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Reggio, tensioni nelle carceri. Continua la protesta dei detenuti al S. Pietro: la proposta dei Garanti

Dopo la protesta rumorosa dei detenuti a San Pietro e gli episodi di violenza ad Arghillà, intervengono i Garanti Russo e Aloisio

Reggio, tensioni nelle carceri. Continua la protesta dei detenuti al S. Pietro: la proposta dei Garanti

verona il presidente della provincia Miozzi in visita al carcere di Montorio foto: sartori fotoland


Le recenti proteste dei detenuti nel carcere di San Pietro e gli episodi di violenza registrati nell’istituto penitenziario di Arghillà riportano al centro dell’attenzione le condizioni delle carceri reggine.

Ai nostri microfoni, l’avv. Giovanna Francesca Russo, Garante regionale dei diritti delle persone detenute e coordinatrice nazionale del Forum dei Garanti regionali, e l’avv. Giuseppe Aloisio, Garante comunale di Reggio Calabria, si confrontano sul valore della legalità, della postura istituzionale e della funzione costituzionale della pena. E l’avv. Russo annuncia la proposta di un tavolo interistituzionale sulla tenuta democratica del sistema penitenziario.

Nei giorni scorsi, a San Pietro, i detenuti avevano manifestato il proprio disagio attraverso una protesta pacifica ma rumorosa, accompagnata da colpi ripetuti contro le sbarre. Una situazione che aveva portato all’attenzione delle istituzioni le condizioni di detenzione e le richieste della popolazione carceraria.

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Russo: “La violenza non può essere normalizzata”

Per la Garante regionale, la priorità è garantire la sicurezza senza trascurare i diritti fondamentali delle persone detenute.

“Ogni aggressione a un appartenente alla Polizia Penitenziaria è un fatto grave che merita una condanna ferma e inequivocabile. Agli operatori feriti e alle loro famiglie va la nostra vicinanza istituzionale”, afferma Russo.

La Garante sottolinea però la necessità di andare oltre la gestione delle singole emergenze.

“Non possiamo accettare che la violenza venga normalizzata. Né quella esercitata contro gli operatori, né quella che possa verificarsi tra persone detenute”.

Secondo l’avv. Russo, occorre individuare le cause delle tensioni e rafforzare gli strumenti di prevenzione, evitando che episodi di violenza e situazioni di disagio diventino parte della quotidianità penitenziaria.

“Non esistono diritti dei detenuti contro diritti degli agenti. Esistono obblighi dello Stato che devono essere adempiuti nei confronti di entrambi, secondo le rispettive posizioni giuridiche”.

Aloisio: “Fondamentale ascoltare le persone detenute”

Sulla necessità di un confronto costante interviene anche il Garante comunale Giuseppe Aloisio, che richiama l’attenzione sulle condizioni detentive, sull’accesso ai servizi e sulla tutela della salute.

“La prevenzione della violenza passa anche dalla capacità di evitare che le situazioni di disagio rimangano prive di ascolto e di risposte”.

Per Aloisio, il dialogo deve consentire ai detenuti di rappresentare le proprie difficoltà attraverso i canali previsti, senza condizionamenti e nel rispetto della sicurezza.

“La presenza dei Garanti può favorire la comprensione delle problematiche e contribuire a ricostruire un clima di fiducia, senza sostituirsi alle competenze dell’Amministrazione penitenziaria”.

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Carceri calabresi, verso un tavolo interistituzionale

L’elemento nuovo riguarda l’iniziativa annunciata dalla Garante regionale, che intende promuovere la convocazione di un tavolo interistituzionale sulla sicurezza degli istituti penitenziari calabresi e sulla funzione costituzionale della pena.

Un confronto che dovrebbe coinvolgere l’Amministrazione penitenziaria, le autorità competenti, i Garanti territoriali e le rappresentanze del personale.

“Non un ulteriore luogo di dichiarazioni, ma uno spazio di responsabilità condivisa nel quale esaminare criticità, modalità di prevenzione, tutela degli operatori, protezione delle persone vulnerabili e possibili strumenti di cooperazione”, spiega Russo.

La Garante esclude, inoltre, che gli episodi di Arghillà possano essere automaticamente ricondotti alla criminalità organizzata senza elementi concreti, ma richiama la necessità di prevenire eventuali forme di intimidazione e sopraffazione all’interno degli istituti.

L’obiettivo condiviso dai due Garanti è quello di trasformare le segnalazioni e le criticità in interventi concreti, rafforzando il dialogo tra istituzioni, personale penitenziario e detenuti.

“La sicurezza non è l’opposto della dignità. È una delle condizioni attraverso le quali la dignità può essere effettivamente garantita”, conclude Russo.

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