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Arghillà, l’analisi di Un Mondo di Mondi: ‘Il ghetto non si rigenera, serve una nuova strategia abitativa’

L’associazione richiama gli studi di sociologia urbana e chiede al sindaco Cannizzaro un confronto sul futuro del quartiere: “La soluzione passa dalla mixité sociale e dall’equa dislocazione delle famiglie”

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Per affrontare e risolvere realmente un problema sociale complesso come quello del ghetto di Arghillà nord è indispensabile partire dalla conoscenza del fenomeno, attraverso le fonti scientifiche e un’analisi approfondita della sua storia.

È quanto sostiene l’associazione “Un Mondo di Mondi”, attraverso un documento firmato da Marino A. Giacomo, che richiama il filone degli studi di Sociologia Urbana sviluppato dagli anni Ottanta, in particolare quello del “neighborhood effect” (effetto vicinato), per analizzare la situazione del quartiere periferico di Reggio Calabria.

Il fenomeno del “neighborhood effect” e la concentrazione abitativa

Secondo l’associazione, Arghillà rappresenta un esempio locale della cosiddetta “patologia” della politica degli alloggi popolari, determinata dalla concentrazione in un unico luogo di un numero elevato di abitazioni popolari e, conseguentemente, di famiglie con reddito basso.

Il documento richiama diversi esempi italiani di quartieri caratterizzati da fenomeni analoghi, citando tra gli altri lo Zen di Palermo, Librino a Catania, Tor Bella Monaca e Corviale a Roma, Pioltello a Milano, i Caruggi di Genova e Pilastro a Bologna.

Secondo gli studi sociologici citati dall’associazione, tra cui quelli di Wilson, Sampson, Pugliese e Morlicchio, una concentrazione elevata di famiglie con condizioni economiche fragili e storie di emarginazione può generare condizioni strutturali di esclusione sociale.

“I servizi non possono sostituire il capitale sociale del quartiere”

Nel documento viene evidenziato come, secondo questa lettura sociologica, i quartieri caratterizzati da forte concentrazione di fragilità sociali possano sviluppare un capitale sociale impoverito.

“Il funzionamento normale di un quartiere urbano – sostiene l’associazione – dipende prima di tutto dalla qualità del capitale sociale degli abitanti”.

Secondo Un Mondo di Mondi, gli interventi pubblici, le attività delle forze dell’ordine e i progetti di rigenerazione urbana possono produrre effetti positivi ma temporanei, senza però riuscire a sostituire o ricostruire il capitale sociale interno al quartiere.

L’associazione sostiene quindi che la sola implementazione dei servizi non sarebbe sufficiente a superare la condizione di isolamento sociale.

La proposta: equa dislocazione abitativa e mixité sociale

Nel documento viene indicata come soluzione l’intervento sulla causa alla base della concentrazione abitativa, attraverso una politica di equa dislocazione delle famiglie in diversi quartieri della città.

Secondo questa impostazione, la redistribuzione degli alloggi popolari e la destinazione degli immobili di Arghillà ad altri utilizzi potrebbe favorire il passaggio da una situazione di concentrazione sociale a una condizione di mixité sociale, cioè di maggiore integrazione tra diverse fasce della popolazione.

La storia di Arghillà dagli anni Novanta a oggi

L’associazione ricostruisce poi la storia del quartiere, evidenziando come la realizzazione degli alloggi popolari dagli anni Novanta fino al 2010 avrebbe determinato un progressivo aumento della concentrazione di famiglie con redditi bassi e condizioni sociali fragili.

Secondo il documento, molti assegnatari avrebbero rifiutato gli alloggi percependo il rischio di isolamento del quartiere, mentre gli immobili non assegnati sarebbero stati successivamente occupati da famiglie prive di assegnazione, contribuendo ad aumentare il fenomeno della concentrazione abitativa.

L’associazione sottolinea inoltre che dal 2010 il Comune non avrebbe più proceduto ad assegnazioni di alloggi nel quartiere.

“Decine di milioni investiti senza risultati sufficienti”

Un altro elemento indicato nel documento riguarda i numerosi interventi di rigenerazione urbana realizzati negli ultimi anni dal Comune e dal Terzo Settore.

Secondo Un Mondo di Mondi, questi progetti, basati sull’idea della rigenerazione del quartiere attraverso il potenziamento dei servizi, non avrebbero prodotto risultati sufficienti nel superamento delle criticità strutturali di Arghillà.

L’associazione richiama anche l’esperienza dell’ex Polveriera, dove il Comune di Reggio Calabria avrebbe già sperimentato un percorso di equa dislocazione abitativa.

La richiesta al sindaco Cannizzaro

Nel documento finale, Marino A. Giacomo chiede al sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro di valutare questa analisi e di avviare un confronto diretto sul futuro di Arghillà nord.

Secondo l’associazione, un programma di redistribuzione abitativa potrebbe essere realizzato attraverso l’acquisto di alloggi nei diversi quartieri cittadini utilizzando specifici finanziamenti, con costi inferiori rispetto al mantenimento dell’attuale modello di interventi.

“Il programma di equa dislocazione abitativa per le famiglie di Arghillà nord – conclude il documento – è assolutamente realizzabile e sostenibile e consentirebbe di affrontare il problema in modo definitivo”.

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