Feste Mariane, giostre al Largo Botteghelle come nel ‘Far West’. È ora di cambiare – VIDEO
Ad ogni oscillazione un sospiro. Ad ogni "lancio" uno sguardo preoccupato. Era davvero questo il luogo più adatto? Le immagini parlano da sé
14 Settembre 2026 - 08:24 | di Vincenzo Comi
Che questo sia l’ultimo anno delle giostre per adulti al Largo Botteghelle. È l’auspicio, ma anche una richiesta di buon senso. Le istituzioni si mettano già da ora al lavoro per individuare una nuova area dove ospitare il Luna Park delle Festività Mariane del prossimo anno. Perché quello che si è visto nel 2026 non può più essere considerato normale.
Il tema non è la presenza delle giostre. Una città che festeggia la propria Patrona deve poter vivere anche momenti di svago, aggregazione e divertimento. Il problema è un altro. Ovvero la scelta della location e il modo in cui determinate attrazioni vengono inserite in un contesto urbano densamente abitato.
La fotografia simbolo di questa edizione è quella del “Super Frisbee“, una delle attrazioni installate al Botteghelle. Una giostra che lancia a grande velocità decine di persone a diversi metri di altezza, arrivando a sfiorare letteralmente un palazzo.

Le immagini, diffuse e condivise da tanti cittadini sui social, hanno lasciato molti increduli. Non per il movimento della giostra in sé, ma per la distanza minima dalle abitazioni.
Vedere giovani sospesi nel vuoto, con le gambe che arrivano a pochi centimetri da balconi e finestre, provoca inevitabilmente una domanda. Era davvero questo il luogo più adatto?
Ad ogni oscillazione un sospiro. Ad ogni “lancio” uno sguardo preoccupato. Non soltanto per chi sale sull’attrazione, ma anche per chi vive dentro quelle case.
Perché bisogna provare a mettersi nei panni di quei residenti. Cosa significa trascorrere una settimana, fino a tarda sera e spesso oltre, con una giostra praticamente davanti al proprio salotto? Significa convivere con urla, musica, rumori metallici, vibrazioni e, in questo caso, con la vista continua di decine di persone che passano davanti alle proprie finestre sospese in aria.
Una situazione difficile da accettare.
Il problema non sono solo rumori e disagi
Da anni i residenti del quartiere segnalano le criticità legate alla presenza del Luna Park al Largo Botteghelle. Baccano, urla, musica alta, difficoltà nel trovare parcheggio, camion delle giostre sotto casa, motori accesi e odori provenienti dagli stand alimentari. Tutto questo no stop, per sette giorni.
Ma oggi si aggiunge un tema ancora più importante, quello della sicurezza.
Non si parla soltanto dell’incolumità delle persone che utilizzano le attrazioni, ma anche della gestione generale degli spazi. Il Largo Botteghelle è un’area ristretta, circondata da edifici e strade strette. Le giostre sono installate una accanto all’altra, con spazi ridotti e margini di movimento limitati. Un Luna Park non può essere un “Far West” di regole e spazi adattati alla situazione del momento. Servono programmazione, valutazioni preventive e una collocazione adeguata.
Le Festività Mariane rappresentano un appuntamento identitario per Reggio Calabria. Proprio per questo meritano di essere organizzate con attenzione, evitando che una scelta logistica finisca per creare tensioni tra residenti, visitatori e operatori.
Dal 2027 serve una nuova area
Il sindaco Francesco Cannizzaro ha già annunciato la volontà di individuare una collocazione alternativa per il prossimo anno. Ed è un primo passo nella direzione giusta. Ora però serve una scelta definitiva. Non si può arrivare a settembre 2027 con lo stesso problema da affrontare all’ultimo momento.
Bisogna programmare per tempo, valutare aree più idonee, garantire sicurezza, accessibilità e rispetto per chi vive nei quartieri coinvolti.
Il Luna Park deve restare un momento di festa, non una fonte di preoccupazione.
Perché il divertimento non può prescindere dal buon senso. E dopo quello che si è visto quest’anno al Largo Botteghelle, forse è davvero arrivato il momento di dire basta. E di cambiare. I reggini, salvo ultime decisioni, possono solo incrociare le dita, perché quando una giostra sfiora le mura di un palazzo, il confine tra spettacolo e rischio diventa troppo sottile.
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