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Ponte sullo Stretto, Renzo Piano critica il progetto: ‘Utopia ingegneristica e azzardo paesaggistico’

Il noto architetto ha espresso forti perplessità sull’attuale soluzione tecnica prevista, quella della campata unica da oltre 3,3 chilometri, destinata a diventare la più lunga al mondo: 'Meglio appoggiarsi al mare'

renzo piano

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del dibattito dopo le parole di Renzo Piano, che ha espresso forti perplessità sull’attuale soluzione tecnica prevista, quella della campata unica da oltre 3,3 chilometri, destinata a diventare la più lunga al mondo.

In un’intervista al Corriere della Sera, l’architetto e senatore a vita ha definito l’ipotesi della grande campata sospesa come “un’utopia ingegneristica e un azzardo paesaggistico”, suggerendo un approccio differente per collegare Calabria e Sicilia.

Secondo Piano, la sfida non dovrebbe essere quella di superare il mare con un’unica struttura da record, ma di valutare soluzioni capaci di integrare maggiormente l’opera con il territorio. “Meglio appoggiarsi al mare”, è il concetto espresso dall’architetto, secondo cui una soluzione con maggiori punti di sostegno potrebbe garantire un equilibrio diverso tra esigenze tecniche, sicurezza e impatto sul paesaggio.

Il nodo della campata unica

Il progetto attualmente sostenuto dal Governo e dal Ministero delle Infrastrutture prevede un ponte sospeso a campata unica, con due grandi torri sulle sponde di Calabria e Sicilia e senza piloni collocati direttamente nello Stretto.

Una scelta pensata per affrontare le caratteristiche particolarmente complesse dell’area: una zona ad alta sismicità, caratterizzata da forti venti, correnti marine e condizioni ambientali che rendono la realizzazione dell’opera una delle sfide ingegneristiche più impegnative al mondo.

Proprio su questo punto si concentra la critica di Piano, che non mette in discussione la possibilità di un collegamento stabile tra le due regioni, ma contesta l’impostazione basata sulla ricerca del primato mondiale della campata.

Per l’architetto genovese il collegamento tra Calabria e Sicilia resta una questione strategica, ma la progettazione dovrebbe partire dal rapporto con il territorio e dal rispetto delle caratteristiche dello Stretto, evitando di trasformare il record tecnico nell’obiettivo principale dell’opera.

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