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Eleonora Geria torna in libreria con ‘La misura di tutto’: verità, colpa e segreti nel nuovo romanzo

Quando la verità diventa una bugia. Manipolazione e amicizie tossiche

Eleonora Geria e Sonia Bruganelli

Una notte che cambia tutto. Cinque amiche, una tragedia collettiva e una verità custodita per dieci anni, fino al momento in cui ogni certezza comincia a sgretolarsi. È questo il cuore di “La misura di tutto”, il nuovo romanzo di Eleonora Geria, pubblicato da La Corte Editore e disponibile in libreria dal 23 settembre 2026 scorso.

Dopo l’esordio con “Un senso di te“, proposto al Premio Strega 2024, Eleonora Geria torna con una storia che intreccia dramma psicologico, trauma storico, amicizia, manipolazione e senso di colpa, portando il lettore dentro una vicenda costruita sul fragile confine tra ciò che è accaduto e ciò che si sceglie di credere.

Londra 2005, una notte destinata a cambiare cinque vite

La storia prende forma nella Londra del 7 luglio 2005, il giorno degli attentati che sconvolsero la capitale britannica. Durante l’addio al nubilato di Cristina, la sua migliore amica Eloisa viene trovata priva di sensi nel bagno di un albergo. Poche ore dopo, le esplosioni nella metropolitana travolgono la città e finiscono per sovrapporre una tragedia privata a una ferita collettiva. Con il passare del tempo Eloisa racconta a Cristina di aver subito una violenza e di essere rimasta incinta. Cristina decide di crederle, di proteggerla e di costruire scelte importanti della propria vita attorno a quella versione dei fatti. Per dieci anni quella verità diventa una certezza. Poi, quando il matrimonio di Cristina è ormai terminato, un incontro casuale apre una crepa nel racconto che fino a quel momento sembrava inattaccabile. E quello che emerge non assume i contorni di una liberazione, ma di uno specchio nel quale diventa difficile continuare a guardarsi.

Eleonora Geria libro

Un romanzo sulla verità che scegliamo di raccontarci

In “La misura di tutto“, la verità non viene presentata come qualcosa di definitivo e assoluto. Diventa piuttosto una soglia, una versione, una storia ripetuta abbastanza a lungo da trasformarsi in qualcosa di credibile anche per chi la racconta. Il romanzo si muove così dentro alcuni dei meccanismi più complessi delle relazioni umane: i legami tossici, la corresponsabilità affettiva, il peso delle omissioni, la fragilità emotiva e l’autoinganno. Temi che non riguardano soltanto il rapporto di coppia, ma anche l’amicizia e quella forma di protezione che, in alcuni casi, può trasformarsi lentamente in complicità. La struttura narrativa accompagna il lettore verso una progressiva revisione degli eventi. Ciò che sembrava chiaro cambia significato, mentre le convinzioni costruite pagina dopo pagina vengono messe in discussione. Non soltanto, quindi, un romanzo basato sul colpo di scena, ma una storia che punta a coinvolgere il lettore sul piano emotivo e morale.

Eleonora Geria: “Volevo che il lettore si sentisse tradito”

È la stessa autrice a spiegare il meccanismo alla base del romanzo. “Ho voluto che il lettore si sentisse tradito, esattamente come la mia protagonista. Per questo ho lasciato ai miei personaggi le contraddizioni che di solito nascondiamo, non solo come espediente narrativo, ma perché è lì, nelle contraddizioni, che ci assomigliamo per davvero”.

Eleonora Geria mette così al centro della narrazione non personaggi perfetti, ma figure attraversate da dubbi, fragilità e zone d’ombra. “Se qualcuno, leggendo, riconoscerà qualcosa di scomodo o di non detto, sappia che non è una coincidenza: è la stessa contraddizione, alla stessa dose, che si porta dietro anche lui”.

“La misura di tutto” in libreria

Con il nuovo romanzo, Eleonora Geria prosegue il proprio percorso narrativo scegliendo ancora una volta di esplorare la parte più complessa delle relazioni e dei sentimenti. “La misura di tutto” è un romanzo che invita il lettore a prendere posizione per poi costringerlo a rimettere in discussione il proprio giudizio. Una storia di amicizia, segreti, protezione e tradimento nella quale la domanda centrale resta aperta fino alla fine: quanto della verità siamo realmente disposti ad accettare, quando rischia di cambiare l’immagine che abbiamo degli altri e soprattutto di noi stessi?

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