Reggina sul fango come sul velluto. Secondo noi, il migliore in campo…
Quella scenetta tra il direttore di gara e i due capitani
21 Settembre 2026 - 12:33 | di Michele Favano

L’acquazzone, il sopralluogo, la simpatica scenetta tra l’arbitro e i due capitani. Lancini invita il direttore di gara a far rimbalzare il pallone nelle zone più impantanate del terreno di gioco. Dall’altra parte il capitano della Vigor Lamezia, Sanzone, marca stretto l’arbitro affinché la partita si giochi. Al termine dei novanta e passa minuti, probabilmente il calciatore biancoverde se ne sarà pentito. Forse lo aveva già fatto alla fine della prima frazione. Perché nonostante un terreno di gioco già in condizioni complicate e ulteriormente appesantito dal diluvio abbattutosi su Lamezia, la Reggina ha sfoggiato una prestazione di altissimo livello.
Reggina, sul fango gioca come sul velluto
Una prova di forza? Troppo riduttivo. Incredibilmente soprattutto una prova di qualità. Gli amaranto hanno giocato sul fango del “D’Ippolito” quasi come se fossero sul velluto del Granillo. Le tre reti sono arrivate al termine di combinazioni di elevata fattura tecnica, con un dominio praticamente totale in ogni zona del campo. I gol sono stati tre, ma avrebbero potuto essere molti di più. E alla fine viene quasi naturale chiedersi: chi è stato il migliore in campo? La risposta è: tutti!
Lagonigro è stato quasi uno spettatore, ma quando chiamato in causa ha risposto con una grande parata sull’unico vero tiro in porta della Vigor. Davanti a lui Fazio, Lancini e Baldan si sono mossi con grande disinvoltura nonostante un terreno che avrebbe potuto mettere in difficoltà qualsiasi difensore. A destra Baggi è stato il solito motorino inesauribile. Corsa, attenzione e letture tattiche: per rendimento e capacità di interpretare il ruolo è certamente uno dei giocatori più interessanti visti a Reggio negli anni della Serie D.
A sinistra, su Toscano, c’è ormai poco da aggiungere. Prestazione dopo prestazione conferma qualità, personalità e una sorprendente continuità. Ha trovato anche la sua prima marcatura in amaranto. In mezzo al campo fa impressione Acquadro. Giganteggia, detta i tempi e domina la zona nevralgica del campo con una facilità quasi disarmante. Accanto a lui Abonckelet sembra correre per tre. Recupera palloni, accompagna l’azione, si inserisce e trova anche la porta. Bellissimo il secondo gol personale, altra dimostrazione delle sue capacità di attaccare gli spazi. E’ il capocannoniere con tre reti. E poi c’è Rossetti. Un giocatore che, per padronanza tecnica, personalità e qualità del passaggio, dà l’impressione di c’entrare poco con questa categoria.
Davanti Magrassi si sbatte, combatte su ogni pallone e aveva trovato anche la rete, poi annullata per una posizione giudicata irregolare. Jallow, invece, ha ancora bisogno di minuti per recuperare la condizione migliore. Ma basta osservarlo quando il pallone arriva tra i suoi piedi per comprendere quanto possa incidere. Tecnica, protezione della palla e qualità nelle giocate: caratteristiche che fanno pensare a un calciatore destinato a crescere nel tempo e a poter essere decisivo.
Ed è proprio questo il dato che emerge con maggiore forza dalla trasferta di Lamezia: scegliere un migliore in campo diventa quasi impossibile. La Reggina non ha semplicemente vinto. Lo ha fatto mostrando qualità tecnica, organizzazione e superiorità anche nelle condizioni che, sulla carta, avrebbero dovuto penalizzarla maggiormente.
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