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Reggina: mister Ginestra il favorito, ma le sue dichiarazioni…

Il tecnico parla del contatto, dell'organizzazione, della costruzione di una squadra, dei ritardi

pallone campo

Una lunga intervista quella rilasciata dal tecnico Ciro Ginestra a TMW, all’interno della quale si parla anche di chiamate importanti dalla serie D (presumibilmente la Reggina), dell’importanza dell’organizzazione societaria, dei ritardi e di calciomercato. E’ indicato come il favorito a sedere sulla panchina degli amaranto, rispetto al casting effettuato da Claudio Lotito nei giorni scorsi. Di seguito riportiamo alcuni passaggi.

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Lo chiedo a lei da allenatore: non è un pò tardi non avere un tecnico al 6 di luglio?

“Assolutamente sì. Io credo che il calcio, al di là dell’aspetto societario, al di là dei calciatori, debba avere un’organizzazione per far funzionare le cose in maniera giusta. Perché poi sei al 6 di luglio e non hai neanche organizzato il ritiro diventa tutto più complicato, e poi chi paga è sempre magari l’allenatore, che perde due partite e viene mandato a casa. Si deve pensare bene a quello che si vuole fare durante la stagione, mettersi bene in mente quali sono gli obiettivi della società, del club, dei calciatori e dell’allenatore, perché tutto questo può portare dei vantaggi”.

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Anche perché comunque il non avere a oggi un allenatore implica dei ritardi anche nel mercato, a un tecnico credo si debba sempre chiedere cosa predilige.

“Anche per me le squadre si fanno così. È naturale che prima di scegliere dei calciatori bisogna scegliere l’allenatore, e in base a questo poi pian piano cresce tutto quello che è una squadra: non si tratta di nomi, ma di caratteristiche. Si parte dalle basi: il direttore e l’allenatore che parlano in un modo giusto per quanto riguarda la costruzione della squadra, il sistema di gioco, la funzionalità e i giocatori che devono avere a disposizione, e poi da lì tutto cresce, tutto nasce. Invece a volte si prendono prima i giocatori, poi gli allenatori: per questo motivo a volte diventa difficile anche per l’allenatore andare a lavorare. Il calcio, per me, va organizzato. Ci devono essere delle scale gerarchiche: presidente, vicepresidente, direttore generale, direttore sportivo, allenatore e sotto i calciatori. Poi ovviamente il calcio è imprevedibile come tutti gli sport: non sempre vince chi è organizzato, non sempre vince chi spende, non sempre vince chi nasce e parte per vincere. Però, secondo me, se crei delle basi le possibilità aumentano, le percentuali aumentano”.

Un’ultima domanda: ci sono ancora panchine libere anche in Serie C, si sta muovendo qualcosa intorno al suo nome?

“Sì, si è mosso qualcosa, ho avuto tanti contatti. Non c’è stata mai, però, la sensazione che potesse accadere magari qualcosa per andare a lavorare, quindi, aspetto. Ho avuto contatti con una società di D importante, vedremo come tutto si evolverà. È naturale che per me lavorare è una cosa seria, credo fortemente nell’organizzazione, credo fortemente nelle società dove si lavora in maniera seria, perché vengono fuori anche poi i valori sia sportivi che umani dell’allenatore e dei giocatori. Quindi, secondo me, l’organizzazione e il mettersi in condizioni di lavorare bene sono importanti”.

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