“Il lavoro portuale è usurante”: anche Gioia Tauro si ferma per lo sciopero
"Chiedere di andare in pensione prima, dopo una vita passata così, significa chiedere che la legge prenda atto di quello che i corpi dei lavoratori raccontano da anni"
26 Settembre 2026 - 18:21 | Comunicato Stampa

“Lunedì 28 settembre i porti italiani si fermano per 24 ore. A Gioia Tauro saremo in presidio dalle ore 9:30 all’ingresso doganale del porto, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori che ogni giorno tengono in piedi il primo scalo di transhipment del Paese.
Il 7 maggio, davanti ai rappresentanti sindacali e a centinaia di portuali scesi a Roma per uno sciopero nazionale con adesioni altissime, il Ministero del Lavoro aveva annunciato la convocazione a breve di un tavolo tecnico per riconoscere il lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici. Sono passati quasi cinque mesi e quel tavolo non è mai stato convocato.
Nel frattempo i ministeri si sono presi l’estate, mentre i portuali hanno continuato a lavorare nelle stive a 50 gradi, sulle banchine roventi, su turni che coprono tutte le 24 ore, tra mezzi enormi e carichi sospesi, dove un attimo di stanchezza può costare la vita. Più della metà degli addetti operativi ha superato i 50 anni.
Chiedere di andare in pensione prima, dopo una vita passata così, significa chiedere che la legge prenda atto di quello che i corpi dei lavoratori raccontano da anni.
Sappiamo già quale sarà la risposta: mancano le risorse. È la stessa classe dirigente che da decenni trova miliardi di soldi pubblici per sostenere le grandi imprese private e che oggi li trova senza difficoltà per i piani di riarmo. Per chi si spacca la schiena sulle banchine, invece, la cassa resta sempre vuota. Le risorse ci sono. Si tratta di decidere a chi darle.
C’è poi un secondo fronte, forse ancora più pericoloso. Nell’iter parlamentare della riforma dei porti un emendamento della Lega punta a consentire alle imprese terminaliste e a quelle autorizzate ex art. 16 della legge 84/94 di rifornirsi di manodopera direttamente dalle agenzie per il lavoro, scavalcando il sistema regolato dall’art. 17.
Ciò significherebbe che lavoratori formati, esperti, che conoscono le banchine e i rischi specifici delle operazioni portuali, saranno sostituiti progressivamente da personale interinale intercambiabile, ricattabile e a bassissimo costo.
In un luogo dove la sicurezza dipende dall’esperienza, questa scelta significa più precarietà, più dumping salariale e più infortuni. Per questo chiediamo il ritiro immediato dell’emendamento.
A Gioia Tauro sappiamo bene dove porta questa strada, perché la precarietà sulle banchine esiste già. Ci sono giovani che entrano in porto come tirocinanti con compensi di poche centinaia di euro al mese e responsabilità da operatore esperto, e che si vedono rinnovare il tirocinio più volte invece di ottenere un contratto.
È su di loro che si scarica il costo di un modello che pretende professionalità senza pagarla e sicurezza senza garantire stabilità.
Chiediamo quindi la convocazione immediata del tavolo tecnico al Ministero del Lavoro, il riconoscimento del lavoro portuale come usurante all’interno del sistema previdenziale, il ritiro dell’emendamento che attacca l’art. 17 e un porto fondato su lavoro stabile, formazione adeguata e sicurezza per tutte e tutti.
Lo sciopero è aperto a tutti i lavoratori portuali, iscritti o non iscritti a un sindacato, compresi quelli assunti tramite agenzia, che hanno pieno diritto di scioperare e che la legge vieta di sostituire con altri lavoratori somministrati durante l’astensione.
Il tempo delle promesse e dei rinvii è finito. Lunedì 28 settembre, alle 9:30, all’ingresso doganale del porto di Gioia Tauro, è importante esserci”.
Or.S.A. Mari e Porti
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