Sciopero generale, USB e AVS in piazza a Reggio: ‘Non si riesce più ad arrivare neanche a metà mese’ – VIDEO
Mobilitazione in tutta Italia contro l'economia di guerra e l'aumento del costo della vita. Da Piazza De Nava le voci di USB e AVS
30 Ottobre 2026 - 15:03 | di Eva Curatola

No alla guerra, al riarmo e al carovita. Anche Reggio Calabria è scesa in piazza oggi, venerdì 30 ottobre, per lo sciopero generale nazionale promosso dall’Unione Sindacale di Base (USB). Una giornata di mobilitazione che ha coinvolto studenti, lavoratori e cittadini, uniti dalla richiesta di maggiori investimenti per salari, istruzione, servizi pubblici e sostegno alle famiglie.
La manifestazione reggina, con appuntamento a Piazza De Nava, si è inserita in una protesta che ha attraversato l’Italia, da Milano a Roma, da Napoli a Palermo, coinvolgendo anche altre città calabresi.
Ai microfoni di CityNow, Giuseppe Marra di USB Calabria e il consigliere comunale Demetrio Delfino, esponente di Alleanza Verdi Sinistra, hanno spiegato le ragioni della protesta.
Dallo sciopero dei portuali alla protesta contro il carovita
La giornata del 30 ottobre assume anche una dimensione internazionale. In contemporanea con lo sciopero generale italiano, infatti, è stata organizzata una mobilitazione dei lavoratori portuali contro la guerra, il traffico di armi e la militarizzazione degli scali.
“La protesta di oggi è programmata da tempo, perché ricordo che oggi è la giornata internazionale di lotta dei portuali contro la guerra. Ci sono più di cento porti in tutto il mondo che oggi sono fermi per le lotte dei portuali che si rifiutano di movimentare le armi”, ha spiegato Giuseppe Marra.
Secondo quanto comunicato da USB, l’iniziativa internazionale ha coinvolto organizzazioni sindacali di diversi Paesi, con una mobilitazione annunciata in oltre cento scali portuali di 17 nazioni.
Ma il tema della guerra, per i manifestanti, è strettamente collegato alle difficoltà economiche che milioni di famiglie affrontano ogni giorno.
“Il no alla guerra nel nostro Paese si sposa chiaramente con un no al carovita, perché gli aumenti dei costi della benzina, gli aumenti dei costi dell’energia, gli aumenti che quotidianamente tutti noi paghiamo sono legati a queste guerre che ci sono nel mondo, alla cosiddetta economia di guerra”, ha sottolineato Marra.
“Non riusciamo più nemmeno ad arrivare a metà mese”
Il messaggio lanciato dalla piazza reggina riguarda soprattutto le condizioni economiche delle famiglie, alle prese con spese sempre più difficili da sostenere.
“Un tempo si diceva non riusciamo ad arrivare a fine mese, qua non riusciamo più manco ad arrivare a metà mese”.
Una frase che riassume il disagio denunciato durante la manifestazione e la richiesta di cambiare le priorità della spesa pubblica.
“Da queste piazze vogliamo lanciare un grido forte per dire no alla guerra, ma per dire che i soldi non devono essere investiti nelle armi, non devono essere investiti in opere che non portano nulla ai cittadini e al territorio, ma che devono essere destinati a risollevare una situazione che per tanti e tante ormai è veramente insostenibile”, ha dichiarato Marra.
Delfino (AVS): “La rabbia dei giovani non va condannata, ma sostenuta”
Tra i partecipanti alla mobilitazione anche il consigliere comunale Demetrio Delfino, di Alleanza Verdi Sinistra, che ha evidenziato soprattutto il significato della presenza degli studenti.
“Siamo accanto ai ragazzi che manifestano. Questo è un segnale importante perché la rabbia, il grido di allarme che questi ragazzi stanno lanciando non va condannato, ma va protetto, va supportato, perché stiamo parlando di vita quotidiana, di carovita, di scuola, di istruzione, di lavoro”.
Per Delfino, dunque, la partecipazione dei giovani rappresenta un segnale da ascoltare, perché porta al centro del dibattito pubblico questioni che riguardano direttamente il loro presente e il loro futuro.
Una protesta nazionale che chiede un cambio di priorità
La mobilitazione del 30 ottobre ha riunito rivendicazioni sindacali, istanze sociali e posizioni contrarie alle politiche di riarmo. Tra le richieste avanzate da USB figurano l’aumento di salari e pensioni, la riduzione dei costi energetici e maggiori risorse per i servizi pubblici.
La giornata di sciopero ha interessato sia il settore pubblico sia quello privato, con modalità ed esclusioni differenti a seconda dei comparti. Da Reggio Calabria, come dalle altre piazze italiane, il messaggio dei manifestanti è stato chiaro: meno risorse alle armi e più attenzione al costo della vita, al lavoro e ai diritti sociali.
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