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Concessioni balneari, la Corte Ue: gare necessarie solo in caso di reale scarsità delle spiagge

Il governo prepara un modello di bando per i Comuni. Salvini annuncia la pubblicazione entro luglio, mentre la maggioranza valuta nuovi interventi normativi

Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria visto dall'alto

Nuovo passaggio nel lungo confronto sulle concessioni balneari. Da una parte il governo lavora a un bando tipo da mettere a disposizione dei Comuni. Dall’altra, una recente decisione della Corte di Giustizia dell’Unione europea riaccende il dibattito sull’obbligo di indire le gare.

Il punto centrale riguarda la disponibilità delle spiagge. Secondo i giudici europei, le procedure pubbliche previste dalla direttiva Bolkestein diventano obbligatorie quando le autorizzazioni disponibili sono limitate a causa di una reale scarsità della risorsa naturale.

Il bando tipo annunciato entro luglio

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha annunciato che il modello nazionale per le concessioni dovrebbe essere pronto entro la fine di luglio.

Il documento servirà a fornire ai Comuni una base comune per predisporre le procedure di assegnazione, riducendo le differenze tra un territorio e l’altro. Il testo sarebbe in fase di completamento, anche attraverso il confronto con associazioni di categoria e ordini professionali.

Secondo Salvini, le gare già avviate in alcuni Comuni avrebbero dimostrato la possibilità di tutelare le imprese esistenti attraverso criteri legati alla continuità aziendale, alla qualità dei servizi, al radicamento sul territorio e alla presenza di attività a carattere familiare.

Il ministro ha richiamato anche il ruolo degli stabilimenti nella sicurezza delle coste. Le strutture organizzate garantiscono infatti servizi di vigilanza e salvataggio, mentre nelle spiagge libere queste attività devono essere assicurate direttamente dai Comuni.

La decisione della Corte di Giustizia europea

A modificare nuovamente lo scenario è stata l’ordinanza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 10 luglio, relativa alla causa C-574/25, conosciuta come caso “Balneari Rimini II”.

La Corte ha chiarito che l’articolo 12 della direttiva Bolkestein impone una procedura competitiva soltanto quando il numero delle autorizzazioni è limitato dalla scarsità delle risorse naturali disponibili.

La valutazione sulla presenza o meno di questa condizione spetta alle autorità nazionali competenti. Le loro decisioni potranno poi essere sottoposte al controllo dei giudici nazionali.

Non si tratta quindi di un’esclusione automatica delle gare, ma di un principio che lega l’obbligo delle procedure pubbliche alla concreta situazione delle coste e delle aree demaniali disponibili.

Fratelli d’Italia: “Possibile punto di svolta”

La decisione è stata accolta positivamente da Fratelli d’Italia, che considera il pronunciamento europeo un sostegno alla linea portata avanti dal governo.

Riccardo Zucconi, componente della commissione Attività produttive della Camera, ha sottolineato come la pronuncia possa aprire la strada a una nuova iniziativa legislativa per dare maggiore certezza agli operatori.

La maggioranza richiama anche la mappatura del demanio marittimo realizzata nel 2023. Secondo i dati utilizzati dall’esecutivo, a livello nazionale non sarebbe emersa una situazione generale di scarsità delle spiagge.

Resta però da comprendere come questo criterio verrà applicato nei singoli territori, dove la disponibilità delle aree può variare sensibilmente. Il prossimo passaggio sarà la pubblicazione del bando tipo, atteso dai Comuni e dalle migliaia di imprese interessate.

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