Altre Sezioni

logo community

Niente pubblicità.
Nessun tracciamento.

ABBONATI ACCEDI

Reggina, bilancio umiliante: insieme ai risultati, persi rispetto, identità e credibilità

"Se davvero la proprietà vuole cedere, lo faccia subito, senza speculazioni. Senza giochi, senza ambiguità, senza perdere altro tempo"

Antonino Ballarino

C’è un momento, nella vita di ogni club, in cui le parole smettono di essere dichiarazioni e diventano alibi. Per la Reggina, quel momento è passato da un pezzo. Le frasi di circostanza hanno lasciato spazio a una realtà nuda, scomoda, impossibile da mascherare. Già dopo Acireale, quando Ballarino ha ammesso di aspettare un’offerta per cedere la società, non si è aperto uno spiraglio: si è chiusa una porta. Definitivamente. Era la resa, non l’inizio di qualcosa.

Tre anni di Serie D non sono un incidente. Sono una condanna sportiva maturata giorno dopo giorno, scelta dopo scelta, errore dopo errore. E il bilancio non è solo negativo: è umiliante. Non tanto (o non solo) per i risultati, ma per ciò che è stato consumato nel frattempo: identità, credibilità, rispetto. La maglia amaranto non incute più nulla. Non pesa. Non rappresenta più un confine invalicabile, ma un bersaglio facile. E questo è forse il fallimento più grave.

Leggi anche

Il paradosso è feroce: una squadra che un tempo veniva trattata con rispetto da chi il calcio lo dominava davvero, oggi è diventata terreno di scherno per realtà che fino a ieri non esistevano nemmeno sulla mappa calcistica. Campi improbabili, contesti precari, episodi grotteschi e violenti: essere presi letteralmente a “maschiate” a Milazzo, subire guerre a Paternò, vedere il nostro capitano colpito con una scopa a Sant’Agata. Assistere a selfie festosi delle squadre avversarie che rappresentano comuni di 500 abitanti sotto il settore ospiti dopo aver sbancato il Granillo, come turisti a Roma davanti al Colosseo, dove un tempo combattevano i gladiatori, non è più un’eccezione: è la normalità di una caduta verticale. E ogni episodio aggiunge un tassello a una verità che ormai non si può più ignorare: questa Reggina sembra non contare più niente.

E quando non conti più, perdi tutto. Non solo le partite. Perdi la voce, perdi il peso, perdi il rispetto degli altri e, cosa ancora più grave, perdi il controllo di te stesso.

L’appello, a questo punto, non è nemmeno più sportivo. È quasi esistenziale: serve qualcuno che metta fine a questo lento svuotamento. Non per rilanciare, ma prima ancora per fermare l’emorragia. Qualcuno che ci strappi da questa assuefazione alla mediocrità. Servono competenza, struttura, risorse, ma soprattutto serietà. Perché oggi la sensazione è che manchi tutto, tranne, purtroppo, le parole.

Parole che, paradossalmente, continuano a essere usate nel modo peggiore. La società attacca, si difende, minaccia esposti e ricorsi, scarica responsabilità. Tutto, tranne guardarsi dentro. I mea culpa sono quasi inesistenti, le autocritiche un tabù. Direttore sportivo intoccabile, strategie mai spiegate, un mercato caotico che in tre anni ha prodotto un esercito di quasi 90 giocatori senza logica né continuità. Novanta nomi, zero progetto.

E poi il campo, che è sempre il giudice più crudele. Una squadra che nei momenti clou si è dimostrata fragile e sterile, che ha perso quando contava di più, segnando poco e sbagliando troppo. Anche quando il campionato era alla portata, con una squadra che andrà in Serie C totalizzando meno di 70 punti.

Dentro questo quadro si inserisce anche la narrazione del tecnico, che spesso suona più come autodifesa che analisi. I numeri vengono usati a convenienza, le responsabilità scaricate — non sempre con eleganza — sul collega che ha guidato la squadra nelle prime giornate. Mai una responsabilità assunta fino in fondo. A differenza di quanto fatto l’anno scorso da Trocini nei confronti di Pergolizzi, oggi si rivendicano con orgoglio primati parziali, minimizzando sconfitte pesanti e abbassando l’asticella per rendere accettabile ciò che, in una piazza come questa — capace di salvarsi in Serie A partendo da -11 — non lo sarà mai.

Leggi anche

Perché il punto è proprio questo: la distanza tra ciò che la Reggina è stata e ciò che oggi viene raccontato. Una distanza che fa male. Che irrita. Che esaspera. Sentir parlare solo ora di limiti strutturali, di impossibilità di fare di più, mentre si gioca su campi indegni e si festeggiano primati effimeri, non è solo frustrante: è offensivo.

Anche il rapporto con l’esterno segue lo stesso schema. La critica non è mai stata accettata, ma percepita come un attacco. Il dissenso è sempre diventato un problema, non un segnale. E così si è creato un cortocircuito pericoloso: chi ama la Reggina e rifiuta questa mediocrità viene trattato come un nemico, al grido “chi è contro di me è contro la Reggina”. Quando in realtà è l’ultimo baluardo rimasto.

Perché la verità è che, mentre tutto si sgretola, i tifosi restano. Sempre. E sono forse l’unica cosa che questa gestione non è riuscita a rovinare. Presenze costanti, passione intatta, dignità mantenuta anche nella rabbia. Sono loro la misura del disastro: perché meritano infinitamente di più di uno spettacolo spesso indegno.

E proprio per questo, il tempo è finito. Non c’è più margine per errori, attese o tentennamenti. Se davvero la proprietà vuole cedere, lo faccia subito, senza speculazioni. Senza giochi, senza ambiguità, senza perdere altro tempo. Perché un quarto anno così non sarebbe solo un fallimento sportivo: sarebbe una resa definitiva.

Leggi anche

Oggi il declino è evidente, ma ancora reversibile. Domani potrebbe non esserlo più.

E allora sì, questa è una richiesta. Ma anche un avvertimento: la Reggina non può più permettersi di essere trattata così. Non può più essere lasciata in balia di chi non è stato in grado di proteggerla, rappresentarla, rispettarla.

Perché certe cadute fanno rumore. Ma le più gravi sono quelle che avvengono nel silenzio di chi ormai si è abituato a vedere tutto questo come normale.

Iscriviti al nostro Canale Whatsapp per restare sempre aggiornato con le ultime notizie

Non hai ancora scaricato
la nuova App di CityNow?