Processo Miramare, il ‘Gran bello’ e la tedesca ‘Anghela’: storia di un duello finito male

Falcomatà e Marcianò, un duello (che ricorda i film western) ancora in attesa dell'ultimo capitolo. O forse di un nuovo inizio...

Marciano Falcomata

Un duello rusticano, finito male. Alcuni passaggi delle 174 pagine che compongono le motivazioni del Processo Miramare, ricordano i western di Sergio Leone e al contempo le commedie nere dei fratelli Cohen. Dei primi, è sin troppo facile scorgere il perchè. La lotta serrata tra Giuseppe Falcomatà e Angela Marcianò si eleva rispetto al resto, assumendo contorni affascinanti e romantici. Un faccia faccia senza esclusioni di colpi, con gli altri componenti della giunta del primo tempo attori comprimari, sullo sfondo, spesso sfocati.

L’andamento confuso e aggrovigliato di quanto accaduto in quell’infuocata estate del 2015 assomiglia invece ad uno dei tratti distintivi che hanno contraddistinto la filmografia dei fratelli Cohen: l’assenza di un vinto e di un vincitore, unendo con una filosofia sardonica i contendenti, divisi da sentimenti e caratteri, ma abbracciati nella sconfitta.

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La storia intriga in modo particolare a causa della personalità dei due soggetti. Personalità strabordanti, dall’ego imponente, che è difficile contenere dentro la stessa giunta. C’è (anche) la legge violata ma non solo quello, c’è molto di più. Così come accadeva (appunto) nei western, le regole paiono come ostacoli da superare prima e recintare poi, entro i confini di un orgoglio smisurato.

” ‘Stai zitta. Se non sai prenderti le tue responsabilità, non dovevi accettare di fare l’assessore’. Quindi violare palesemente e consapevolmente ogni normativa di settore per favorire i propri compari significa prendersi le proprie responsabilità nel fare politica?”.

Così, si sfogava Angela Marcianò in una chat con Armando Neri, il 27 luglio del 2015, riportando anche un virgolettato poco signorile del primo cittadino.

Il 7 agosto invece, al termine di una conferenza stampa organizzata dall’amministrazione comunale per chiarire i contorni della vicenda Miramare, la chat torna ad essere il ring ideale all’interno del quale Falcomatà e Marcianò duellano.

“Mi sembra sia andata bene. Grazie per essere stati al mio fianco, compatti”,

il pensiero di Falcomatà dedicato alla sua giunta, accompagnato dall’emoticon della corona e della bandiera tedesca. La prima per rappresentare la ‘vittoria’ davanti ai giornalisti, o forse nei confronti proprio della Marcianò, identificata con una bandiera tedesca che richiamasse al soprannome ‘Anghela’, ovvero la cancelliera Angela Merkel.

“Una corona per ognuno di noi”, la risposta nella circostanza di Angela Marcianò, che di lasciare il trono a Falcomatà non voleva saperne.

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Se l’allora Assessore ai Lavori Pubblici era ‘Anghela’, il sindaco oggi sospeso veniva etichettato simpaticamente come ‘gran bello’. Questo il soprannome utilizzato dall’ing. Marcello Romano, leggendo le conversazioni in chat proprio con Angela Marcianò. ‘Minnie’ invece era, sempre secondo l’ing. Romano, l’allora segretario generale del Comune, Giovanna Acquaviva.

I protagonisti della vicenda hanno così (grazie alle 174 pagine delle motivazioni, che ricostruiscono chat, dialoghi e interazioni dell’epoca) anche tratti caricaturali, che ne aiutano a comprendere scelte e pensieri. Non c’è spazio per il ‘villain’ che solitamente fa da antagonista al supereroe della storia, nemmeno il ‘buono, brutto e cattivo’ per tornare a Sergio Leone. Falcomatà e Marcianò paiono come due lati della stessa medaglia, con la volontà di superare l’altro per affermare sè stessi.

Processo Miramare Falcomatà Neri

Capitolo finale o nuovo inizio ?

Il tempo appare per una volta sfumato e impercettibile: c’è un principio, una prosecuzione ma si fatica a intuire la fine. Non si è conclusa infatti nell’estate del 2015 la vicenda che ha messo al centro di frizioni e scontri l’Hotel Miramare e la sua assegnazione. Non si è conclusa con il defenestramento di Angela Marcianò dalla giunta nel 2017 e nemmeno con il processo. Non finirà probabilmente nemmeno con la recente sentenza, i ricorsi, i ritorni sulla scena politica.

Sarà anzi un nuovo inizio, con Falcomatà e Marcianò che prima o poi (a seconda di quello che deciderà la giustizia) torneranno nuovamente all’interno di Palazzo San Giorgio. Stavolta però in schieramenti diversi, stavolta con addosso armature differenti ad evidenziarne le dissonanze. Sarà una nuova storia, o forse un sequel, di quanto visto con il primo scontro.

Un duello che li ha visti perdere entrambi. Falcomatà spogliato dalla tanto agognata fascia tricolore, Marcianò privata della possibilità di combattere all’interno dell’ente comunale. Tutti e due condannati. Prima ancora che da un Tribunale, dall’impossibilità di superarsi a vicenda.

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