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Reggio, turni massacranti al GOM. Azzarà e il caso del personale ‘imboscato’: ‘Basta privilegi, serve trasparenza’

Dopo la denuncia di CityNow, l'ex sindacalista punta l'attenzione sulle possibili assegnazioni improprie e chiede una verifica delle mansioni effettivamente svolte

Azzarà Ospedale Reggio

Le difficili condizioni di lavoro del personale del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, raccontate nei giorni scorsi da CityNow attraverso le testimonianze di medici, infermieri e operatori sanitari, continuano a far discutere.

Dopo il nostro articolo di denuncia, che ha acceso i riflettori su organici ridotti, turni massacranti e carichi di lavoro sempre più pesanti, arriva un nuovo intervento che allarga la riflessione sulle criticità dell’ospedale reggino.

A scrivere alla redazione di CityNow è Nuccio Azzarà, già segretario generale della UIL, che ha inviato un articolato contributo nel quale, pur riconoscendo la gravità delle difficoltà denunciate dai lavoratori, invita ad approfondire anche un altro aspetto: la gestione, la distribuzione e l’effettivo utilizzo del personale sanitario all’interno del GOM.

Secondo Azzarà, infatti, non basta chiedere nuove assunzioni. Occorre verificare quanti professionisti siano realmente impiegati nei reparti, quanti svolgano mansioni differenti e se esistano assegnazioni improprie che possano contribuire ad aggravare le condizioni di chi garantisce quotidianamente l’assistenza ai pazienti.

Una riflessione che chiama in causa la direzione ospedaliera, la politica e le organizzazioni sindacali, con una richiesta: fare piena chiarezza sull’organizzazione del personale del GOM.

Di seguito l’intervento integrale di Nuccio Azzarà:

Il grido d’allarme e di dolore contenuto nelle segnalazioni fatte pervenire alla redazione di CityNow e riprese da un attento ed interessante articolo a firma di Vincenzo Comi, hanno il merito di riaccendere i riflettori sulle condizioni di lavoro del personale del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria e sulle possibili ricadute negative correlate alla qualità dell’assistenza erogata dal nostro ospedale.

Medici, infermieri, operatori socio-sanitari e personale tecnico descrivono una situazione di crescente difficoltà, con turni particolarmente gravosi, carichi di lavoro elevati e il rischio concreto di un progressivo logoramento psicofisico degli operatori stessi. Non sarebbe serio sottovalutare queste testimonianze, infatti, chi lavora quotidianamente negli ospedali conosce bene le difficoltà delle Unità Operative e dei Servizi e il peso delle responsabilità assistenziali. Tuttavia, proprio perché il problema è serio, ritengo che non sia sufficiente fermarsi alla rappresentazione della sofferenza del personale e alla richiesta, ormai ricorrente, di nuove assunzioni. La questione deve essere affrontata indagando con oculatezza e competenza sulle cause piuttosto che sugli effetti e l’apparenza. La domanda che dobbiamo porci è semplice: il GOM di Reggio Calabria soffre esclusivamente di una carenza numerica di personale oppure esiste anche un problema di organizzazione, distribuzione e utilizzo delle risorse umane?  Sono due questioni differenti, che richiedono risposte differenti.

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IL NUMERO DEI DIPENDENTI NON RACCONTA TUTTA LA VERITÀ

Nel corso della mia esperienza alla guida della UIL ho sempre cercato di affrontare le problematiche della sanità andando oltre la denuncia degli effetti immediati, cercando di individuare le cause che li determinano e nonostante il tempo trascorso credo che il metodo debba ancora ritenersi valido ed indispensabile se si vuole veramente affrontare il problema seriamente. Quando si parla di carenza di personale, infatti, bisogna innanzitutto conoscere la reale consistenza degli organici e verificare come le risorse disponibili siano effettivamente utilizzate.

Al 31.12.2024 il numero di personale in servizio pubblicato nel PIAO del GOM 2025 – 2027 risultava essere il seguente: 253 medici – 47 dirigenti sanitari non medici – 1.066 personale non dirigente – 1 personale a t.d. – 16 dirigendi specializzandi – per un totale di 1383 unità.

Nel piano di fabbisogno figurano 54 infermieri – 62 OSS – 64 dirigenti medici.

Posti letto accreditati (dato 2023) 534 – Day Hospital 58  

Da questa prima visione dei dati non sembrerebbe insistere una marcata e eclatante carenza di personale se si tiene, altresì, conto che l’indice medio del personale inidoneo sul territorio nazionale equivale all’11,8%, mentre al GOM, dalle dichiarazioni del Presidente Occhiuto la percentuale del personale inidoneo sale al 19,30% se non di più – risulterebbero, inoltre (fatto gravissimo) ben 348 lavoratori del GOM (Dati Nurse 2024) sottratti parzialmente o totalmente dalle corsie.

Facciamo un esempio: se un ospedale dispone di 800 infermieri dobbiamo sapere quanti di quegli 800 professionisti dell’assistenza sono pienamente idonei alle mansioni assistenziali, quanti presentano limitazioni lavorative, quanti sono impiegati in attività diverse da quelle proprie del loro profilo professionale e quanti, infine, sono realmente disponibili nei reparti. Lo stesso ragionamento deve essere esteso ai medici, agli operatori socio-sanitari, ai tecnici e alle altre figure professionali. Non è una questione marginale. È il presupposto per comprendere se la dotazione organica sia realmente insufficiente oppure se una parte delle difficoltà derivi da un utilizzo non razionale del personale.

IL PERSONALE “IMBOSCATO O IMBUCATO”  (che non ha nulla a che vedere con il personale inidoneo): UNA QUESTIONE CHE NON PUÒ ESSERE IGNORATA

Esiste un altro aspetto che meriterebbe un approfondimento serio e trasparente, mi riferisco al personale sanitario che, pur essendo stato assunto per svolgere determinate attività professionali, viene stabilmente utilizzato in uffici, direzioni, servizi amministrativi o in altre funzioni non direttamente riconducibili al proprio profilo, determinando inesorabilmente il consolidamento di zona d’ombra relative a situazioni di comodo e privilegio nelle quali il personale professionalmente necessario ai reparti venga, invece,  progressivamente sottratto all’attività assistenziale senza una reale valutazione delle conseguenze. 

È proprio su questo terreno che bisogna avere il coraggio di intervenire. Anche la presenza di personale sanitario (vedi Operatore Socio Sanitario ) presso la Direzione sanitaria del Presidio Ospedaliero Riuniti, meriterebbe una ricognizione puntuale: quali professionalità sono assegnate? Quali mansioni svolgono? Quante sono le unità impiegate? Quali esigenze giustificano tali assegnazioni? Quel grido di dolore pretende trasparenza nell’impiego di risorse umane.

Il fenomeno che nel linguaggio comune viene definito del personale «imboscato» deve essere verificato attraverso dati, atti di assegnazione e mansioni effettivamente svolte, con Direzioni Generali capaci di resistere alle pressioni politiche e sindacali.

LA POLITICA E IL SINDACATO NON POSSONO LIMITARSI A RACCOGLIERE LAMENTELE

C’è infine una responsabilità che riguarda il sistema nel suo complesso, la politica, le direzioni aziendali e le organizzazioni sindacali le quali dovrebbero avere il dovere di affrontare questi problemi senza fermarsi alla rappresentazione delle difficoltà o addirittura peggiorando la situazione incrementando le quote di personale distratto dalle proprie funzioni di istituto, dando vita ad un vero e proprio dilagante fenomeno di malcostume. Soprattutto le OO.SS. non devono e non possono comodamente circoscrivere la loro azione ad una passiva ed opaca denuncia solo sulla carenza di personale chiedendo una salvifica, quanto generica assunzione di ulteriori operatori.

Bisogna intervenire anche sulle cattive abitudini organizzative che, nel tempo, possono essersi consolidate all’interno delle strutture sanitarie anche per carenza di titoli e requisiti specifichi necessari per poter svolgere delicate funzioni organizzative.

Quando l’organizzazione non funziona, quando le professionalità non vengono utilizzate correttamente, quando si tollerano assegnazioni non adeguatamente motivate e quando nessuno verifica l’effettiva distribuzione delle risorse, il risultato è inevitabilmente quello di caricare ulteriormente il personale che lavora nei reparti. E così si crea un paradosso ed il default di un’azienda, quando alcuni operatori sono sottoposti a turni massacranti rischiando il tracollo psicologico e fisico, mentre altri sono deliberatamente distolti dai propri doveri.

Se si vuole dare una risposta seria al personale che ha denunciato la insostenibile situazione assistenziale è necessario avere il coraggio di porre la seguente questione: SERVE UNA RICOGNIZIONE COMPLETA DEL PERSONALE DEL GOM nel pieno rispetto delle norme e dei contratti di lavoro. Per uscire dalle dichiarazioni di principio, ritengo indispensabile che la Direzione del Grande Ospedale Metropolitano renda disponibile un quadro aggiornato e analitico della situazione.

NON BASTA CHIEDERE NUOVO PERSONALE. BISOGNA ANCHE SAPER UTILIZZARE QUELLO CHE C’È.

Il personale sanitario non può continuare a essere il parafulmine delle inefficienze organizzative o di processi clientelari. Chi lavora nei reparti merita rispetto, condizioni di lavoro sostenibili e un’organizzazione capace di distribuire equamente responsabilità e carichi assistenziali. Ma anche i cittadini hanno diritto di sapere se le difficoltà della sanità dipendano esclusivamente dalla mancanza di risorse oppure, almeno in parte, da una gestione non adeguata di quelle esistenti. La sanità pubblica non si migliora soltanto aumentando gli organici. Si migliora anche eliminando gli illegali sprechi organizzativi, correggendo le assegnazioni improprie, valorizzando le professionalità e facendo funzionare correttamente le strutture.

È una battaglia che riguarda la qualità dell’assistenza, la dignità dei lavoratori e il diritto alla salute dei cittadini.

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