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Tre artisti calabresi in mostra al Festival Internazionale Deod’Art di Strasburgo


«Una bellissima esperienza che ci ha permesso di confrontarci con artisti di varie nazioni; uno scambio di pensieri, idee e progettualità che dimostra la vitalità dell’arte, l’immutata capacità nel tempo di mettere in contatto popoli e luoghi anche distanti». Così Davide Mina, Francesco Misuraca e Giovanni Vescio raccontano della loro partecipazione al Festival Internazionale Deod’Art, svoltosi dal 21 al 23 luglio, a Saint Dié des Vosges, vicino Strasburgo. Un grande meeting d’arte contemporanea che, per il secondo anno, ha visto oltre duecento tra pittori, scultori, fotografi e artigiani ritrovarsi e confrontarsi in nome dell’Arte intesa come condivisione. Tra gli artisti della Locride, presenti anche Mariella Costa, Lorenzo Spurio Fascì e Domenico Frascà. L’iniziativa ideata e proposta dall’artista francese Olivier Hodapp, ha avuto per la Calabria la direzione artistica di Francesca Vena, Rita Mantuano e Gianfranco Pugliese.

«Siamo lieti di aver preso parte a questo meeting rappresentando, in qualche modo, la Locride, territorio ricco di fermenti creativi in diversi ambiti. È importante incontrarsi, l’arte non ha confini e può vincere anche le barriere più impenetrabili generate da diffidenza e preconcetti, quindi ben vengano le manifestazioni in cui a fare da protagonista è proprio la condivisione» concludono i tre artisti della Locride.

Artisti dalle differenti ispirazioni creative, uniti dal filo rosso dell’introspezione, raccontano l’uomo nelle sue diverse sfaccettature, attraverso l’essenzialità delle linee, riproducendo emozioni ancestrali: Francesco Misuraca, di Roccella Jonica, sperimenta diversi materiali quali gesso, legno, vetroresina, oro e argento; ha creato premi originali per eventi culturali come Roccella Jazz e Tabula Rasa. Suo il progetto Hearsharing: un orecchio in gesso, riprodotto in molte copie, ha viaggiato per il mondo per catturare sensazioni, oltrepassando i limiti della fisicità. Davide Mina, di Locri, scolpisce il legno in una sorta di espansione e restringimento della materia, evolvendo verso una dimensione sempre più sintetica e simbolica. Giovanni Vescio, di Locri, dipinge prevalentemente olio su tela e acquarelli, opere che rimandano all’estetica cubista e al metafisico in una ricerca continua e quasi ossessiva di nuove volumetrie, in una realtà destrutturata, da cui scaturisce un intrigante equilibrio estetico.

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