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Elezioni comunali a Reggio, centrosinistra K.O.: analisi di una batosta

Cosa ha portato a questo risultato? Il candidato, il programma, le liste? Piú probabile l'eredità di chi ha lasciato macerie politiche

falcomata battaglia

Una sconfitta. Pesante. Clamorosa. Per certi versi persino umiliante. Le ultime elezioni comunali di Reggio Calabria non possono che evidenziare un aspetto, chiaro a tutti. Da un lato un centrodestra dominante, dall’altro un centrosinistra in caduta libera.

La vittoria dell’on. Francesco Cannizzaro era nell’aria già da settimane, ma in pochi probabilmente avrebbero immaginato un distacco così netto nei confronti del principale competitor, Mimmo Battaglia.

I numeri certificano la portata del risultato: Cannizzaro ha conquistato Palazzo San Giorgio con il 65,68% dei consensi (69,52 con le liste), ottenendo una maggioranza larghissima in Consiglio comunale. Ventiquattro seggi al centrodestra, otto alle opposizioni. Un quadro che racconta non solo la forza del vincitore, ma anche la profondità della crisi del centrosinistra.

Più che il successo del centrodestra, prevedibile dopo dodici anni consecutivi di governo cittadino targato “Falcomatà”, colpisce la disfatta politica, comunicativa e strategica di una coalizione apparsa fin dall’inizio confusa, stanca e con poche idee.

Due piazze, due immagini opposte

Del resto, le immagini degli ultimi due comizi finali facevano comprendere il clima, anche ai più distratti.

Da una parte piazza De Nava, caratterizzata da una folla oceanica, tra bandiere, giovani pieni di entusiasmo ed energia. Una piazza già festante, trascinata da Cannizzaro, dall’ottimismo e soprattutto da una narrazione fatta di visioni e obiettivi ambiziosi. Idee magari difficili da concretizzare, visionarie per certi versi, ma pur sempre idee di futuro.

Dall’altra piazza Duomo. Applausi tiepidi, spazi vuoti, presenza giovanile apparsa molto più contenuta e soprattutto una percezione diffusa di rassegnazione. Una piazza che sembrava già consapevole della sconfitta imminente.

Il centrosinistra e gli errori di una campagna fragile

Il centrosinistra ha sbagliato quasi tutto. Dai contenuti alla comunicazione, fino alla strategia social.

Partiamo subito da un fatto: per il centrosinistra Francesco Cannizzaro era il candidato più difficile da battere in assoluto. Parliamo di un personaggio politico che nelle ultime tornate elettorali aveva già sfoderato i muscoli, con l’elezione di Giusy Princi prima e con l’elezione di Salvatore Cirillo dopo.

In entrambi i casi, e a distanza di non molti mesi l’una dall’altra, si è assistito a risultati importanti con record di preferenze, segnale chiaro della potenza elettorale di cui dispone Cannizzaro.

A questo si aggiunge un altro elemento: mentre a livello nazionale Forza Italia non vive una fase esaltante, a livello regionale il partito continua invece ad avere un peso rilevante. Una forza legata anche al ruolo dell’onorevole reggino, in tandem con il presidente Roberto Occhiuto. Tutto questo doveva già far presagire la difficoltà massima della competizione per il centrosinistra.

Le chance, dunque, erano poche in partenza.

Battaglia, terminale della sconfitta più che responsabile principale

Mimmetto Battaglia, persona perbene, elegante nei modi, politico esperto e stimato trasversalmente, dalle doti umane e istituzionali indiscusse, risultava comunque il candidato migliore da poter contrapporre.

Ciò che non ha funzionato, invece, è il modo in cui si è arrivati a questa data elettorale, il modo in cui si è presentata l’amministrazione uscente e ciò che questa ha lasciato in eredità a Battaglia.

In molti lo hanno percepito come un agnello sacrificale. Ha vinto le primarie con merito, certo. Ma non incarnava la rottura col passato, bensì la continuità amministrativa. Ed è stato proprio questo il problema.

Perché il malcontento in città era evidente, palpabile e diffuso. Continuare a rivendicare l’eredità amministrativa degli ultimi anni, anziché prendere le distanze dagli errori e mostrare la consapevolezza degli sbagli fatti, ha finito per allontanare ulteriormente i cittadini, anche quelli di sinistra, dal centrosinistra.

Battaglia è stato più il terminale della sconfitta che il suo principale responsabile.

Non ha perso solo Mimmo Battaglia. Ha perso l’idea che il centrosinistra potesse ripresentarsi alla città senza fare prima i conti con dodici anni di governo, con le sue luci, le sue ombre e le sue fratture interne.

Il nodo Falcomatà e l’eredità amministrativa

Il vero sconfitto, a nostro avviso, non è Battaglia, ma la precedente amministrazione, con l’ex sindaco Giuseppe Falcomatà in primis.

La sensazione, maturata negli ultimi mesi, è che Falcomatà abbia privilegiato la propria prospettiva politica regionale rispetto alla ricostruzione del centrosinistra in città. Le varie nomine negli staff, i cambi ai vertici delle partecipate, i continui rimpasti di giunta hanno accompagnato il suo approdo in Consiglio regionale, ma hanno lasciato dietro di sé una coalizione lacerata.

Se negli anni si è lavorato più a dividere che a unire, facendo passare diversi ex amici e alleati tra le fila dell’opposizione, questa continua emorragia di forze si è intensificata ancora di più in prossimità delle elezioni.

Tanti, troppi i nomi che da amici sono diventati nemici. Tanti, troppi quelli che, in prossimità delle elezioni, hanno cambiato schieramento: alcuni stoppati dallo stesso Cannizzaro, altri invece riuscendoci.

La comunicazione del “Noi e Loro” non ha funzionato

Fallimentare, poi, la comunicazione social costruita attorno alla narrazione del “Noi e Loro”, promossa dal consigliere regionale ed ex sindaco Giuseppe Falcomatà.

Una strategia che non ha fatto presa sui reggini. I continui post polemici, gli attacchi alla destra, il tentativo di riesumare contrapposizioni vecchie di oltre quindici anni non hanno convinto.

Il problema è stato soprattutto politico: quella comunicazione sembrava parlare agli elettori già convinti, senza intercettare davvero il disagio quotidiano della città. Riapriva vecchie fratture, mentre una parte consistente dell’elettorato chiedeva risposte concrete, servizi, opere, pulizia, strade, decoro e una prospettiva nuova.

La città oggi chiede futuro. Non più guerre ideologiche sul passato.

Ed è proprio Falcomatà, probabilmente, il vero sconfitto politico di questa tornata elettorale. Perché dopo dodici anni di amministrazione non solo non è riuscito a costruire un’eredità politica forte e credibile, ma ha sgretolato progressivamente la coalizione, perdendo anche il consenso interno tra diversi ex fedelissimi.

E l’elenco dei delusi, dentro e fuori il centrosinistra, è lunghissimo.

La distanza tra risultati rivendicati e percezione dei cittadini

Al netto dell’uscita dal piano di rientro finanziario del Comune – risultato importantissimo ottenuto dal centrosinistra – molti cittadini continuano, nel 2026, a percepire un peso fiscale elevato a fronte di servizi ritenuti insufficienti.

La percezione quotidiana, infatti, è quella di una città sporca, trascurata, piena di strade dissestate e con troppe “incompiute”.

Che fine hanno fatto il Parco Lineare Sud, il ponte sul Calopinace, il lido comunale? Perché il Tempietto non ha ancora un chiosco affidato?

Sono solo alcune delle domande semplici che i cittadini si pongono ogni giorno. Da anni.

Il centrodestra ha occupato lo spazio del futuro

Nel frattempo il centrodestra ha fatto esattamente l’opposto.

Ha puntato sui risultati concreti raggiunti negli ultimi anni grazie al lavoro parlamentare di Cannizzaro, agli emendamenti destinati alla città, al sostegno della Regione guidata da Occhiuto e ad una sinergia istituzionale che ha prodotto opere e investimenti visibili, ultimo in ordine di arrivo il nuovo terminal del “Tito Minniti”.

Il punto politico è tutto qui: mentre il centrosinistra provava a difendere il passato, il centrodestra ha occupato lo spazio del futuro.

Una narrazione costruita su opere, finanziamenti, infrastrutture, collegamenti, aeroporto, porto, sviluppo e grandi progetti. Una narrazione sicuramente ambiziosa, per alcuni aspetti anche difficile da trasformare in realtà, ma capace di parlare alla voglia di riscatto della città.

Ora serve una ricostruzione vera

Quella arrivata dalle urne non è solo una sconfitta elettorale. È una spallata politica violentissima ad un centrosinistra in frantumi e senza identità.

Spetta ora a Battaglia il difficile compito di restaurare e ricostruire dove altri hanno lasciato macerie politiche. Un compito complesso, che dovrà partire da una verità semplice: non si può ripartire facendo finta che nulla sia accaduto.

È arrivato il momento di un vero esame di coscienza. Una riflessione seria. Un’autocritica profonda.

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