Maschere subacquee come protezione: anche 2 reggini nel gruppo dei ‘makers’ 3D
Un team, costituito da titolari di laboratori odontotecnici, è al lavoro per produrre mascherine e donarle a chi ne ha più bisogno
08 Aprile 2020 - 18:27 | Comunicato

Sembra un sogno, ma sarebbe più giusto dire un incubo, questa pandemia. Mai avremmo pensato che da un giorno all’altro le nostre vite potessero cambiare così radicalmente: dagli affetti, ai rapporti sociali, al lavoro. E forse mai nulla sarà come prima.
In un clima così surreale, proprio quando la richiesta è quella di stare lontani, non ci siamo mai sentiti così vicini nell’affrontare questo nemico comune ed invisibile. Tanti sono stati i gesti di solidarietà ed ognuno contribuisce come può: chi economicamente, chi con un pasto caldo e chi mette a disposizione il proprio lavoro e le proprie competenze.
È questo il caso di alcuni laboratori odontotecnici che hanno deciso di continuare a regalare sorrisi, ma questa volta con il 3D. Conosciamo bene la carenza di mascherine di dispositivi di protezione per il personale medico, infermieristico e tutti coloro che rischiano la vita in prima linea. Tutto il mondo dei “makers” e delle aziende digitali si è mobilitato per trovare soluzioni a carenze di parti di ricambio, raccordi, tubi e quanto altro potesse essere realizzato con le stampanti 3D.
Lo spunto arriva da un servizio della CNN. L’organizzazione dal chirurgo maxillo-facciale dott. Giovanni Giorgetti con l’amico ingegnere Angelo Salamini. Il team costituito da titolari di laboratori odontotecnici ed esperti in tecnologie digitali come Antonio Ielo e Domy Oliverio (RC), Fabio Arnò (LE), Luigi Parise(CS), Mimmo Castellana(BA), Enzo e Piero Piacenti (PA), Stefano Lufrani (Rm), Giovanni Favara (AG). Insieme hanno deciso di produrre una serie di raccordi e filtri per trasformare le comuni maschere subacquee in dispositivi di protezione individuale. Ai raccordi sarà poi applicato il materiale filtrante.
L’intento è quello di favorire la sicurezza di tutti quegli operatori che lavorano al di fuori delle strutture ospedaliere. Chi, malgrado la pandemia, è costretto a lavorare o assistere anziani, senzatetto, gente fragile. In questo modo da un lato non si sottraggono dispositivi a chi lavora in prima linea, dall’altro chi ne ha bisogno può usufruire di protezioni riutilizzabili e che garantiscono una migliore protezione al contagio da Covid-19.
Verranno realizzati i primi 100 kit che saranno donati alla protezione civile che se ne occuperà della distribuzione.
Si può essere vicini agli altri anche stando lontani. Un virus ce lo sta insegnando.
COME NASCE IL PROGETTO?
Il progetto è nato dallo spunto del chirurgo maxillo-facciale Giovanni Giorgetti che, informandosi su possibili soluzioni per sopperire alla mancanza di dispositivi di protezione individuale durante l’emergenza COVID-19, legge un articolo sul sito della CNN che parla della possibilità di produrre raccordi tramite la stampa 3D. Questi raccordi trasformano le semplici maschere da sub in un formidabile strumento di protezione.
A questo punto il dott. Giorgetti chiama l’amico ingegnere Angelo Salamini, esperto in tecnologie 3d, chiedendo se fosse davvero possibile quanto letto.
L’ingegnere, che da qualche anno lavora con le stampanti 3D nel settore dentale, non solo risponde affermativamente ma propone ad un gruppo di odontotecnici, anch’essi dotati di stampanti, di partecipare al progetto.
In meno di 12 ore il primo raccordo era pronto. Il file stampato era stato condiviso in internet perché in tanti si sono messi al lavoro per trovare soluzioni all’emergenza. Molti gruppi di lavoro hanno cercato di soddisfare la richiesta di tubi “Venturi” e delle valvole “Charlotte”, difficili da reperire, in grado di collegare i ventilatori polmonari ai pazienti delle terapie intensive.
Da subito, però, l’intento del nostro gruppo è stato quello di produrre, in modo del tutto gratuito, protezione agli operatori che non riescono ad accedere alle famose mascherine FFP2 ed FFP3. Abbiamo disegnato e prodotto un raccordo che permette di collegare la maschera da sub ad un filtro medicale.
LA TECNOLOGIA
Si parla spesso di industria 4.0 identificandola con la stampa 3D. Ai più questa tecnologia è sconosciuta. Eppure ne è stata fatta di strada negli ultimi 30 anni. Con questa tecnologia si sono cominciati a produrre inizialmente dei “prototipi” di oggetti.
L’evoluzione tecnologica e dei materiali permette oggi una vera e propria produzione di oggetti nei settori più diversi: dall’aerospaziale, al medicale, al cibo.
COME FUNZIONA?
Immaginiamo di voler realizzare un oggetto qualunque e di costruirlo una fettina per volta. Ecco la stampa 3D realizza le singole fettine che sovrapponendosi e saldandosi costruiscono gli oggetti, anche i più complessi.
Tra i “makers” ed in molte scuole le stampanti 3D sono sempre più diffuse e si stima che forse un giorno ogni famiglia ne avrà una.
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