Governo Meloni, Quartuccio: ‘Meno propaganda, più risposte per le famiglie’
Il consigliere comunale di centrosinistra: «Tra costo della vita, carburanti, servizi e pressione fiscale, gli italiani hanno bisogno di risposte concrete. Invece il Governo sembra sempre più concentrato sulle battaglie identitarie».
24 Settembre 2026 - 08:46 | Comunicato

«Il Governo Meloni continua a raccontare un’Italia che spesso non coincide con quella vissuta quotidianamente dalle famiglie. E proprio qui emerge una delle principali contraddizioni dell’attuale esecutivo: da una parte si rivendicano tagli alle tasse e misure a sostegno dei cittadini, dall’altra il peso complessivo della fiscalità e del costo della vita continua a rappresentare una preoccupazione concreta per milioni di famiglie».
A sostenerlo è Filippo Quartuccio, consigliere comunale di centrosinistra di Reggio Calabria, che interviene sulle più recenti scelte del Governo.
«Non si può affrontare la condizione economica delle famiglie soltanto attraverso annunci o misure parziali. La stessa documentazione istituzionale evidenzia che la pressione fiscale italiana è rimasta su livelli elevati: secondo i dati pubblicati dalla Presidenza del Consiglio, è passata dal 41,4% del Pil nel 2023 al 42,6% nel 2024, con previsioni ancora intorno a questi livelli negli anni successivi.
E poi c’è il tema del costo della mobilità. Il Governo è intervenuto più volte sulle accise dei carburanti, ma anche recentemente si è trattato di proroghe temporanee e di interventi mirati, mentre il problema del caro carburante continua a incidere sui bilanci delle famiglie e sui costi delle imprese e dei servizi».
«La contraddizione – prosegue Quartuccio – è che mentre si parla continuamente di sostegno alla famiglia, tante persone continuano a fare i conti con bollette, spesa alimentare, mutui, affitti, trasporti e servizi essenziali. È su questo terreno che un Governo dovrebbe misurare la propria capacità di dare risposte».
«E c’è poi un’altra questione che considero ancora più preoccupante: la progressiva trasformazione dell’agenda politica in una rincorsa verso le posizioni della destra più identitaria».
Il riferimento è alle recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’introduzione del divieto di velo integrale e sul limite agli studenti stranieri nelle classi. Proposte che, secondo quanto riportato da ANSA, hanno ricevuto il sostegno di Roberto Vannacci, mentre diverse forze di opposizione hanno accusato il Governo di inseguire proprio il generale.
«È singolare – afferma Quartuccio – che mentre le famiglie chiedono salari più adeguati, servizi pubblici efficienti, sanità, scuola, trasporti e maggiore sicurezza economica, il dibattito politico venga continuamente spostato su temi identitari destinati a dividere il Paese.
La domanda allora è semplice: il Governo vuole governare l’Italia oppure vuole contendere a Vannacci lo spazio politico alla destra della destra?».
«Non credo – continua Quartuccio – che la risposta ai problemi degli italiani possa essere una gara a chi usa il linguaggio più identitario o propone la misura più divisiva. La sicurezza, l’integrazione, la scuola e il rispetto delle regole sono questioni serie e vanno affrontate con equilibrio, non trasformate in strumenti di propaganda».
«Da amministratore locale vedo ogni giorno quanto sia diversa la priorità delle persone. I cittadini chiedono servizi che funzionano, trasporti, scuole, sostegno alle famiglie, manutenzione delle città, opportunità per i giovani e lavoro. Chiedono una politica capace di risolvere problemi concreti».
«Il centrosinistra – conclude Quartuccio – deve avere il coraggio di parlare a queste persone. Ma allo stesso tempo il Governo dovrebbe interrogarsi su una questione fondamentale: se dopo quasi quattro anni di governo la risposta alle difficoltà delle famiglie è ancora quella di spostare l’attenzione sulle battaglie identitarie, forse è arrivato il momento di tornare a parlare di economia reale, servizi e qualità della vita.
Agli italiani servono meno slogan e più risposte. E soprattutto serve una politica che non trasformi ogni problema sociale in una guerra culturale».
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