Marziale contro Vannacci: ‘La Calabria è terra che accoglie, non che caccia. La sua comunicazione alimenta odio’
L’ex Garante regionale dell’Infanzia interviene dopo la presenza del Generale a Reggio Calabria e affida ai social una riflessione sul tema dell’inclusione. “Tratti somatici, sessualità normale o anormale, ma che discorsi sono?”
24 Settembre 2026 - 15:51 | di Redazione

“Tratti somatici, sessualità normale o anormale, ma che discorsi sono?”. È da questa domanda che Antonio Marziale, già Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Calabria, parte per commentare la presenza di Roberto Vannacci a Reggio Calabria e il dibattito suscitato dai contenuti della sua comunicazione politica.
In un video pubblicato sui propri canali social, Marziale precisa di non voler affrontare la questione dal punto di vista politico, ma da quello sociologico e culturale. “Nell’anno del Signore 2026 – afferma – non parlo politicamente, parlo sociologicamente”.
Rivolgendosi direttamente al Generale, Marziale riconosce anche un aspetto personale del personaggio pubblico: “So che in queste ore lei è in Calabria ed è anche, tra le altre cose, un personaggio simpatico, devo dire la verità”. Ma subito dopo sposta l’attenzione sui temi legati alla diversità e all’identità.
“La Calabria è terra di grande solidarietà”
Nel suo intervento, l’ex Garante richiama la propria esperienza istituzionale maturata nei due mandati alla guida dell’Autorità regionale per l’infanzia e l’adolescenza.
“Sono stato il garante che ha individuato, formato e poi trasmesso al Tribunale il maggior numero di tutori per minori stranieri non accompagnati”, racconta Marziale. Un riferimento che utilizza per descrivere la Calabria come un territorio capace, secondo la sua visione, di offrire accoglienza a chi arriva da contesti difficili.
“Da noi chi viene con tratti somatici diversi alla deriva trova solidarietà”, afferma. Marziale poi cita il tema degli atleti italiani di origine straniera e fa riferimento alle dichiarazioni di Vannacci su Paola Egonu: “Lei ha detto che Paola Egonu quando ha vinto non è un esempio di italianità perché i tratti sono diversi, ma sta scherzando? Lei ha visto quanto bei giocatori bravi di colore abbiamo in nazionale”.
“La Calabria è terra che accoglie, non che discrimina”
Nel suo ragionamento, Marziale lega il tema dell’inclusione alla storia sociale della Calabria. “Io lo dico francamente, la Calabria è terra che accoglie, non è terra che caccia, non è terra che discrimina”, afferma.
Secondo l’ex Garante, una comunicazione politica che insiste sulle differenze può avere conseguenze sul piano sociale. “La sua comunicazione politica che gioca proprio sulla diversità in questo momento storico alimenta odio”, dichiara, aggiungendo però: “Certo magari non voluto da lei perché lei è un comunicatore d’assalto, un militare, però poi ci sono ricadute nella comunicazione. L’odio è uno dei primi elementi”.
“Ci chiamavano terroni, noi non discriminiamo”
Nel finale del suo intervento, Marziale richiama il passato migratorio dei calabresi e le discriminazioni subite nel tempo.
“Noi calabresi abbiamo imparato perché siamo un popolo di immigrati. Ci chiamavano terroni, abbiamo la pelle più scura di quelli che abitano al Nord, siamo diversi in tante cose e proprio perché noi nel tempo siamo stati discriminati, noi non discriminiamo”, afferma.
La conclusione è un messaggio rivolto alla società calabrese: “La lezione i calabresi, quelli seri, quelli con la testa a posto, l’hanno compresa. Il mio è un discorso sociologico, il suo messaggio qui non passa”.
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