive e a contribuire alla conservazione delle tradizioni dal favorire l’incontro intergenerazionale all’educazione di tecniche di coltivazione basate sul principio della sostenibilità ambientale, fino ad arrivare a promuovere le “buone prassi” nella conduzione degli orti attraverso forme di educazione ambientale.

Ma soprattutto l’orto è un laboratorio emozionale dove si possono sperimentare la fatica durante la sistemazione del terreno, l’attesa, la cura e la gioia della raccolta: vi è un valore che va oltre quello materiale che è quello umano.

Attraverso i nostri nuovi contadini, rivive l’orto che Sant’Arsenio nell’anno 800 curava e coltivava, dando gusto sia alla vita terrena che alla vita celeste in una via che conduce alla santità che è sempre stata di casa nella vallata di Sifurio di Armo.

Ora si parte con la stagione estiva (c’è tempo fino al 31 maggio per prenotarsi): la formula è semplice: si scelgono i prodotti da piantare, gli operatori della Comunità Sant’Arsenio piantano e curano l’orto, i nuovi contadini raccolgono con il risultato pratico di avere cibi sani, sicuri, gustosi, esclusivamente stagionali e sostenibili. Esiste anche la consegna a domicilio, ma è una pratica sconsigliata dalla Comunità Sant’Arsenio proprio per avere la possibilità di sperimentare quel laboratorio emozionale che è l’orto, per un ritrovato contatto con la terra.

 

Fonte: Francesco Vita

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