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Reggio prima di tutto: Cannizzaro e i retroscena di una scelta coraggiosa

La candidatura di Francesco Cannizzaro a sindaco non è "soltanto" una notizia politica. Per il deputato reggino è una prova di appartenenza, per la città il segnale che qualcosa sta cambiando...

cannizzaro

Alla fine, la maglia amaranto l’ha indossata davvero. Sino a ieri, c’era ancora chi pensava ad un bluff, ad un’astuta strategia politica, con il nome del candidato sindaco calato all’ultimo momento, ‘da Roma’ come volevano i detrattori.

Da Roma l’annuncio è arrivato davvero -per impegni in Parlamento- ma non da ‘tavoli nazionali’ e non ufficializzando la candidatura di un profilo esterno. E’ arrivato da Cannizzaro stesso, per ufficializzare la propria discesa in campo.

C’è un dato politico che pesa più di ogni altro nell’annuncio del deputato di Forza Italia rispetto alla sua discesa in campo da candidato sindaco alle prossime comunali reggine. Non la sorpresa, perché nelle ultime settimane la sua candidatura era nell’aria.

Non la forza dell’attesa, dei “tempi maturi” – come dice nel video lanciato dalla Camera dei Deputati con cui il parlamentare reggino ha ufficializzato la sua candidatura per il CentroDestra – o l’imperturbabile resistenza agli sterili, ripetuti tentativi di indebolire la sua leadership.

Niente di tutto questo. Il punto vero è un altro: Cannizzaro ha scelto. Lo ha voluto fare. Non è stata una scelta “costretta”, di circostanza o di convenienza. Anzi. La sua è la ferma dimostrazione di coerenza politica e umana, mettendoci la faccia fino in fondo, in prima persona, rinunciando alla strada più comoda, più lineare che la politica nazionale gli stava spalancando davanti: restare a Roma, guadagnandosi uno spazio all’interno del Governo nazionale nel prossimo mandato, in caso di bis del centrodestra.

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Parliamoci chiaro: chi lo avrebbe fatto? Quella di Cannizzaro è una scelta “coerentemente folle”, di chi è davvero legato alle proprie radici, a tal punto da scegliere, davanti al bivio tra Roma e Reggio, la sua terra; di chi se l’era fatto scappare già ad ottobre in Piazza Duomo, davanti all’entusiasmo dei suoi concittadini, del popolo non solo di Forza Italia, bensì di tutto il CentroDestra.

L’onorevole reggino non era obbligato a scendere in campo in prima persona. Sin da ottobre 2025 appunto, aveva davanti a sé tempo e opzioni per poter fare ancora una volta il deus ex machina, indicando un altro nome e guidando la partita da regista esterno, senza esporsi direttamente.

In questi mesi, come è giusto che sia, le valutazioni sono state diverse. Sul tavolo non c’era solo il nome dell’eurodeputata Giusi Princi, ma anche altre ipotesi, alcune magari rimaste lontane dai riflettori e da indiscrezioni della stampa.

Poi, però, gli indugi sono stati rotti. E la decisione finale ha avuto un significato preciso: se davvero per Reggio si apre una stagione decisiva, Cannizzaro ha ritenuto di non poter delegare ad altri una visione di città che considera sua, costruita nel tempo e adesso da giocare sul campo, in prima persona, indossando la famosa maglia amaranto che ormai è diventato un claim.

È qui che la candidatura assume un valore che va oltre il semplice schema elettorale. Per Cannizzaro è un atto di appartenenza. Un gesto che parla di radicamento, di coerenza con il proprio elettorato, di responsabilità verso una città che considera (lo si evince anche dalla sua attività parlamentare) il centro del proprio impegno politico. Non da ora.

La lettura più profonda, però, riguarda il ‘prezzo politico’ della decisione. Cannizzaro oggi non è un parlamentare qualunque di Forza Italia: è segretario regionale del partito in Calabria, fa parte della segreteria nazionale ed è indicato dal partito stesso anche come responsabile nazionale del Dipartimento Sud.

Un profilo che, in caso di vittoria del centrodestra alle prossime Politiche, lo avrebbe tenuto naturalmente dentro il perimetro delle postazioni di Governo in quota FI. Possibilità che, rumors di questi giorni, riferiscono gli siano state nuovamente messe sul piatto della bilancia, rispetto alla scelta da compiere.

Non è un semplice dettaglio. Significa che la scelta di puntare su Palazzo San Giorgio non ha i connotati del ripiego, piuttosto della rinuncia (tanto sul piano personale che su quello politico). Ed è proprio questo a rendere la scelta compiuta ancora più forte. Perché candidarsi a sindaco di Reggio Calabria, avendo davanti una traiettoria nazionale così solida, vuol dire lanciare un messaggio chiaro a tutta la politica reggina.

Vuol dire che questa partita non può essere vissuta come una scadenza ordinaria. Vuol dire alzare l’asticella del confronto. Una candidatura di questo peso costringe tutti, alleati e avversari, a uscire dalle formule vuote, dagli slogan e dai tatticismi. Impone una campagna elettorale giocata sui temi, sui programmi, sulle idee vere e concrete.

Da questo punto di vista, la scelta di Cannizzaro cambia già da ora il tono della corsa a sindaco. Perché un candidato con il suo profilo, il suo radicamento e la sua rete di relazioni istituzionali porta inevitabilmente il dibattito su un livello diverso.

Non basta più la semplice appartenenza di schieramento. Non basta più la contrapposizione politica tradizionale. Adesso il terreno diventa quello della credibilità amministrativa, della capacità di attrarre risorse, del rapporto con Roma e con i grandi dossier che possono incidere sul futuro di Reggio.

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Il messaggio, in sostanza, è semplice: Cannizzaro ha deciso che questo è il momento di giocare la partita più difficile. Non quella più comoda. Non quella più protetta ma quella più esposta. E lo ha fatto perché evidentemente ritiene che Reggio Calabria sia arrivata a un bivio.

Da una parte la continuità con i ritardi, le occasioni perse, i limiti strutturali che la città continua a trascinarsi dietro. Dall’altra la possibilità di aprire una fase nuova, di rilancio e sviluppo, di visione, in una stagione che forse come non mai è davvero decisiva per il futuro di Reggio Calabria.

Dentro questa scelta c’è anche un altro elemento politico da non sottovalutare. Se eletto, Cannizzaro diventerebbe l’unico sindaco di Forza Italia alla guida di un grande capoluogo, di una città metropolitana, dando al partito una vetrina amministrativa di primo piano proprio mentre continua a mantenere ruoli centrali nell’organizzazione azzurra. Il passaggio da Montecitorio a Palazzo San Giorgio, quindi, non segnerebbe un arretramento, ma una diversa forma di leadership da portare avanti.

Il cuore della sua sfida, allora, sta tutto qui: imprimere in prima persona un cambio di passo a Reggio Calabria. Non affidare ad altri il compito di interpretare una visione, trasformandosi lui stesso nel profilo simbolo di una nuova fase, anche per il partito. È una scommessa ad alto rischio, certo.

Ma proprio per questo pesa. Perché in politica, quando hai alternative più semplici e scegli comunque la strada più dura, stai dicendo a tutti che non vuoi semplicemente partecipare. Vuoi guidare. E per farlo servono attributi di un certo calibro.

Possibile che, nella scelta compiuta dal parlamentare reggino, abbia influito anche la volontà di misurare ancora una volta il proprio peso, l’adrenalina di chi vuole sentirsi ancora protagonista.  

Dopo i risultati ottenuti da Forza Italia agli ultimi appuntamenti elettorali e i numeri impressionanti registrati (su tutti, le elezioni a furor di popolo e con un consenso oggettivamente fuori da ogni previsione di Giusi Princi all’Europarlamento e al Consiglio Regionale di Salvatore Cirillo, oggi Presidente dell’Assemblea legislativa) cosa mancava per aumentare ancora il coefficiente di difficoltà e alzare la puntata della scommessa? La candidatura a sindaco in prima persona, ovviamente.

E allora la candidatura di Francesco Cannizzaro non è soltanto una notizia politica. Per il deputato reggino è una prova di coraggio politico e di appartenenza, una dimostrazione che nella politica si può ancora avere fiducia, è la promessa fatta a tutti i reggini di una nuova era, da costruire non per interposta persona, ma in prima linea.

In una semplice parola: sogno. Quello ha voluto realizzare ieri Cannizzaro, annunciando la candidatura e immaginandosi con la fascia tricolore, da indossare sopra la maglia amaranto. Quello che spera di vivere una città reduce da anni difficili, complicati. Dove poco, o mai, si è volato con la fantasia e l’ambizione di realizzare desideri importanti. E dove troppo spesso invece si è dovuto fare i conti con la realtà.