Consiglio Regionale, Falcomatà: ‘Stop al part-time involontario per i lavoratori Arpal’
"Si utilizzi il tesoretto del Consiglio da 11 milioni per portare i dipendenti a 36 ore" così il consigliere regionale del Pd
05 Agosto 2026 - 16:52 | Comunicato Stampa

“La cultura del lavoro stabile e il contrasto fermo al lavoro nero e al precariato sono battaglie identitarie che il Partito Democratico porta avanti a ogni livello istituzionale. Per questo motivo, discutendo del bilancio di Arpal, non possiamo ignorare la condizione dei dipendenti dell’Agenzia, costretti a quello che i sindacati hanno giustamente ribattezzato ‘part-time involontario’. È un percorso di stabilizzazione che va assolutamente completato”.
Lo ha dichiarato il Consigliere regionale del Partito Democratico, Giuseppe Falcomatà, nel corso del suo intervento nell’odierna seduta del Consiglio Regionale.
La proposta per completare la stabilizzazione Arpal
“Come confermato anche in sede di Commissione Bilancio – spiega Falcomatà – per completare l’iter e portare il monte ore dei lavoratori di Arpal a 36 ore settimanali, è necessaria una copertura finanziaria di circa due milioni di euro. Da qui nasce la mia proposta, un ‘consiglio non richiesto’ rivolto all’assessore Calabrese: si valuti la possibilità tecnica di attingere al tesoretto di 11 milioni di euro che il Consiglio ha restituito oggi alla Giunta. Utilizziamo una minima parte di queste risorse per dare stabilità non solo giuridica, ma anche oraria ed economica, a chi lavora al servizio dell’ente che in Calabria si occupa di lavoro”.
I dati sul lavoro e lo spopolamento in Calabria
Nel corso del suo intervento, il Consigliere dem ha inquadrato la vertenza Arpal all’interno del più ampio e drammatico contesto socio-economico calabrese, richiamando le recenti rilevazioni della Banca d’Italia.
“Bankitalia ci invita a investire con urgenza sulle politiche attive del lavoro in una regione che sconta ritardi pesantissimi: abbiamo dati sulla disoccupazione che ci pongono 16 punti sotto la media nazionale e un tasso di attività fermo al 51,7%, contro il 67% del resto d’Italia. A pagare il prezzo di questa paralisi sono soprattutto le donne e i giovani, sistematicamente tagliati fuori dal mercato e da ogni prospettiva di crescita professionale. I dati di Banca d’Italia – incalza Falcomatà – non sono sondaggi di parte, ma proiezioni scientifiche che dovrebbero interrogare profondamente quest’Aula. Ci dicono che nel 2050 la Calabria, già sotto i due milioni di residenti, potrebbe perdere ulteriori 350mila abitanti. Questo significa rassegnarsi a vivere in una regione più piccola, più povera e prevalentemente anziana, con conseguenze devastanti: chiusura di attività commerciali, taglio agli uffici pubblici e diminuzione dei presidi sanitari”.
“Se vogliamo invertire questa rotta – ha concluso Falcomatà rivolgendosi ai banchi della Giunta – dobbiamo investire di più e meglio sulle politiche del lavoro. E il primo passo logico e irrinunciabile per farlo è investire sull’Agenzia preposta, l’Arpal, dando prima di tutto certezze, dignità e il giusto monte ore ai suoi lavoratori”.
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