Elezioni a Reggio, il voto che ridisegna gli equilibri tra sorprese e delusioni
Tra exploit, esclusioni eccellenti e conti interni ai partiti, il voto reggino consegna un verdetto duro per chi ha governato la città negli ultimi 12 anni
28 Maggio 2026 - 17:29 | di Pasquale Romano

Le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio a Reggio Calabria non hanno soltanto consegnato una nuova geografia politica a Palazzo San Giorgio.
Hanno soprattutto certificato leadership, regolato conti interni ai partiti e messo in evidenza tutti i limiti comunicativi e politici di una campagna elettorale che, soprattutto nel centrosinistra, è sembrata guardare più al passato che al futuro.
Il centrodestra esce da questa tornata con una filiera politica forte, organizzata e profondamente radicata nei territori. Il centrosinistra, invece, paga probabilmente una campagna elettorale impostata quasi esclusivamente sullo schema del “noi e loro”, sulla contrapposizione identitaria e sul tentativo di trasformare il voto in un referendum emotivo più che amministrativo. Si è parlato poco del futuro della città, poco di visione, poco di ciò che Reggio Calabria dovrà diventare nei prossimi anni.
Soprattutto, il centrosinistra paga 12 lunghi anni di amministrazione, passati in mezzo ad una vorticosa e spesso incomprensibile girandola di assessori, dirigenti, nomine e frizioni interne. Il tutto mentre la città viveva uno stato di profonda apatia.
Anche nel racconto delle cose fatte, l’amministrazione uscente è sembrata essersi fermata al 2020, tornando continuamente sui risultati ottenuti nel primo mandato Falcomatà e già ampiamente “spesi” nella precedente campagna elettorale.
Durante queste settimane si è sentito parlare ancora di apertura di asili, del salvataggio di Atam, della nascita di Castore, della stabilizzazione degli LSU e del risanamento del piano di riequilibrio. Tutti risultati importanti, certamente, ma in larga parte risalenti alla prima fase dell’esperienza amministrativa di Falcomatà tra il 2014 e il 2020.
Molto più complicato, invece, è apparso raccontare e valorizzare politicamente quanto fatto tra il 2020 e il 2026. Al netto dell’avvio del cantiere del Museo del Mare e dei concorsi pubblici che erano programmati ormai da anni, l’impressione diffusa è che il centrosinistra abbia faticato a costruire una narrazione forte sull’ultimo ciclo amministrativo.
E proprio sui concorsi non sono mancate discussioni e polemiche in città, soprattutto per alcune assunzioni che hanno riguardato membri dello staff del sindaco. In questo quadro, il voto ha inevitabilmente premiato chi è riuscito a presentarsi come alternativa concreta e come prospettiva nuova per la città. In poche parole, i reggini hanno scelto il cambiamento, votando a furor di popolo la discontinuità amministrativa.
Tra i grandi protagonisti di questa competizione c’è senza dubbio Nino Caridi, autentico dominatore della corsa alle preferenze. Il candidato della Lega non solo è il più votato in assoluto con 1877 voti raccolti, ma stacca nettamente gli altri big della competizione, confermando tutte le indiscrezioni che già alla vigilia raccontavano di un consenso enorme attorno alla sua candidatura. Il consigliere in quota Mattiani ottiene un risultato straordinario, che va oltre le aspettative e consolida il suo peso politico nel nuovo assetto amministrativo.
Alle spalle di Caridi si piazza Tonino Maiolino con 1571 voti, uomo di Forza Italia e fedelissimo del neo sindaco Cannizzaro. Un risultato importante, costruito sull’esperienza e su un radicamento territoriale che da anni rappresenta il suo punto di forza. Numeri che lo proiettano naturalmente verso un possibile ruolo in giunta, dove potrebbe ricoprire una casella di primo piano.
Molto bene anche Paolo Bilardi (1377 voti) della lista “Cannizzaro Sindaco”, giovane amministratore che dimostra di avere un bacino elettorale significativo e prospettive politiche importanti all’interno della nuova amministrazione, così come l’avvocato Colella, altra figura che emerge con forza da questa tornata grazie ai 1014 voti ottenuti.
Tiene e convince il ticket composto da Filomena Marialuisa Curatola (1436 voti) e Marco Parisi (1321 preferenze raccolte) di Reggio Futura, lista che di fatto vince la sfida interna con la Lega e trascina il progetto politico marchiato Scopelliti.
Ottimo anche il risultato di Filomena Iatì (1107 voti), ex fedelissima di Angela Marcianò, che riesce a conquistare il seggio lasciando fuori il suo “abbinato” elettorale Daniele Romeo, primo dei non eletti con 907 preferenze ma con concrete possibilità di rientrare dopo le nomine assessorili.
Tra i top della competizione ci sono anche Serena Antonia Mangano di Fratelli d’Italia e Federico Milia di Forza Italia, altro fedelissimo di Cannizzaro che conferma di avere un seguito consolidato in città soprattutto tra i giovani grazie ai 1242 voti ottenuti. Mangano è senza dubbio una delle principali sorprese di questa tornata elettorale: candidata espressione dell’eurodeputato Denis Nesci, era un outsider delle elezioni e ha stupito raccogliendo ben 1282 voti.
Bene anche Demetrio Marino (1441 voti), sempre di Fratelli d’Italia, autore di una prova di grande spessore politico che potrebbe persino aprirgli le porte del ruolo di vicesindaco, forte del consenso raccolto e dell’esperienza maturata negli anni.
Molto positivi anche i risultati di Nicola Zera Falduto (1234 voti )della lista “Cannizzaro Sindaco”, Giuseppe De Biasi della Lega con 1229 preferenze e di Manuela Iatì nella lista civica del sindaco, 934 voti.
Da sottolineare poi l’exploit della lista Alternativa Popolare che riesce a ottenere due seggi trainata dal consenso di Massimo Ripepi e dalla straordinaria e soprendente affermazione di Emiliano Imbalzano che con quasi 1000 voti ottenuti ritorna a Palazzo San Giorgio dimostrando di avere ancora un rapporto forte e diretto con il proprio elettorato.
Per il partito di Azione, Califano riesce comunque a conquistare il seggio nonostante il discusso passaggio, nel giro di pochi giorni, dal ruolo di portavoce del sindaco del centrosinistra alla candidatura nel centrodestra.
Conferma il proprio storico consenso anche Mario Cardia, che strappa il seggio a Nicola Paris grazie al sostegno del suo tradizionale nucleo elettorale e del quartiere di riferimento, dimostrando ancora una volta quanto il radicamento territoriale conti più delle dinamiche social o mediatiche.
Tra le note positive del centrosinistra va certamente evidenziato anche l’ottimo risultato elettorale di Demetrio Delfino di Alleanza Verdi e Sinistra. Un consenso costruito nel tempo, frutto della credibilità personale maturata negli anni e di una presenza politica sempre riconoscibile sul territorio.
A premiarlo, probabilmente, è stata anche la scelta di mantenere una posizione autonoma e spesso critica rispetto al metodo politico-amministrativo dell’ex sindaco Giuseppe Falcomatà, prendendo le distanze da alcune dinamiche della passata gestione comunale e intercettando così una parte dell’elettorato di centrosinistra in cerca di discontinuità.
Nel centrosinistra, le note positive arrivano soprattutto dalle affermazioni di Marcantonio Malara e Carmelo Romeo. Quest’ultimo, sostenuto apertamente dall’ex sindaco Giuseppe Falcomatà, sarà di fatto gli occhi, le orecchie e la voce dell’ex primo cittadino dentro Palazzo San Giorgio.
Riesce inoltre a ottenere il seggio il vicesindaco metropolitano Versace al centro di polemiche nel mese che ha preceduto il voto per le nomine effettuate ma allo stesso tempo artefice del Reggio Calabria Street Food e Reggio Primo Maggio, eventi che hanno portato decine di migliaia di persone sul Lungomare.
Ed è proprio nel centrosinistra che si registrano alcuni dei flop più pesanti di questa tornata. Rimane fuori Paolo Brunetti (807 voti), ex vicesindaco comunale, sul quale probabilmente pesa anche la gestione della delicata vicenda Reggina. In una città dove i colori amaranto rappresentano identità e appartenenza, il tema calcistico continua ad avere inevitabilmente un peso politico enorme.
Giuseppe Marino riesce invece a superare l’ex presidente del Consiglio Enzo Marra e continuerà a sedere tra gli scranni di Palazzo San Giorgio insieme alla new entry Catalano della lista Reset, che stacca Gianni Latella.
Ed è proprio Latella uno dei nomi simbolo di queste elezioni: il consigliere di San Filippo di Pellaro subisce una pesante battuta d’arresto (403 voti ottenuti), probabilmente abbandonato da parte dell’area vicina a Falcomatà a vantaggio di Romeo e dello stesso Catalano. Si chiude così, almeno per ora, una lunga esperienza amministrativa durata dodici anni.
Deludente anche il risultato dell’ex assessore Burrone (537 voti), che termina la propria esperienza politica senza riuscire a capitalizzare il percorso amministrativo fatto negli anni. Non bene neppure Lucia Nucera: dopo tanto tempo trascorso nell’esecutivo comunale, il risultato ottenuto di 772 voti appare inferiore alle aspettative.
Fuori dal Consiglio anche Armando Neri, ex vicesindaco di Falcomatà e negli ultimi anni tra i più duri oppositori del cosiddetto “Falcomatà ter”. Un’esclusione che potrebbe aprire interrogativi sul futuro politico del coordinatore cittadino della Lega, con il partito che dovrà valutare come valorizzare il suo impegno dopo le ultime campagne elettorali Regionali, dove ha raccolto circa 3.000 voti, e Comunali, dove i soli 415 voti sono probabilmente figli anche di una non totale convinzione di scendere in campo.
Per Fratelli d’Italia, fuori l’uscente consigliere comunale Guido Rulli: il passaggio dalle 800 preferenze del 2020 (nella lista Minicuci Sindaco) alle 500 di questa tornata elettorale rappresentano senza dubbio un risultato negativo.
E poi c’è il tema social. Questa tornata elettorale ha dimostrato ancora una volta che consenso digitale e consenso reale non sempre coincidono. Diversi candidati molto attivi sui social, spesso protagonisti del racconto politico quotidiano e della retorica del “noi contro loro”, hanno raccolto numeri estremamente modesti nelle urne.
I vari Filippo Sorgonà (capo ufficio stampa del Comune), Nanni Barbaro, Angelina De Salvo e Fortunato Cucinotta escono ridimensionati da una competizione che ha premiato soprattutto chi aveva credibilità, organizzazione, riconoscibilità sul territorio e voto strutturato. La politica, le elezioni e i voti da raccogliere nelle urne sono una cosa, i post sui social network un’altra.
Senza dimenticare Paolone detto Gas (candidato nella lista Reset a supporto di Battaglia, 114 voti ottenuti), la nota pittoresca e folkloristica delle elezioni che certamente non ha dato a livello nazionale un’immagine edificante della politica reggina.
Alle comunali reggine non c’erano solo le proposte di centrodestra e centrosinistra, in campo anche i progetti civici targati La Strada e Polo Civico. In entrambi i casi, insufficiente il risultato ottenuto dalle liste di Lamberti e Pazzano: mentre i candidati sindaco sarebbero riusciti a superare la soglia grazie al voto disgiunto (segnale di un consenso personale non sufficiente però a costruire un progetto competitivo) le liste si sono arenate al di sotto della soglia necessaria, risultato l’esclusione da Palazzo San Giorgio.
Mancano ancora 4 sezioni da scrutinare (ad ormai 3 giorni dal voto, anomalia da stigmatizzare) e mentre Filippo Quartuccio sembra aver messo la freccia nei confronti di Pino Cuzzocrea in Casa Riformista, rimane aperta la sfida interna in Forza Italia per il quinto posto tra i due medici Nino Zimbalatti e Rocco Lascala.
Entrambi, con circa mille preferenze, confermano comunque credibilità e fiducia sul territorio e, salvo sorprese, potrebbero ritrovarsi entrambi in Consiglio comunale dopo il valzer delle nomine assessorili.
Queste amministrative lasciano dunque una fotografia chiara: il centrodestra ha saputo capitalizzare organizzazione, leadership e radicamento. Il centrosinistra, invece, esce da Palazzo San Giorgio con la necessità di aprire una riflessione profonda, politica prima ancora che elettorale.
Perché il voto di Reggio Calabria non è stato soltanto un cambio di amministrazione. È stato soprattutto un cambio di equilibri in riva allo Stretto, con il centrodestra e il sindaco Cannizzaro pronti a inaugurare una nuova era.
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