Caso Galati, residenti da mesi senza strada. Il paradosso: le tartarughe la scelgono, le istituzioni la dimenticano – FOTO
Caretta Caretta, mare cristallino e degrado: da sei mesi manca un accesso sicuro alle abitazioni. Residenti esasperati dopo mesi di attesa e solleciti
12 Agosto 2026 - 10:24 | di Vincenzo Comi

C’è un angolo di Calabria in cui madre natura continua a fare la sua parte, mentre istituzioni e burocrazia sembrano essersi fermate. Siamo a Galati, frazione di Brancaleone, sul versante ionico, ai piedi del faro di Capo Spartivento. Un piccolo fazzoletto di terra affacciato su un mare straordinario, scelto persino dalle tartarughe Caretta Caretta per la nidificazione.

Ma basta abbassare lo sguardo. Ed ecco un’altra realtà.

Fatta di degrado, rifiuti, tubazioni esposte, vecchie docce ridotte a scheletri, cattivi odori e soprattutto residenti che, da mesi, non hanno più una strada normale per raggiungere le proprie abitazioni.

La strada cancellata dal ciclone Harry
Il problema, in realtà, viene da lontano. I residenti e i numerosi proprietari delle abitazioni estive di Galati lamentano da anni le condizioni dell’accesso alle proprie case.
Da sempre la ‘strada’ non è altro che un tratto sterrato, tra terra e sabbia, che consentiva comunque il passaggio delle automobili, seppur con numerose difficoltà. Da metà gennaio, però, anche quel precario collegamento è scomparso.

Il ciclone Harry e le violente mareggiate hanno completamente inghiottito e distrutto il passaggio. Da allora chi deve raggiungere le proprie abitazioni è costretto ad utilizzare un percorso alternativo sul lato della fiumara, sotto il faro di Capo Spartivento.
Una soluzione tutt’altro che sicura.
Attraversare il letto di una fiumara significa infatti mettere a rischio le automobili e, soprattutto, l’incolumità delle persone. In presenza di precipitazioni, anche distanti dal punto di attraversamento, il livello dell’acqua può aumentare rapidamente trasformando in pochi minuti un passaggio apparentemente asciutto in un pericolo concreto.
Eppure, a oltre sei mesi dalla distruzione della vecchia strada, la situazione resta sostanzialmente invariata.
Il tentativo del Comune e lo stop ai lavori
Qualcosa, in realtà, si è mosso. Ma senza arrivare alla soluzione del problema.
L’amministrazione comunale di Brancaleone, attraverso un’ordinanza firmata dal sindaco Silvestro Garoffolo, aveva avviato la procedura per il ripristino del tratto sterrato.

Secondo quanto raccolto da CityNow, però, già al primo intervento della ruspa i lavori sarebbero stati fermati dalla Guardia Costiera e dalla Capitaneria di Porto, a causa dell’assenza della VIncA, la Valutazione di Incidenza Ambientale necessaria per procedere nell’area interessata.
Il tratto sul quale dovrebbe essere ricostruito l’accesso ricade inoltre su area demaniale. Sempre secondo le informazioni raccolte, sarà quindi necessario completare i passaggi amministrativi e autorizzativi necessari prima di poter procedere ad un vero intervento di riqualificazione.
Il risultato, però, per chi vive e possiede una casa in quella zona non cambia perchè la strada continua a non esserci.
Circa 300 mila euro per il lungomare: Galati aspetta
Una possibile soluzione potrebbe arrivare dalle risorse destinate alla riqualificazione del litorale post Harry. Secondo quanto raccolto, il Comune di Brancaleone avrebbe ottenuto dalla Regione Calabria uno stanziamento di circa 300 mila euro destinato alla riqualificazione dei lungomari di Brancaleone e Galati.
Adesso sarà necessario avviare rapidamente l’iter progettuale e stabilire come ripartire le somme tra il centro e la frazione.
Il tempo, però, continua a passare. Siamo in pieno agosto. Le abitazioni sono frequentate, le spiagge tornano a popolarsi e i residenti continuano a chiedere qualcosa di estremamente semplice ovvero poter raggiungere casa propria senza attraversare una fiumara.
Caretta Caretta tra degrado e abbandono
Il paradosso di Galati è racchiuso tutto nelle immagini.

Da una parte un mare limpido, la costa ionica, Capo Spartivento e i nidi delle Caretta Caretta, protetti da piccoli recinti lungo la spiaggia. La dimostrazione concreta del valore ambientale e naturalistico di questo tratto di Calabria.

Pochi metri più in là, uno scenario completamente diverso.
Rifiuti trascinati dalle mareggiate, vecchie strutture ormai inutilizzabili, resti di docce abbandonate da decenni, tubi lasciati a vista e un persistente odore acre di fogna. Segni di incuria che stride con la bellezza del paesaggio circostante.

È questa forse l’immagine più forte di Galati: la natura che continua ostinatamente a scegliere questo luogo e l’uomo che continua a maltrattarlo.
Le tartarughe tornano sulla spiaggia per deporre le uova. I residenti, invece, per tornare nelle proprie case devono sperare che la fiumara sia asciutta.
Un paradosso che, dopo mesi di solleciti e attese, non può più essere considerato normale. Perché tutelare un territorio non significa soltanto vietare, delimitare o proteggere. Significa anche programmare, intervenire e garantire servizi e sicurezza a chi quel territorio lo vive ogni giorno.
Galati non chiede opere faraoniche. Chiede una strada, decoro e attenzione. In uno dei tratti più suggestivi della costa ionica calabrese, nel 2026, dovrebbe essere il minimo.
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