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Reggio, il Csx si lecca le ferite: sospetti, veleni e la sfida del congresso Pd

Elezioni MetroCity: Falcomatà e il 'tradimento' a Nastasi, la mancata elezione di Caminiti, Comuni che hanno virato a destra e il prossimo congresso del Pd in riva allo Stretto. Diversi i nodi nel csx reggino

caminiti irto falco

La sconfitta era ampiamente prevista. I numeri, del resto, lasciavano pochi margini al centrosinistra. Ma il risultato delle elezioni per il rinnovo del Consiglio metropolitano di Reggio Calabria ha comunque lasciato strascichi all’interno della coalizione.

Il 10 a 4 ottenuto dal centrodestra ridisegna gli equilibri di Palazzo Alvaro e consegna al sindaco metropolitano Francesco Cannizzaro una maggioranza solida. Il vero dato politico, però, non riguarda soltanto la vittoria del centrodestra. A fare rumore sono soprattutto le tensioni silenti ma esistenti nel campo progressista, tra presunti accordi disattesi, voti mancanti e vecchie divisioni mai superate.

Il caso Nastasi e le scelte di Falcomatà

Uno dei temi più discussi riguarda la mancata candidatura del sindaco di Melito Porto Salvo, Tito Nastasi. Secondo quanto circolato negli ambienti del centrosinistra, l’ex sindaco di Reggio Calabria e oggi consigliere regionale Giuseppe Falcomatà avrebbe garantito nei mesi scorsi il proprio sostegno a Nastasi, appoggio utile per favorire l’elezione a Palazzo Alvaro dello stesso Nastasi.

Un appoggio che, sempre secondo le indiscrezioni, sarebbe poi venuto meno a favore del sindaco di Campo Calabro, Alessandro Repaci, risultato eletto nel nuovo Consiglio metropolitano. Un passaggio che avrebbe alimentato malumori e accuse di “tradimento” politico da parte di Falcomatà nei confronti del sindaco di Melito Porto Salvo e anche con il gruppo riferibile all’ex assessore comunale Alex Tripodi.

Il dato politico resta comunque evidente. Falcomatà continua a essere iscritto al Partito Democratico, ma in diverse occasioni ha sostenuto o contribuito all’elezione di esponenti provenienti da esperienze civiche e non direttamente riconducibili al gruppo dirigente dem.

Era accaduto alle elezioni comunali con Carmelo Romeo e Francesco Catalano. Adesso il copione si è ripetuto alla Metrocity con Repaci, sindaco di Campo Calabro non iscritto al Pd e sostenuto da Falcomatà alle elezioni metropolitane. Una strategia che apre interrogativi sul futuro politico dell’ex sindaco e sul suo rapporto con il PD, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche datate 2027.

I voti mancanti e il sospetto di franchi tiratori

A complicare ulteriormente il quadro sono i numeri raccolti dalla lista progressista. Nel centrosinistra cresce il sospetto che più di un amministratore non abbia votato i candidati della propria area politica.

Indiscrezioni fondate, provenienti da ambienti stessi del centrosinistra, parlano di possibili voti finiti al centrodestra e di una coalizione attraversata da veti incrociati, risentimenti personali e accordi territoriali.

Le situazioni più delicate sarebbero emerse non soltanto a Melito Porto Salvo, ma anche a Brancaleone, Bovalino e in altri Comuni della provincia. Il voto ponderato, per sua natura, rende più difficile individuare con certezza le singole scelte. Il risultato però, ad ascoltare analisi approfondite, ha rafforzato l’impressione di un centrosinistra poco compatto e incapace di muoversi con una linea comune.

Il senatore Nicola Irto, all’interno di una situazione generale poco fluida, è riuscito nell’intento: gli eletti Carmelo Versace e Vittoria Luciano infatti hanno potuto contare sul sostegno del segretario regionale dem, che non si è fatto ingarbugliare dalle trame fitte che spesso avvolgono il Pd reggino.

A proposito dell’ex sindaco metropolitano f.f., unico consigliere a guadagnarsi la doppia rielezione (Comune e Città Metropolitana) e unico consigliere della Metro City reggino, segnali concreti che confermano plasticamente come il lavoro svolto da Versace in questi anni è riuscito a non essere intaccato dalla debacle del centrosinistra.

Anche all’interno del Pd, nonostante la recente adesione ai dem (avvenuta a poche settimane dalle elezioni comunali) Versace è riuscito a guadagnarsi spazio e attenzioni all’interno del partito, con l’attenzione che adesso inevitabilmente si sposta al congresso cittadino dem dove Versace proverà a scalare ulteriormente le gerarchie.

Il congresso cittadino del PD e la partita delle tessere

Il prossimo appuntamento importante, nel percorso verso la ricostruzione dei dem, sarà il congresso cittadino del Partito Democratico di Reggio Calabria. Dopo la pesante sconfitta alle elezioni comunali in riva allo Stretto, il segretario regionale Nicola Irto aveva annunciato la necessità di un congresso straordinario, parlando di scelte radicali e di una ricostruzione profonda del partito.

Secondo quanto raccolto, il congresso potrebbe tenersi il 20 o il 27 settembre. Nelle prossime settimane è attesa la pubblicazione del regolamento, dovrebbero inoltre arrivare alcuni appelli alla partecipazione da parte di intellettuali, amministratori ed esponenti del centrosinistra.

Nelle intenzioni dello stesso Irto e di diverse anime dei dem, il congresso dovrà essere aperto, inclusivo e democratico. Un primo segnale di cambiamento e rottura con il passato, utile (oltre ad eleggere il nuovo segretario cittadino) a cambiare direzione e voltare pagina dopo la batosta subita alle elezioni.

Secondo indiscrezioni, nei giorni scorsi Falcomatà avrebbe riunito alcuni suoi fedelissimi provenienti dalle liste civiche, invitandoli a iscriversi al PD e procedere con i tesseramenti proprio in vista dell’appuntamento congressuale di settembre.

Comprensibile la volontà dell’ex sindaco di incidere direttamente sui futuri assetti del partito democratico reggino, in quello che è un ‘braccio di ferro invisibile’ che va avanti ormai da anni, tra alti e bassi, con il senatore e segretario regionale Nicola Irto.

Le dimissioni di Bonforte e il nodo della gestione interna

Meno di un mese fa, all’interno del Pd erano arrivate le dimissioni di Valeria Bonforte dalla carica di segretaria cittadina.

Nella sua lettera, Bonforte aveva definito quella delle comunali una “sonora sconfitta” e aveva criticato duramente la gestione interna del partito. Aveva parlato di personalismi, scarsa inclusività, incapacità di accettare opinioni differenti e attacchi rivolti anche alle donne presenti negli organismi dem.

Resta però un aspetto formale. Bonforte ha annunciato circa 20 giorni fa le proprie dimissioni, ma secondo la documentazione interna il suo mandato sarebbe già arrivato alla scadenza naturale un annofa. Un elemento che non modifica il valore politico della lettera, ma che conferma il ritardo accumulato dal partito nell’organizzazione del congresso cittadino, trasformando le ‘dimissioni’ di Bonforte in una scadenza naturale del mandato già avvenuta.

Il flop di Giusi Caminiti e le tensioni a Villa San Giovanni

Tra i risultati più pesanti per il centrosinistra c’è anche la mancata elezione alla MetroCity della sindaca di Villa San Giovanni, Giusi Caminiti.

La sua candidatura era sostenuta dall’area di Alleanza Verdi e Sinistra e da Casa Riformista. Nonostante l’indicazione arrivata dal leader Angelo Bonelli ed eseguita sul territorio dal consigliere comunale Demetrio Delfino, Caminiti anche se per un soffio è rimasta fuori dal Consiglio metropolitano.

Una battuta d’arresto che arriva a pochi mesi dal percorso di avvicinamento che porterà alle elezioni comunali di Villa San Giovanni, previste nella primavera del 2027. Caminiti ha già lasciato intendere di essere intenzionata a ricandidarsi, ma il quadro politico locale appare tutt’altro che sereno.

Nel centrosinistra villese le tensioni sono ormai evidenti e quasi fisiologiche essendo arrivati a scadenza di mandato. La mancata elezione alla Metrocity rischia di indebolire ulteriormente la sindaca che nei mesi scorsi ha sostituito sia il vice sindaco che il presidente della Commissione Territorio, strategica essendo il luogo deputato per le tematiche legate al Ponte sullo Stretto.

Il voto per il Consiglio metropolitano, che ha seguito il pesante ko alle comunali reggine, lascia dunque al centrosinistra più di una semplice sconfitta numerica. Restano sul tavolo fratture interne, alleanze fragili e una leadership locale ancora tutta da definire.

Il congresso cittadino del PD rappresenterà il primo vero banco di prova per capire se il campo progressista sarà in grado di ricostruire una linea comune o se prevarranno ancora personalismi, correnti e strategie contrapposte.

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