Tumori endocrini, il dott. Tromba: ‘Serve migliorare il nostro stile di vita’
Quali sono i fattori di rischio e i possibili risvolti per il futuro. Il dott. Tromba sull'aumento nel nostro Paese dei tumori endocrini
13 Novembre 2021 - 10:54 | Comunicato

Si è svolto il 20esimo congresso nazionale dell’AME, a cui ha portato i saluti Domenico Tromba, endocrinologo, segretario regionale AME e consigliere dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria. Abbiamo intervistato il dottore Tromba su un importante e attuale argomento: “L’aumento di comparsa nel nostro Paese di numerosi tumori endocrini”.
L’aumento dei tumori endocrini in Italia
“Negli ultimi cinquant’anni -spiega l’esperto endocrinologo- nei Paesi industrializzati, si è assistito a un incremento delle diagnosi dei tumori maligni al seno, alla prostata, al testicolo, all’ovaio e alla tiroide. Anche se molteplici fattori possono aver contribuito a questa tendenza, la rapidità con cui è avvenuto l’aumento rafforza l’ipotesi che sia determinata dall’esposizione a inquinanti ambientali, alcuni dei quali in grado di interferire con il sistema endocrino”.
Quali sono i fattori di rischio?
“Gli interferenti endocrini costituiscono un gruppo di sostanze eterogeneo. Parliamo -continua il dott. Tromba– principalmente di pesticidi, metalli pesanti, prodotti della combustione, di sintesi industriale o sostanze naturali (fitoestrogeni) che agiscono sostituendosi a un ormone, bloccandone i recettori o alterandone la sintesi e il trasporto ormonale.
I tumori purtroppo sono malattie complesse, le cui origini di rado possono essere ascritte a un’unica causa. Tra i diversi fattori -evidenzia il consigliere- quale causa di comparsa dei tumori dobbiamo ricordare, la combinazione di diverse sostanze e l’impatto degli stili di vita. Quanto al primo punto, i risultati di alcuni studi condotti su modello animale portano ad affermare che: “esponendo un organo a una miscela di interferenti endocrini, il rischio di ammalarsi di cancro aumenta”.
Il secondo, invece, apre un fronte più ampio.
“In molte aree considerate nello studio la popolazione vive in condizioni di svantaggio socioeconomico – prosegue l’ endocrinologo- queste determinano una scarsa conoscenza della prevenzione, l’adozione di stili di vita poco salutari e la scarsa adesione agli screening oncologici“.
Quale può essere il futuro?
“Nelle situazioni a maggior rischio ambientale -conclude il dott. Tromba– occorrerebbe integrare sempre le valutazioni sul contesto con i dati di biomonitoraggio: ovvero la misurazione degli interferenti endocrini nel sangue, nel siero e nel latte materno, ma quello che a mio avviso possiamo iniziare a fare tutti è migliorare il più possibile il nostro stile di vita e sperare che l’organizzazione mondiale della sanità continui a lavorare per cercare di ridurre tutte le altre concause”.
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