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Reggio, il mistero di Gaetano Crea. Davi: ‘Modalità mafiosa, qualcuno potrebbe parlare’

Il giornalista interviene a “Scomparsi”, su Fatti di Nera, e analizza il caso del 48enne di Rosalì sparito nel giugno 2023: “Il messaggio è inequivocabile”

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Una scomparsa improvvisa, un’automobile ritrovata sul lungomare di Catona e un mistero che resiste da oltre tre anni. Che fine ha fatto Gaetano Crea? Il 48enne di Rosalì, a Reggio Calabria, è scomparso il 19 giugno 2023 e da allora nessuno ha più avuto sue notizie. Una vicenda che continua a sollevare interrogativi e che è tornata al centro dell’attenzione nazionale nella puntata di “Scomparsi”, andata in onda mercoledì 28 ottobre sul canale 122 Fatti di Nera.

Tra gli ospiti della trasmissione, insieme a Hermes Carbone, Vincenzo Comi, Angelo Barraco e Michelangelo Morreale, anche Klaus Davi, giornalista che già nelle settimane successive alla scomparsa si era interessato al caso.

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Il mistero di Gaetano Crea, scomparso nel giugno 2023

Gaetano Crea lavorava per una società esterna impegnata nei servizi di pulizia ferroviaria a Reggio Calabria. Ultimo di quattro fratelli, conduceva una vita riservata ed era molto legato alla famiglia.

Il 19 giugno 2023 scompare improvvisamente. Il suo ultimo accesso a WhatsApp risale alle 15:36. L’automobile viene ritrovata parcheggiata davanti alla spiaggia di Marinella di Catona.

Le ricerche, condotte anche con l’impiego di sommozzatori e unità cinofile, non portano ad alcun risultato.

I familiari, che hanno sempre escluso la possibilità di un allontanamento volontario, arrivano a presentare una seconda denuncia per sequestro di persona.

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Klaus Davi: “La modalità della sparizione è mafiosa, il messaggio è inequivocabile”

Nel corso della trasmissione, Klaus Davi ha proposto una lettura precisa della vicenda, soffermandosi sul linguaggio e sulle modalità che, a suo giudizio, caratterizzano alcune sparizioni riconducibili alla criminalità organizzata.

“La modalità che risulta da quello che è emerso è una modalità di sparizione mafiosa, nel senso che si è voluto nascondere il cadavere nella peggiore tradizione del linguaggio mafioso. Ricordiamo che la mafia prima di ogni cosa è un linguaggio, una cultura negativa, ma comunque una cultura. E il messaggio è inequivocabile: la scelta e la modalità è mafiosa”.

Una valutazione netta, quella del giornalista, che resta tuttavia una sua interpretazione personale. Non esistono elementi pubblicamente accertati che consentano di stabilire la morte di Gaetano Crea o di ricondurre la sua scomparsa a un delitto di mafia.

Davi ha quindi richiamato l’attenzione sul contesto territoriale e lavorativo in cui viveva l’uomo.

“Lui lavorava alle ferrovie in un contesto, Reggio Calabria, che è stato oggetto di un’indagine solo sei mesi fa per infiltrazioni mafiose molto forti. Ci sono stati tanti arresti, diciamo un contesto ambientale non dei più tranquilli”.

Il riferimento è alle vicende giudiziarie che hanno interessato il territorio reggino e alle infiltrazioni criminali in determinati settori economici.

“Chi ha fatto una scelta così radicale voleva comunicare qualcosa”

Secondo Davi, nelle modalità della sparizione potrebbe nascondersi un messaggio rivolto a un determinato ambiente criminale.

“Io guardo il linguaggio, mi fermo a quello. Il linguaggio è: facciamo sparire il tuo corpo. Quindi deve essere qualcuno che ha dei moventi, dal suo punto di vista criminali, molto forti per fare una scelta così radicale. Se no perché la fai?”.

Il giornalista ha quindi approfondito la sua interpretazione.

“Si fa solo quando si vuole comunicare alla loro comunità interna che questa persona disturbava, che questa persona dava fastidio per qualche motivo. Può essere un motivo pubblico, magari si è messo a ostacolare delle dinamiche, non lo sappiamo, e quindi l’hanno voluto finire”.

Il riferimento alla lupara bianca e la speranza di una svolta

Davi ha poi richiamato alcuni precedenti legati alla storia della criminalità organizzata reggina, ricordando come esistano casi di lupara bianca rimasti senza risposte anche per molti anni.

Il giornalista ha fatto riferimento a una vicenda di scomparsa maturata nel contesto delle faide di ‘ndrangheta ad Archi, sottolineando come anche nei casi più complessi possa emergere, a distanza di tempo, un elemento capace di riaprire le indagini.

“Ci sono lupare bianche. Però non disperiamo, perché nel caso di Gaetano Crea, che attiene a tutt’altre motivazioni, certamente ci può essere un’intercettazione, una dichiarazione in carcere, qualcuno che dice qualcosa. È avvenuto”.

La speranza, dunque, è che possano arrivare nuove testimonianze, dichiarazioni o riscontri utili a ricostruire quanto accaduto. Nel suo intervento, Davi ha affrontato anche il tema dell’eventuale archiviazione di un’indagine, spiegando come questa non rappresenti necessariamente la fine della ricerca della verità.

“L’archiviazione è un modo per salvare l’indagine, perché se la porti avanti senza elementi perdi il processo. Invece, se l’archivi, la puoi riaprire”.

Una considerazione generale sulle possibilità di riprendere un’attività investigativa qualora emergano nuovi elementi, senza che ciò costituisca un aggiornamento sullo stato procedurale specifico del caso Crea.

L’appello finale di Davi: “Qualcuno parli, la comunicazione può aiutare a trovare la verità”

“Speriamo che all’interno di questo contesto ambientale qualcuno parli. Non disperiamo che questo accada”.

Il giornalista ha ricordato come, anche in altre vicende di criminalità organizzata, dichiarazioni e intercettazioni abbiano consentito di acquisire nuovi elementi, pur senza necessariamente arrivare a una soluzione definitiva.

Da qui il valore attribuito alla trasmissione e all’attenzione mediatica su un caso che rischia, con il passare del tempo, di essere dimenticato.

“La comunicazione serve a questo: parlare, parlare, in modo che poi la legge abbia elementi. Quindi programmi come questi servono, al di là del servizio che fate, anche a dare un aiuto a trovare la verità”.

È questo il messaggio con cui Klaus Davi ha concluso il suo intervento.

A oltre tre anni da quel 19 giugno 2023, il destino di Gaetano Crea rimane sconosciuto. Nessuna certezza su cosa sia realmente accaduto, nessuna risposta definitiva alle domande della famiglia.

Le parole di Davi riportano al centro del dibattito l’ipotesi di una sparizione legata a dinamiche criminali, ma soprattutto rilanciano un appello: chiunque sappia qualcosa, anche un dettaglio apparentemente insignificante, può contribuire alla ricerca della verità.

Perché dietro il mistero c’è una famiglia che continua ad attendere notizie di Gaetano.

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