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Reggio in Bici a fine corsa: il bike sharing smontato pezzo dopo pezzo

Rimossa la colonnina di piazza Italia. Il servizio lanciato nel 2019 come “rivoluzione dolce” della mobilità sostenibile si è rivelato un flop


Reggio Calabria sembra pronta a dire addio, pezzo dopo pezzo, a Reggio in Bici. Il servizio di bike sharing lanciato nel giugno del 2019, con l’obiettivo di offrire alla città un mezzo ecologico, pratico e alternativo all’auto, ha chiuso di fatto il suo ciclo.

L’ultimo segnale arriva da piazza Italia, dove è stata smantellata la colonnina del servizio. Una scelta che appare legata alla volontà di non lasciare più spazio pubblico occupato da una struttura ormai inutilizzata. Resta però una domanda: dopo piazza Italia, saranno rimosse anche le altre stazioni ancora presenti in città?

Dalla “rivoluzione dolce” al flop

Quando fu presentato, Reggio in Bici doveva rappresentare un passo avanti per la mobilità sostenibile. Stazioni fisse in punti strategici, come Museo, Stazione Centrale, Porto, Piazza Italia, Duomo e Cedir. Bici tradizionali e a pedalata assistita. Un servizio pensato per cittadini, studenti, lavoratori e turisti.

L’idea era sulla carta vincente. Prendere una bici, muoversi in città, lasciarla in un’altra stazione. Un modello già visto in tante altre città italiane ed europee. A Reggio, però, il progetto ha funzionato solo per poco tempo.

Dopo una prima fase di sperimentazione, le biciclette sono rimaste per mesi ferme ai box. Nel 2021 il servizio è tornato operativo, ma non è mai riuscito a decollare davvero. Col passare degli anni molte bici sono sparite, altre sono state vandalizzate. Diverse colonnine hanno smesso di funzionare. Alcune sono rimaste senza energia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, un servizio nato per essere moderno e utile si è trasformato in un simbolo di abbandono.

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Le responsabilità di gestione e politica

Il fallimento di Reggio in Bici non può essere letto solo come un problema tecnico. Certo, la manutenzione è mancata. Il controllo anche. E la politica? Dov’era? .

Un servizio del genere non può vivere di sole inaugurazioni. Ha bisogno di gestione quotidiana, monitoraggio, promozione, sicurezza, manutenzione e integrazione con il resto della mobilità urbana. Tutto ciò, negli anni, è venuto meno.

La responsabilità è di chi avrebbe dovuto garantire il funzionamento del servizio, ma anche di una politica che non ha saputo controllare, correggere e rilanciare un progetto potenzialmente utile. Una visione miope che ha trasformato un investimento pubblico in un’esperienza incompiuta. Con migliaia e migliaia di euro in fumo.

Piazza Italia smantellata, ora cosa resta?

La rimozione della colonnina di piazza Italia segna probabilmente l’inizio della fine ufficiale del vecchio sistema. Quelle bici arrugginite, ferme e inutilizzabili, non possono più rappresentare la mobilità sostenibile di Reggio Calabria.

Se il servizio è morto, allora va detto chiaramente. Se invece si vuole rilanciare il bike sharing, serve un progetto nuovo. Servono mezzi funzionanti, stazioni curate, app efficiente, assistenza reale e controlli contro furti e vandalismi.

Cosa intende fare l’amministrazione? Le colonnine rimaste saranno eliminate? Verrà avviato un nuovo servizio? Ci sarà una verifica sulle risorse investite e sui risultati ottenuti?

Il confronto con i monopattini

Il discorso cambia per i monopattini elettrici. In questo caso l’interesse dei cittadini appare molto diverso. I mezzi sono più agili, più immediati e vengono utilizzati da reggini e turisti. Al contrario del vecchio bike sharing, percepito da molti come scomodo e poco conveniente, i monopattini hanno trovato una loro domanda reale.

Questo dimostra che la mobilità sostenibile a Reggio non è un’idea sbagliata. Anzi. Il problema non è il principio, ma il modo in cui viene costruito e gestito il servizio.

La sfida per Catalfamo

Ora la palla passa alla nuova amministrazione. Il sindaco Francesco Cannizzaro e l’assessore Domenica Catalfamo, che tra le deleghe ha anche Mobilità e Smart City, dovranno decidere cosa fare.

Il bike sharing resta uno strumento utile, soprattutto in una città che vuole crescere anche sul piano turistico. Offre vantaggi concreti tra cui spostamenti brevi, turismo lento, meno traffico, scoperta del lungomare, del centro storico e dei luoghi simbolo della città.

Ma per funzionare serve una scelta seria. O si chiude definitivamente l’esperienza di Reggio in Bici, liberando gli spazi pubblici da ciò che resta del vecchio servizio. Oppure si riparte da zero, con un modello nuovo, controllato e sostenibile.

La cosa peggiore, sarebbe lasciare tutto com’è.

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