Dopo le elezioni metropolitane Minicuci aderisce al carroccio. Ma nella Lega regna il caos

Il capo dell’opposizione formalizza il passaggio a Palazzo San Giorgio. Ecco i retroscena che avvelenano il partito di Salvini

Prima la vittoria, poi la rabbia e le recriminazioni, infine l’approdo a casa Salvini. Si conclude così, con la formalizzazione dell’ingresso nel gruppo comunale della Lega la parabola di Nino Minicuci. Se sarà un punto d’arrivo o di partenza, questo lo si capirà presto, ma l’ex candidato a sindaco del carroccio si è giocato bene le sue carte, raccogliendo il massimo risultato con il minimo sforzo, o meglio, in cambio della tanto attesa adesione al gruppo consiliare comunale.

Ma il caos sembra regnare sovrano nella Lega di Salvini. Anche perché proprio le elezioni metropolitane hanno fatto riemergere dissapori interni in realtà mai sopiti.

Dalla candidatura alla vittoria

Il tutto si è concretizzato all’ombra di Palazzo Alvaro. Le elezioni metropolitane sono diventate lo scacchiere principale per le mosse di Minicuci, intento a raggiungere il suo obiettivo, e quindi l’elezione al Consiglio metropolitano.

Minicuci d’altra parte si è guardato bene da compiere altri passi falsi, ed ha cercato di blindarsi condizionando l’iscrizione al gruppo consiliare comunale all’appoggio del partito alla sua candidatura.

Non è un mistero che la mancata iscrizione al gruppo della Lega dopo aver perso le elezioni comunali con Falcomatà, abbia lasciato l’amaro in bocca. Più di qualcuno ha bollato l’accaduto come una mancanza di rispetto dello stesso Minicuci nei confronti del partito che ha puntato tutto su di lui, soprattutto alla luce dell’iscrizione contestuale al gruppo misto. Solo in un secondo momento Minicuci aveva annunciato la volontà di aderire al gruppo della Lega, presieduto a Palazzo San Giorgio da Giuseppe De Biasi, notoriamente vicino alle posizioni della consigliera regionale Tilde Minasi. Ma quel passo, la formalizzazione del passaggio, non è mai avvenuto.

Almeno fino all’altro ieri, quando l’ex candidato a sindaco ha deciso improvvisamente di dare seguito all’annuncio depositando all’ufficio di presidenza, la lettera con cui subordina la sua iscrizione al gruppo della Lega al riscontro del capogruppo De Biasi. Riscontro che è arrivato nel giro di un paio di giorni. E non poteva essere altrimenti, visto le polemiche interne suscitate dall’esito del voto per la composizione del Consiglio Metropolitano. Né lo stesso Minicuci ha nascosto la propria amarezza, offrendo all’opinione pubblica una ricostruzione dei fatti che lo vede in rotta di collisione tanto con la Minasi e De Biasi, quanto con Saverio Anghelone.

Il pasticcio delle elezioni metropolitane

Come noto, Antonino Minicuci ha strappato l’ultimo posto utile nella lista Centrodestra Metropolitano, per sedere al Consiglio metropolitano, anche per una serie di coincidenze. Lo ha fatto raccogliendo la cifra individuale ponderata di 3163 preferenze, sopravanzando Rocco Campolo, consigliere comunale a Motta San Giovanni e la villese Francesca Porpiglia.

Un passaggio importante questo per capire le dinamiche che hanno permesso l’elezione di Minicuci, che ha temuto fino all’ultimo di essere silurato dal partito.

Alla vigilia della consultazione elettorale di secondo livello, dalla segreteria nazionale della Lega è arrivato l’input al territorio di far convergere i voti sul candidato Nino Minicuci. C’è infatti una convinzione di fondo che muove l’agire della Lega: la possibilità che si ritorni a votare per il ballottaggio in riva allo Stretto. D’altra parte la Lega, attenta all’evoluzione delle indagini sui brogli elettorali che hanno travolto il capogruppo del Pd a Palazzo San Giorgio, Nino Castorina, non vorrebbe presentarsi ad una eventualità del genere con un candidato sindaco che non solo non è iscritto alla Lega, ma che rischia di non essere eletto neanche dai suoi, in una elezione di secondo livello. In questo scenario Minicuci avrebbe promesso l’iscrizione al gruppo consiliare comunale.

Ma le cose non sono andate per come erano state pianificate. Infatti non tutti hanno seguito “l’ordine” di partito.

La strategia che non ha pagato

Non è ormai un mistero che Tilde Minasi, con Giuseppe De Biasi, abbia fatto un accordo elettorale con Rocco Campolo che però nonostante il pesante voto ponderato del capogruppo comunale della Lega, non è riuscito a spuntarla, anche perché in lizza c’era il suo collega Mallamaci che ha diviso i voti del centro dell’area grecanica. Ma fuori è rimasta anche la Porpiglia - che i soliti informati dicono sia stata tradita da chi l’aveva proposta, e quindi l’amministrazione villese – e il vice sindaco di Seminara Roberto Gaudioso, messo fuori gioco dal voto ponderato.

Minicuci ha quindi pensato bene di auto-votarsi, trovando la “solidarietà” della fascia tirrenica, compattata dalla strategia messa in campo dalla Minasi.

Ecco perché a margine della votazione proprio Minicuci ha deciso di dare in pasto all’opinione pubblica dichiarazioni pesanti e inequivocabili. D’altra parte a parere del capo dell’opposizione, anche Saverio Anghelone avrebbe dovuto votare per lui. Anche per via di quella sorta di endorsement che il numero uno di “Cambiamo”, il governatore della Liguria Giovanni Toti, aveva deciso di spendere in suo favore alle scorse comunali. Ma evidentemente, questa volta, l’indicazione ai rappresentanti locali non è arrivata.

Tuttavia, rispetto al caso specifico di Anghelone, che ha riscaldato e molto gli animi, Minicuci ha ragione nel sostenere che se lo stesso avesse votato per il centrodestra la lista avrebbe strappato un altro seggio.

Oggi l’aria che si respira nella Lega, a queste latitudini, è molto pesante. L’azione di forza provata dalla Minasi in tandem con De Biasi è ritenuta “politicamente molto grave”, anche perché il loro agire non ha permesso l’elezione di un rappresentante della Lega. In questo senso sarebbero molti quelli che attendono sulla riva del fiume, se non altro, un provvedimento da parte degli organismi locali o nazionali.