Reggio, indagato per ‘Ndrangheta e candidato del Cdx: avrebbe chiesto una ‘dote’ mafiosa per il figlio
Alle ultime elezioni comunali ha raccolto 261 preferenze senza essere eletto. Il commercialista aveva chiesto un favore al boss per elevare lo status del figlio a “Vangelo”. Inchiesta anche su un giro di banconote false
23 Luglio 2026 - 17:09 | di Redazione

Un candidato nelle liste del centrodestra che aspirava ad amministrare Reggio Calabria avrebbe chiesto il conferimento di una “dote” di ’ndrangheta per il proprio figlio. È quanto emerge dalle carte dell’inchiesta “Epicentro 2” e da un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano.
Il nome è quello di Francesco Stillittano, commercialista reggino candidato alle ultime elezioni comunali nella lista Alternativa Popolare, schierata a sostegno del sindaco Francesco Cannizzaro. Stillittano non è stato eletto, ma ha raccolto 261 preferenze, contribuendo al risultato elettorale della lista. Al momento della candidatura, secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, risultava già iscritto nel registro degli indagati per associazione mafiosa e per reati legati alla falsificazione e alla spendita di monete contraffatte.
La “dote” del Vangelo come regalo di laurea
Durante la conferenza stampa successiva all’operazione, il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli e il procuratore aggiunto Walter Ignazitto avevano raccontato l’episodio di un padre che avrebbe voluto regalare al figlio una dote mafiosa in occasione della laurea. I magistrati, in quella sede, non avevano reso pubblica l’identità dell’uomo.
Il nome di Stillittano è però riportato nell’ordinanza cautelare. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il commercialista avrebbe chiesto a Nicola Gattuso, indicato come capo del locale di ’ndrangheta di Oliveto, di conferire al figlio Domenico la dote del “Vangelo”.
Il giovane si era laureato nel 2024 in Economia e commercio. In una delle conversazioni intercettate, attribuita a Stillittano, si legge: «Si laurea e gli voglio fare un regalo a mio figlio». La richiesta sarebbe stata respinta dagli interlocutori, contrari al conferimento della dote.
L’episodio assume un peso particolare perché non riguarda soltanto la posizione privata di un professionista. Riguarda un uomo che, poche settimane fa, ha chiesto la fiducia dei cittadini per entrare nel Consiglio comunale e partecipare direttamente all’amministrazione della città.
Le contestazioni dell’inchiesta Epicentro 2
La posizione di Francesco Stillittano emerge nell’indagine della Direzione distrettuale antimafia che ha portato all’arresto di 79 persone.
Nelle carte, i carabinieri sostengono di avere raccolto elementi ritenuti indicativi di una partecipazione consapevole, stabile e duratura alle dinamiche dell’associazione mafiosa. Gli investigatori attribuiscono rilievo anche ad altre conversazioni nelle quali il commercialista discuterebbe del conferimento delle doti e degli accorgimenti da adottare per evitare luoghi controllati da telecamere o dispositivi di intercettazione.
Da precisare come si tratta di contestazioni che dovranno essere verificate nel corso dell’iter giudiziario e nel pieno contraddittorio tra accusa e difesa.
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