Reggio, addio scarichi a mare: impianti hi-tech, rivoluzione a Gallico e Ravagnese
Presentato un piano da 145 milioni per depuratori e fogne, a Gallico oggi la consegna dei lavori. Cannizzaro: 'Vogliamo una città balneabile per reggini e turisti'
16 Luglio 2026 - 18:34 | Redazione

Un investimento senza precedenti per curare, una volta per tutte, le “ferite” ambientali che sfregiano il mare e il tessuto urbano del capoluogo. Se il grande piano da 145 milioni di euro per l’ATO 5 illustrato a Palazzo San Giorgio abbraccia l’intera Città Metropolitana, è guardando alla sola città di Reggio Calabria che si comprende la portata storica dell’intervento messo in campo dalla struttura del Commissario Straordinario Unico, On. Fabio Fatuzzo.
In apertura di conferenza stampa, le parole del sindaco Francesco Cannizzaro, che ha presentato gli interventi previsti sul territorio cittadino.
“Dopo la conferenza -ha esordito Cannizzaro- ci recheremo con Fatuzzo e Daffinà presso il depuratore di Gallico per consegnare ufficialmente i lavori alla ditta aggiudicatrice, che già da domani potrebbero iniziare i lavori.
L’intervento vale oltre 27 milioni di euro, di cui 18 sono destinati ai lavori. Sempre per l’area urbana di Reggio abbiamo il lotto di Concessa, un progetto di 10 milioni di euro. Posso tranquillamente annunciare che grazie a un’accelerazione di questi mesi la gara sarà avviata entro e non oltre il 31 dicembre”.
Cannizzaro ha proseguito evidenziando gli altri interventi previsti.
“Poi c’è il lotto di Ravagnese, il caso forse più emblematico per la vicinanza all’Aeroporto e per ciò che tutti sentiamo passando. Il progetto è suddiviso in due stralci: uno per il depuratore e uno per il ripristino della rete fogniaria. I progetti saranno presentati entro e non oltre il 3 agosto prossimo, quindi entro 15 giorni.
Il primo ha un costo di 34 milioni. Il lotto di Pellaro è un po’ più indietro, ma dal Commissario ho strappato un impegno: non si andrà entro il 31 dicembre, stesso discorso per il lotto di Ortì e per quello di Oliveto”, le parole del primo cittadino.
Il documento progettuale aggiornato al luglio 2026 fotografa una rete cittadina al collasso: sversamenti diretti in mare (Area Ferrovia, Piazza della Pace, Capannina), scarichi fognari abusivi allacciati ai torrenti (come l’Annunziata o il Caserta), tubazioni inadeguate ed elevata obsolescenza elettromeccanica.
La cura si articola su quattro macro-aree urbane, con un principio cardine: per far fronte alla natura “mista” delle fogne reggine (che uniscono acque nere e meteoriche), tutti i nuovi impianti saranno dimensionati per sopportare fino a 5 volte la portata nera di tempo secco, garantendo tenuta anche durante i nubifragi.
Ecco la mappa della rivoluzione urbana, quartiere per quartiere.

Il cuore urbano (Zona Centro e Ravagnese)
È l’intervento più massiccio, destinato a sanare gli scempi più visibili sul lungomare reggino. Il piano prevede una vera e propria caccia agli scarichi “bruti” non depurati nel quartiere Vito, nella fiumara Annunziata e in Via Cardinale.
La novità più attesa riguarda il litorale centrale: verrà posato un nuovo collettore su Via Marina Bassa per eliminare le ataviche problematiche di sversamento nella zona del Tempietto, mentre la tanto attesa attivazione e potenziamento della stazione di sollevamento “S3 TRIS” metterà finalmente la parola fine al famigerato scarico di Calamizzi.
Tutto il carico fognario del centro convoglierà al depuratore di Ravagnese, che subirà un maxi-adeguamento per arrivare a trattare le acque di ben 161.112 Abitanti Equivalenti (AE).
L’impianto sarà totalmente rinnovato all’interno del suo attuale perimetro: addio ai vecchi biodischi, spazio a diffusori a microbolle, comparti per il contenimento totale degli odori molesti e una mitigazione paesaggistica all’avanguardia con la realizzazione di un “tetto giardino” sulle coperture. Verranno realizzati 8,6 km di nuovi collettori e 14 nuovi impianti di sollevamento.
La rivoluzione a Nord (Gallico e Concessa)
Nella zona Nord la strategia è riequilibrare i carichi per salvare la costa. Attualmente il depuratore di Gallico è “strozzato” dai reflui che scendono dalle colline. Il progetto prevede di scollegare le frazioni alte (Arghillà, Salice, Rosali, Pettogallico e Villa San Giuseppe, per un totale di quasi 11.000 AE) e indirizzarle verso l’impianto collinare di Concessa, che sarà potenziato a 23.000 AE.
Questo alleggerimento consentirà di trasformare il depuratore di Gallico (dimensionato a 30.000 AE) in un fiore all’occhiello tecnologico. Per eliminare l’impatto sul centro abitato e sulla spiaggia, la struttura sarà interamente confinata in prefabbricati coperti in lega di alluminio, con aria deodorizzata.
La tecnologia di filtrazione passerà al sistema “MBR” (membrane a fibra cava), che abbatte quasi totalmente i batteri in spazi ridottissimi. La novità più importante? Niente più scarico sulla battigia. Verrà realizzata una condotta sottomarina in acciaio lunga 100 metri (di cui 66 posati in trincea sottomarina) dotata di 8 diffusori finali con valvole antiriflusso.
L’estensione a sud (Pellaro)
Per la zona di Pellaro e Bocale, il piano punta a estendere la rete dove oggi manca. Verranno collegati al depuratore i rioni di Curduma, Fossa della Manna e Capo Pellaro (con una nuova linea litoranea e due impianti di sollevamento).
Si interverrà anche sulla rete di Bocale Primo e Secondo per evitare i costanti sfiori intempestivi di liquami. Il depuratore di Pellaro verrà sottoposto a revamping per gestire una popolazione fluttuante che d’estate tocca i 38.011 AE. Anche qui, come a Ravagnese, si punterà sull’eliminazione degli odori e sull’integrazione architettonica tramite tetto giardino.
La razionalizzazione della “zona alta”
Un piano urbano completo non può dimenticare i rioni collinari. La parola d’ordine è “razionalizzazione”. Verranno dismessi gli impianti obsoleti di Armo, Cataforio e Paterriti (convogliando i liquami verso Ravagnese e Oliveto, quest’ultimo potenziato a 3.600 AE).
Saranno invece realizzati quattro depuratori “micro” di ultimissima generazione a bassissimo impatto per servire località isolate come Cerasì (500 AE), Podargoni (200 AE), Schindilifà (100 AE) e il blocco Arasì-Straorino (1.000 AE). L’impianto di Ortì verrà mantenuto e ammodernato per gestire 2.289 AE.
Una mole di interventi gigantesca che, dopo le fasi di progettazione (2020-2023) e le approvazioni in corso d’opera (2026), vedrà l’apertura materiale dei cantieri in città per traguardare l’obiettivo finale fissato al 2030.
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