Gioia Tauro, 22 luglio 1970: quando il ‘Treno del Sole’ incontrò il buio
Alle 17:08 di 56 anni fa, il tempo si è fermato. 6 vite spezzate e 77 feriti
22 Luglio 2026 - 17:08 | di Redazione

Ci sono pagine della storia italiana che rimangono nell’ombra della memoria collettiva. La strage di Gioia Tauro è una di queste: una tragedia di cui si parla poco, spesso dimenticata o relegata a brevi menzioni al ricorrere dell’anniversario. Eppure, per chi ha vissuto quei momenti e per chi ha a cuore la storia della Repubblica, il tempo si è fermato alle 17:08 del 22 luglio 1970.
A cinquantasei anni di distanza, ricordare quanto accaduto lungo la linea ferroviaria a poca distanza dalla stazione di Gioia Tauro, nei pressi del ponticello sul fiume Petrace, non è un semplice esercizio di retorica, ma un atto dovuto di consapevolezza e rispetto. Lì finì tragicamente la corsa della Freccia del Sud (il treno 8017 Palermo-Torino, noto anche come “Treno del Sole”), un convoglio che univa l’Italia e trasportava storie, speranze e legami familiari.
Per comprendere appieno la cornice in cui matura l’evento, è necessario contestualizzare il clima esasperato di quei mesi in Calabria. Pochi giorni prima del deragliamento, il 14 luglio 1970, a Reggio Calabria era esplosa una violenta e prolungata protesta popolare, nota come i “Moti di Reggio”. La decisione istituzionale di indicare Catanzaro come capoluogo di Regione (e sede della Giunta) innescò una reazione di forte malcontento nella popolazione reggina, che rivendicava il ruolo storico e istituzionale della propria città.
La protesta sfociò rapidamente in scioperi generali, blocchi stradali e ferroviari, barricate e continui scontri con le forze dell’ordine. In quella situazione di forte tensione istituzionale e sociale si innestarono frange dell’estremismo politico di destra e interessi della criminalità organizzata locale, trasformando il territorio calabrese nel teatro di oltre quaranta attentati dinamitardi contro infrastrutture, tralicci ed elettrodotti civili.
I soccorsi e il bilancio della strage
In questa atmosfera carica di tensioni, il Treno del Sole procedeva a circa 90 chilometri orari verso Nord con a bordo circa duecento persone: lavoratori, famiglie, studenti e un gruppo di pellegrini diretti a Lourdes.
All’improvviso, vicino alla stazione di Gioia Tauro, il macchinista avvertì un forte colpo sotto i carrelli e azionò la frenata rapida. Il meccanismo rallentò regolarmente le prime cinque carrozze, ma la sesta deragliò, uscendo dai binari e trascinando con sé altri otto vagoni. Il convoglio si spezzò e diverse carrozze si accasciarono su un fianco.
Il boato venne avvertito nei locali vicini alla ferrovia. Subito molti cittadini e residenti della zona si precipitarono sui binari per prestare i primi soccorsi, scavando tra il metallo per estrarre chi era rimasto incastrato tra le lamiere sotto il caldo soffocante. Sul posto intervennero tempestivamente le forze dell’ordine e le ambulanze, che trasportarono le persone ferite negli ospedali di Palmi, Polistena e Reggio Calabria.
Il tragico bilancio dell’evento fu di 6 vittime e 77 feriti (molti dei quali con lesioni permanenti e in gravi condizioni).
Le vittime
Dietro le cifre della cronaca ci sono le persone e i progetti spezzati. I sei passeggeri che persero la vita furono:
- Rita Cacicia, 35 anni, di Bagheria (PA), insegnante presso una struttura per sordomuti;
- Rosa Fassari, 68 anni, di Catania, casalinga;
- Andrea Gangemi, 40 anni, di Napoli, funzionario di banca;
- Nicolina Mazzocchio, 70 anni, di Casteltermini (AG), casalinga;
- Letizia Concetta Palumbo, 48 anni, di Casteltermini (AG), sarta;
- Adriana Maria Vassallo, 49 anni, di Agrigento, insegnante.
L’iter giudiziario e l’accertamento delle responsabilità
Il cammino per giungere alla ricostruzione della verità è stato particolarmente tortuoso:
- La prima fase delle indagini: inizialmente la tragedia venne rubricata come un incidente ferroviario causato da un cedimento strutturale dei carrelli o da un errore umano legato alla condotta del treno.
- Le svolte investigative e i processi: negli anni ’90, grazie alle perizie tecniche riaperte e alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, la magistratura ha accertato in modo definitivo la natura dolosa dell’evento. Il deragliamento fu causato da un attentato dinamitardo perpetrato con la rimozione/manomissione di un pezzo di rotaia o l’uso di esplosivo sui binari.
- L’esito delle sentenze: la giustizia ha stabilito chiaramente che l’attentato fu maturato ed eseguito da esponenti dell’estremismo di destra legati ai movimenti eversivi dell’epoca (come Avanguardia Nazionale), operanti nel contesto delle perturbazioni sociali dei Moti di Reggio. Tuttavia, per cavilli procedurali, prescrizioni e il decesso di alcuni degli imputati nel corso dei decenni, i processi si sono conclusi senza giungere a condanne definitive per gli esecutori materiali e per i presunti mandanti.
Nonostante gli esiti giudiziari incompiuti sul piano delle condanne individuali, la verità storica sul sabotaggio della Freccia del Sud è ormai un fatto accertato. A cinquantasei anni di distanza, mantenere vigile il ricordo della strage di Gioia Tauro significa sottrarre le vittime e le loro famiglie all’oblio, restituendo dignità ad una pagina dolorosa della storia civile del nostro Paese.
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