Reggio, al GOM personale ridotto e turni massacranti: ‘Siamo stremati, come palline da ping pong’
Diverse segnalazioni arrivate a CityNow raccontano le difficoltà quotidiane del personale sanitario. Organici ridotti, carichi di lavoro crescenti e sostituzioni insufficienti
29 Ottobre 2026 - 12:23 | di Vincenzo Comi

«Mi sento una pallina da ping pong».
Bastano poche parole, pronunciate da un operatore socio-sanitario, per descrivere quello che accade ogni giorno all’interno del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. Una struttura nella quale medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale tecnico continuano a garantire l’assistenza ai pazienti, nonostante le difficoltà legate alla carenza di personale.
Le segnalazioni arrivate alla redazione di CityNow sono diverse e raccontano una situazione che merita attenzione. Professionisti costretti a sostenere ritmi di lavoro particolarmente intensi, turni impegnativi e responsabilità sempre maggiori. Il tutto con organici che, secondo le testimonianze raccolte, non sarebbero sufficienti a rispondere alle esigenze quotidiane dei reparti.
C’è chi racconta di tornare a casa stremato. Chi fatica a recuperare le energie tra un turno e l’altro. E chi, pur continuando a svolgere il proprio lavoro con professionalità, ammette di non riuscire più a garantire ai pazienti tutto il tempo e l’attenzione che vorrebbe loro dedicare.
Il problema, secondo quanto riferito, non sarebbe circoscritto a una singola unità operativa. Le difficoltà riguarderebbero diversi reparti del GOM, dove la riduzione del personale, i pensionamenti e le mancate sostituzioni stabili avrebbero progressivamente aumentato il carico di lavoro di chi resta in servizio.
Medici e infermieri sotto pressione: l’assistenza garantita con enormi sacrifici
Dalle testimonianze emerge una distinzione. Da una parte ci sono professionisti descritti come competenti, disponibili e attenti ai bisogni dei malati. Dall’altra, un’organizzazione che, secondo chi segnala le criticità, faticherebbe a garantire condizioni di lavoro adeguate.
A pagare le conseguenze, sia i dipendenti sia i pazienti.
Perché quando il personale è insufficiente non aumenta soltanto la fatica di chi lavora. Si riduce anche il tempo a disposizione per ogni malato, diventa più complicato gestire gli imprevisti e cresce la pressione su medici e infermieri chiamati a intervenire contemporaneamente su più necessità.
Organici ridotti e sostituzioni che non arrivano: il problema riguarda l’intero ospedale
Uno degli aspetti più ricorrenti nelle segnalazioni è quello delle sostituzioni.
Secondo quanto raccolto, le uscite di personale non sarebbero state compensate, in diversi casi, attraverso nuove assegnazioni sufficienti e stabili. Una condizione che avrebbe determinato un progressivo aumento delle attività a carico dei professionisti rimasti in servizio.
Non si parla soltanto di medici e infermieri, ma anche di operatori socio-sanitari e tecnici, figure indispensabili per il funzionamento dei reparti, degli ambulatori e dei servizi diagnostici.
E la carenza di una sola figura professionale può ripercuotersi sull’intera organizzazione. Le attività devono essere redistribuite, le urgenze hanno necessariamente la precedenza e diventa sempre più difficile mantenere un equilibrio tra le necessità assistenziali e il personale disponibile.
Il punto, dunque, non è mettere in discussione la professionalità degli operatori. È capire se il numero di dipendenti effettivamente presenti nei reparti sia adeguato al numero dei pazienti, ai posti letto attivi e alla complessità delle prestazioni erogate.
Il caso del GOM di Reggio Calabria: cosa prevede la programmazione del personale per il 2026?
Il Grande Ospedale Metropolitano ha un proprio documento di programmazione del personale, inserito nel Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) 2026-2028, approvato con la delibera numero 107 del 30 gennaio 2026.
Ed è proprio qui che emerge un elemento particolarmente significativo.
Nel documento aziendale viene individuata come priorità minima e inderogabile la copertura del turnover per gli anni 2025 e 2026, insieme al completamento delle procedure di reclutamento già avviate e delle stabilizzazioni del personale precario.
La programmazione contempla anche la possibilità di integrare gradualmente la dotazione organica, in relazione al potenziamento dei servizi e previa approvazione delle strutture regionali competenti. In altre parole, l’ospedale ha previsto interventi per sostituire il personale in uscita e per completare le assunzioni programmate.
Ma quanti di questi interventi sono stati concretamente realizzati? Quanti medici, infermieri, OSS e tecnici sono entrati in servizio nel corso del 2026? E soprattutto, quanti professionisti mancano oggi rispetto al fabbisogno necessario?
Più prestazioni e più ricoveri: il carico di lavoro del GOM continua a crescere
A rendere ancora più importante il tema degli organici sono i dati sull’attività assistenziale.
Nel gennaio 2026, la stessa direzione del GOM ha comunicato un incremento delle prestazioni e dei ricoveri registrato nel corso dell’anno precedente. I ricoveri ordinari sono passati da 16.015 nel 2024 a 16.576 nel 2025, con un aumento di 561 unità. Anche i ricoveri in Day Hospital sono cresciuti, passando da 6.325 a 6.853.
L’azienda ha inoltre segnalato un aumento del valore della produzione superiore a 16,5 milioni di euro, insieme all’attivazione di nuovi servizi e al potenziamento delle attività sanitarie. Numeri che testimoniano una crescita dell’attività ospedaliera, ma che pongono un’altra questione: all’aumento delle prestazioni è corrisposto un adeguato incremento del personale?
La richiesta di chiarezza: quanti professionisti mancano realmente?
Le segnalazioni raccolte da CityNow sollevano dunque una questione che va oltre il disagio dei singoli lavoratori. La carenza di personale, se confermata nei termini descritti, riguarda la capacità dell’ospedale di assicurare condizioni di lavoro sostenibili e un’assistenza adeguata alla popolazione.
Per questo sarebbe utile che la direzione del GOM rendesse noto il quadro aggiornato delle dotazioni organiche, specificando quanti medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici siano previsti, quanti siano effettivamente in servizio e quali siano le carenze nei singoli reparti.
Perché medici, infermieri e operatori continuano ogni giorno a fare la propria parte. Ma il loro impegno, per quanto importante, non può diventare l’unico strumento attraverso il quale compensare le difficoltà organizzative. Perchè il diritto alla salute dei pazienti passa anche dal diritto del personale sanitario a lavorare in condizioni adeguate.
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