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Inchiesta sull’auto di servizio, Ranuccio attacca Occhiuto: ‘Nel 2025 si dimise, oggi sono ‘piccinerie’…’

Il consigliere regionale del Partito Democratico sulla possibile richiesta di rinvio a giudizio del governatore: "Il garantismo non può diventare un alibi per sottrarsi alle proprie contraddizioni politiche"

Occhiuto Ranuccio

La notizia della possibile richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, nell’ambito dell’inchiesta sull’utilizzo dell’auto di servizio, accende il confronto politico.

Dopo il video pubblicato questa mattina dal governatore, che ha ribadito la volontà di andare avanti e di chiarire la propria posizione, arriva la dura presa di posizione del consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Ranuccio, che mette in discussione la coerenza delle scelte politiche del presidente.

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Al centro delle critiche, il diverso atteggiamento assunto da Occhiuto rispetto al 2025, quando decise di dimettersi e ricandidarsi dopo aver ricevuto un avviso di garanzia.

Ranuccio: «Nel 2025 la Regione era paralizzata, oggi cosa è cambiato?»

«Ricordiamo tutti il reel con cui, nel 2025, Roberto Occhiuto annunciava le dimissioni e la ricandidatura sostenendo che, dopo l’avviso di garanzia, la macchina amministrativa regionale fosse ormai paralizzata. Oggi, davanti alla paventata richiesta di rinvio a giudizio per presunta truffa aggravata, come riportato dalla stampa, dichiara che andrà avanti. Presidente, cosa è cambiato? La macchina amministrativa non si blocca più? O le vere ragioni delle dimissioni erano altre?».

Ranuccio precisa di non voler mettere in discussione le garanzie riconosciute al presidente sul piano giudiziario, ma insiste sulla necessità di chiarire quella che considera una contraddizione politica.

«Nessuno mette in discussione la presunzione d’innocenza. Ma il garantismo non può diventare un alibi per sottrarsi alle proprie contraddizioni politiche».

Le critiche sulle parole di Occhiuto: «Definire piccinerie le contestazioni è sconcertante»

Il consigliere dem contesta anche il linguaggio utilizzato dal governatore nel video diffuso sui social, in particolare il riferimento alle «piccinerie» con cui Occhiuto ha definito la vicenda relativa all’utilizzo dell’auto di servizio.

«Ancora più sconcertante è il linguaggio utilizzato dal Presidente. Definire “piccinerie” contestazioni riguardanti il presunto utilizzo indebito di risorse pubbliche significa sminuire la serietà del lavoro della magistratura. Occhiuto ha tutto il diritto di difendersi, ma anche il dovere istituzionale di rispettare chi indaga».

Infine, Ranuccio si sofferma sull’affermazione con cui Occhiuto ha assicurato che non si farà fermare, chiedendo al presidente di chiarire a chi siano rivolte quelle parole.

«E quando afferma che “non si farà fermare”, a chi si riferisce? Chi vorrebbe fermarlo? Lo dica chiaramente. Non si può lasciare intendere che dietro un’iniziativa giudiziaria ci sia un disegno per ostacolare il Presidente della Regione e proseguire con la narrazione della vittima perennemente sotto assedio. I calabresi meritano di meglio».

Una presa di posizione che sposta il confronto sul piano politico, mentre resta da chiarire nelle sedi giudiziarie la vicenda relativa all’utilizzo dell’auto di servizio. Occhiuto, dal canto suo, ha respinto le contestazioni e ribadito di essere pronto a chiarire la propria posizione nell’eventuale udienza preliminare.

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