San Ferdinando, addio tendopoli. Occhiuto: ‘Sparirà tra poche settimane’
Lo sgombero del "ghetto" della Piana arriva in Consiglio regionale. L’assessore Straface annuncia presidi sociali e legali nei nuovi alloggi
09 Giugno 2026 - 16:55 | di Eva Curatola

La tendopoli di San Ferdinando sembra avere, ormai, le ore contate.
Quello che per anni è stato il “ghetto” dei braccianti della Piana di Gioia Tauro è entrato a far parte della discussione di ieri a Palazzo Campanella, nel corso dell’ultima riunione del Consiglio regionale della Calabria.
Da un lato la giunta che rivendica la fine di una “vergogna nazionale” e lo stop alla “schiavitù” dei campi, dall’altro le opposizioni che chiedono garanzie reali sulle case e sui servizi sociali dopo lo sgombero.
La chiusura del ghetto della Piana è alle porte, ma la vera sfida passa anche da qui.
Occhiuto: “Fieri della Calabria solidale, la tendopoli sparirà”
Ad aprire il fronte della discussione è stato lo stesso governatore Roberto Occhiuto, che ha rivendicato con forza il lavoro silenzioso svolto negli ultimi anni per arrivare alla chiusura del sito, respingendo l’accusa di agire sull’onda dell’emotività dopo i recenti fatti di sangue a ad Amendolara.
“Non autoflagelliamoci — ha esordito Occhiuto — perché questa regione, che oggi si interroga su quello che può fare di più per contrastare questa violenza, è la stessa regione che è stata di esempio all’Italia qualche tempo fa dopo la strage di Cutro. Tutti i calabresi hanno dimostrato grande solidarietà, dimostrando che non c’è nessuno, né da una parte né dall’altra della politica, che soffiava sul fuoco o creava le condizioni per l’intolleranza. Questa è una regione che soprattutto in alcune parti dello Ionio, continua ad accogliere tantissimi migranti senza che la popolazione protesti, senza che la popolazione abbia rigurgiti di razzismo e io sono orgoglioso di essere il Presidente di questa Calabriache dimostra grande solidarietà”.
Il presidente ha poi evidenziato l’approccio strutturale e non emergenziale della sua giunta:
“Non è vero che diciamo faremo, vedremo. Molte cose le abbiamo fatte senza aspettare i fatti di Amendolara. Il campo di San Ferdinando era ed è ancora una vergogna nazionale sulla quale la stampa ha più volte acceso i riflettori. Per tanti anni se ne è soltanto parlato; fra qualche settimana questo campo finalmente sarà sbaraccato. È un lavoro che stiamo conducendo da mesi, addirittura da anni, e che ha avuto un impulso ulteriore grazie all’impegno nel Welfare dell’assessore Straface e, prima di lei, dell’assessore Minasi. Lo faremo, lo faremo fra qualche settimana”.
Gallo: “Basta schiavitù, servono condizioni di vita minime e dignitose”
Sulla stessa linea di fermezza l’intervento dell’assessore Gianluca Gallo, che ha voluto accendere i riflettori sulle condizioni disumane in cui i lavoratori stagionali sono stati costretti a vivere per anni, puntando il dito anche contro le passate inerzie gestionali del territorio.
“Il fenomeno degli sbarchi e quello delle tendopoli hanno gravato pesantemente su questa provincia — ha spiegato Gallo —. Lo smantellamento, voluto fortemente dal presidente Occhiuto e supportato dall’assessorato al Welfare, affronta un problema che troppo spesso è stato ignorato da chi sul territorio aveva la responsabilità di governare e gestire le politiche sociali”.
L’assessore ha poi concluso con un duro richiamo etico:
“Dobbiamo ricordarci che parliamo di esseri umani sempre, non soltanto quando accadono episodi di cronaca. Questi lavoratori devono avere condizioni minime di qualità della vita. Non possono essere trattati come schiavi, perché quando si vive in quelle tendopoli si è come gli schiavi”.
Il piano di trasferimento e le incognite dell’opposizione
Se da un lato la giunta accelera per completare lo sbaraccamento prima del picco del caldo estivo, dall’altro restano i nodi logistici legati al “dopo”. Proprio la scorsa settimana, il consigliere regionale del PD Giuseppe Ranuccio aveva presentato un’interrogazione formale per chiedere garanzie sul futuro post-smantellamento e sulla reale tenuta delle soluzioni abitative alternative.
La road map è tracciata dal decreto commissariale approvato a marzo, un provvedimento che si inserisce nel solco degli interventi nazionali ispirati al cosiddetto “modello Caivano”. Il piano dispone la demolizione totale dell’insediamento e il contestuale trasferimento dei braccianti.
Le aree individuate per l’accoglienza diffusa e dignitosa sono principalmente due:
- Taurianova: moduli abitativi in Contrada Russo.
- Rosarno: appartamenti e alloggi situati nelle zone di Contrada Serricelle.
Straface: “Nessuna deportazione, ma stop al degrado. Nei nuovi alloggi presidi sociali e legali”
A delineare la strategia operativa e la gestione della transizione è stata l’assessore al Welfare, Pasqualina Straface, che ha voluto sgomberare il campo da possibili fraintendimenti sulla natura dell’operazione, annunciando l’attivazione di importanti servizi di supporto per i migranti che saranno trasferiti.
“Da subito ho riattivato il tavolo con la presenza dei tre sindaci e del prefetto di Reggio Calabria – ha detto Straface sulla questione San Ferdinando. Qui non si tratta di una deportazione o di trasferire delle persone. Si tratta invece di andare ad agire su quella che è stata per anni la fotografia del degrado sociale e dello sfruttamento che si è consumato all’interno della tendopoli”.
L’assessore ha poi confermato l’imminenza dell’intervento, svelando i dettagli del piano di assistenza:
“Insieme ai sindaci e al prefetto di Reggio Calabria vi posso comunicare che siamo prossimi allo sgombero e allo smantellamento. Per garantire una vera integrazione, all’interno dei nuovi alloggi verrà istituito un presidio fisso con la presenza di assistenti sociali, psicologi, mediatori culturali e operatori legali. Un servizio strutturato che sarà attivo ogni giorno dalle otto del mattino fino alle ventidue di sera”.
La sfida della Regione, adesso, passa dalle parole ai fatti: l’obiettivo è dimostrare che l’abbattimento delle baracche e delle tende non si tradurrà in una semplice dispersione della manodopera nel precariato invisibile, ma nel primo vero modello di integrazione e legalità per i lavoratori della terra nella Piana.
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